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La Festa della Repubblica e le attese di cittadini e imprese

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Il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, ieri ha lanciato un appello all’unità nazionale. Ma l’unione delle forze politiche, in situazioni come queste, avrebbe bisogno di un collante ovvero di un governo capace di coagulare consenso politico serio. L’intervento di Paolo Longobardi, presidente onorario di Unimpresa

 

Il prodotto interno lordo italiano perderà almeno 10 punti percentuali nel 2020: la previsione del Fondo monetario internazionale per l’Italia indica meno 9,1 per cento; il governatore della Banca d’Italia, Ignazio Visco, nelle sue considerazioni finali di venerdì scorso, si è spinto a prevedere un crollo fino a meno 13 per cento. I numeri fanno paura e non solo quelli per il nostro Paese: sempre l’Fmi stima a meno 3 per cento la caduta del pil a livello globale e a meno 7,5 per cento quella dell’area euro. Questo è quello che ci troviamo davanti mentre probabilmente ci lasciamo alle spalle la pandemia da Covid-19.

Tanti – fra politici ed economisti – si sono affrettati a fare paragoni con quello che il mondo intero visse dopo il 1945. Tuttavia, i ricorsi storici non sempre aiutano e – come per la crisi sanitaria, sociale ed economica che stiamo affrontando – corrono il rischio di portarci fuori strada, sia per quanto riguarda l’analisi dei fatti sia per quanto riguarda le soluzioni da adottare. Eppure, il premier, Giuseppe Conte, non ha perso occasione, nelle numerose conferenze stampa in diretta Facebook, di richiamare il Secondo dopoguerra. Allora avevamo un paese intero da ricostruire dopo i bombardamenti, di fatto non c’era più nulla o comunque bisognava ripartire da zero.

Oggi, il quadro è devastante, ma differente. L’Italia è ancora oggi la seconda manifattura d’Europa e resta fra i grandi paesi su scala globale. Nonostante due o tre decenni di gestione dissennata delle finanze pubbliche, abbiamo qualcosa (e non poco) da cui ripartire. Penso alle nostre micro e piccole medie imprese, al cuore pulsante della nostra economia, quel made in Italy che, nonostante tutto, continua a essere apprezzato all’estero.

È agli imprenditori che il governo dovrebbe guardare. Come? Meno tasse, meno burocrazia, più investimenti statali in infrastrutture e grandi opere, più tagli alla spesa pubblica improduttiva. Due “meno” e due “più” è la ricetta che Unimpresa suggerisce per al verità già da qualche anno, quando il Coronavirus non si era ancora materializzato. E invece i decreti legge, a cui gli esperti di comunicazione di Palazzo Chigi hanno affibbiato nomi bislacchi, sono improntati all’assistenzialismo di bassa lega, con fondi arrivati in ritardo, fuori tempo massimo.

Il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, ieri ha lanciato un appello all’unità nazionale. L’invito del Capo dello Stato è pertinente, condivisibile. Ma l’unione delle forze politiche, in situazioni come queste, avrebbe bisogno di un collante ovvero di un governo capace di coagulare consenso politico serio e non like da social network, capace di offrire a tutti i partiti una visione sul futuro, capaci di garantire ai cittadini la sicurezza, capace di assicurare alle imprese le indispensabili misure economiche per ripartire dopo la sosta forzata. Le forze politiche, i cittadini, le imprese sono lì, aspettano. Il governo manca e si vede, oggi ancora di più nella Festa della Repubblica.

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