Mondo

La discesa agli inferi di Antonio Ingroia

di

Il Bloc Notes di Michele Magno

Quando ho letto che Antonio Ingroia è stato bloccato all’aeroporto parigino di Roissy perché in evidente stato di ebbrezza, ho pensato alla discesa agli inferi dell’ex star della magistratura siciliana che aveva elevato (insieme a Marco Travaglio e Michele Santoro) Ciancimino jr a “icona dell’antimafia”. Già leader di una lista intitolata “Rivoluzione civile” (un clamoroso flop elettorale), fu poi messo a capo da Rosario Crocetta di “Sicilia e-Servizi” (con esiti disastrosi per il funzionamento del web della regione).

La sua parabola è emblematica. Basta dare un’occhiata superficiale alla storia del nostro Paese per accorgersi che gli italiani fanno presto ad invaghirsi del Girolamo Savonarola di turno, e fanno anche presto a disfarsene. Alla fine del Quattrocento il frate domenicano si presentò al popolo fiorentino come il moralizzatore di una chiesa simoniaca e corrotta e di una società lasciva e viziosa, per fondare una “Nuova Gerusalemme” mondata dal vizio e dal peccato.

Conosciamo l’infausto destino a cui andò incontro il “profeta disarmato”, come lo definì Niccolò Machiavelli. Mi è venuto in mente questo tragico personaggio perché gli odierni “Piagnoni”, come si chiamavano i seguaci di Savonarola (ogni riferimento ai professionisti della lotta alla casta non è puramente casuale), tendono a schiacciare l’autonomia della politica confondendo etica pubblica e morale privata.

In altre parole, sono quanti escludono che il politicamente utile possa essere moralmente giusto se misurato con il metro di quell’etica pubblica che riguarda, appunto, la “salus rei publicae”, l’interesse generale contrapposto agli interessi particolaristici (beninteso, la “salute della patria” ha contenuti storicamente mutevoli, che danno sempre luogo a conflitti e interpretazioni divergenti).

Da noi, invece, l’appello all’etica continua ad essere usata come una clava per abbattere nemici e avversari, per trasformare i rei in peccatori e i peccatori in rei, per sublimare ogni ladro di galline in un incallito mafioso. Sono tempi bui.

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