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La chiusura dei social network in Sri Lanka? Rischio censura. Parola del prof. Floridi

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“In casi estremi, bloccare i social network, quando c’è il reale rischio che creino una escalation della violenza, può essere inevitabile. Nel caso dello Sri Lanka ho due riserve”. Parla il filosofo Luciano Floridi intervistato da Luca De Biase del Sole 24 Ore (qui l’articolo integrale)

Lo Sri Lanka chiude i social network per combattere le violenze conseguenti agli attacchi terroristici della scorsa settimana: gli osservatori si dividono tra chi applaude e chi grida alla censura. Gli Stati Uniti chiedono l’estradizione di Julian Assange, fondatore di Wikileaks: ci si chiede se sia un attacco alla libertà di espressione o un atto di controspionaggio. Facebook cerca timidamente di cominciare a pensare alla qualità dell’informazione che trasmette e a rispettare in qualche modo la privacy dei suoi utenti, dopo avere lavorato per anni senza tener in alcun conto né la prima né la seconda: gli esperti pensano che dovrebbe seguire regole più stringenti ma si dividono al momento di suggerirle. Il labirinto etico che si è sviluppato nel mondo della rete monopolizzata dalle grandi piattaforme sembra insolubile.

C’è bisogno di fare un salto culturale gigantesco. Che certamente non si compirà soltanto per via tecnologica o finanziaria. Anzi, proprio in un contesto storico dominato dall’esplosione delle opportunità offerte dalla tecnica, emerge il bisogno di una rinnovata consapevolezza umanistica. Luciano Floridi ci lavora da una vita. Una conversazione con il filosofo dell’informazione, nelle mitiche stanze dell’Exeter College di Oxford, è un’esperienza preziosa.

Anche il giudizio di Floridi sulla chiusura dei social network in Sri Lanka è da leggere: «In casi estremi, bloccare i social network, quando c’è il reale rischio che creino una escalation della violenza, può essere inevitabile. Nel caso dello Sri Lanka ho due riserve. Da un lato non è chiaro se il blackout serva: potrebbe essere una misura tardiva, esagerata, e inefficace. Dall’altro, doveva essere accompagnato dall’annuncio della sua durata: altrimenti si rischia di strumentalizzare una tragedia per fare censura». Nell’etica per l’ecosistema la difficoltà non è tanto sapere che cosa è giusto ma definire criteri che possano fare emergere ciò che è giusto in un contesto evolutivo complesso. La ricerca prosegue. E coinvolge tutti.

(estratto dal blog Nova di Luca De Biase; qui l’articolo integrale)

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