skip to Main Content

Travaglio

La guerra sciocca di Travaglio a Mattarella

Stranamente senza reazioni l’editoriale zeppo di corbellerie firmato da Marco Travaglio sul Fatto quotidiano contro il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella. I Graffi di Damato

 

Avevo messo da parte ieri un editoriale di Marco Travaglio sul Fatto Quotidiano contro “le corbellerie di Mattarella sulla guerra”, in Ucraina e dintorni, per la curiosità di verificare le reazioni. Curiosità superiore non allo stupore -perché ormai tutto è possibile vedere stampato da quelle parti- ma alla voglia di un commento negativo che sicuramente meritava ma poteva anche seguire il giorno dopo, come sto facendo col dizionario della lingua italiana di Giacomo Devoto e Giancarlo Oli pubblicato nel 1990 da Le Monnier e aperto a pagina 474. Dove per corbelleria si intende “grosso sproposito, sciocchezza, stupidaggine”. Sciocchezza e stupidaggine, naturalmente, da sciocco e stupido.

Poiché esiste ancora nel codice penale il reato di oltraggio e vilipendio al capo dello Stato, punibile da uno a cinque anni di carcere applicando l’articolo 278 al termine di un processo cui si può accedere solo con l’autorizzazione del Ministro della Giustizia, Travaglio potrebbe trovarsi nella condizione di doverne rispondere. Ma sconsiglierei Carlo Nordio dal fargli questo regalo pubblicitario semmai un procuratore della Repubblica dovesse chiederglielo. Sarei paradossalmente costretto a difenderlo persino per la libertà di stampa pur così scriteriatamente esercitata. Cinque anni di carcere, del resto, sarebbero pochi per punire la corbelleria – essa sì – di Travaglio commessa contestando le ottime ragioni politiche e storiche del richiamo di Mattarella alla paragonabilità dell’aggressione russa all’Ucraina alle avventure permesse a Hitler fra il 1938 e il 1939, propedeutiche allo scoppio della seconda guerra mondiale. Ragion per cui -ha detto Mattarella parlando in Portogallo- conviene continuare a difendere l’Ucraina e non darla vinta a Putin, che non si sa francamente se possa o debba essere paragonato più a Stalin che a Hitler, non per niente alleati nell’aggressione e spartizione della Polonia 84 anni fa.

“Con quali truppe” – ha chiesto Travaglio – Putin potrebbe fare quello che teme Mattarella, “visto che mantiene appena le posizioni nelle 5 regioni ucraine occupate?”. Eppure lo stesso Travaglio scrive ogni volta che gli capita del carattere velleitario, a dir poco, della resistenza degli ucraini, e degli occidentali che lo aiutano, alla soverchiante superiorità delle truppe russe. Alle quali sarebbe stato persino più umano arrendersi subito, piuttosto che subire tante perdite fisiche e materiali. Ah, la coerenza!

Ma la notizia, a questo punto, non è più l’attacco di Travaglio a Mattarella. E’ la sostanziale assenza di reazioni critiche, salvo un inciso polemico della rassegna stampa radicale di ieri. Un’assenza che, pur derivante anche dalla sopraggiunta guerra in Israele scatenata dai terroristi palestinesi di Hamas, raggela quanto hanno probabilmente raggelato Mattarella certi segnali di stanchezza o persino di paura che anche lui deve avere avvertito nel fronte euro-atlantico, tanto da lanciare un monito per niente sciocco e stupido.

Back To Top