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La berlusconata di Berlusconi su Mattarella vista dai giornali

Conte Renzi

I Graffi di Damato

 

Sarebbe bello se Silvio Berlusconi – anziché “Re cidivo”, come lo ha raffigurato Stefano Rolli nella vignetta di prima pagina del Secolo XIX – chiudesse l’incidente, la gaffe, lo scivolone e quant’altro scusandosi esplicitamente con Sergio Mattarella. E non solo precisando di non averlo voluto “attaccare” quando ne ha praticamente reclamato le dimissioni in caso di approvazione della riforma presidenzialista della Costituzione proposta dal centrodestra, senza aspettare la fine del suo secondo mandato, nel 2029. “L’avvertimento”, ha titolato vistosamente il manifesto, come se stesse trattando una cronacaccia di mafia.

Più sobrio, graficamente e insolitamente, ma meno allusivo è il titolo dedicato alla vicenda dal Fatto Quotidiano in un richiamo di prima pagina: B. presidenzialista “licenzia” Mattarella. Il quale da Alghero, dove è in vacanza, è rimasto rigorosamente in silenzio, almeno sino al momento in cui scrivo, probabilmente compiaciuto della difesa, stima e quant’altro confermatagli da gran parte dei giornali e delle forze politiche, in fondo persino nel centrodestra, dopo la sortita berlusconiana. “L’uscita inspiegabile di Berlusconi su Mattarella gela la leader di Fdi che ha un piano per contenere gli alleati”, ha spiegato in un titolo di prima pagina Il Foglio riferendosi a Giorgia Meloni, quasi come la prima danneggiata dall’ex presidente del Consiglio.

In un altro titolo, sempre in prima pagina, il giornale fondato da Giuliano Ferrara tenta tuttavia una spiegazione dell’intervento a gamba tesa di Berlusconi nella campagna elettorale, dandole un carattere di “emergenza democratica” denunciato su Repubblica da Carlo Galli. Dice questo titolo del Foglio: “Veto Mattarella – Dietro all’’uscita del Cav. la paura di negoziare con il Quirinale la lista dei ministri”. Cioè, Berlusconi avrebbe cercato di intimidire il presidente della Repubblica temendone le resistenze alla lista dei ministri del centrodestra in caso di vittoria elettorale. Per essere o essere stato nella redazione fogliante “l’amor nostro”, non è molto il riguardo ottenuto da Berlusconi con una simile lettura della sua sortita contro Mattarella. Siamo un po’ all’”avvertimento” già ricordato del manifesto.

Certo, questa storia non sembra proprio destinata – in mancanza di scuse esplicite, ripeto, di Berlusconi – a riassorbirsi nei circa 40 giorni che ci separano dalle elezioni per il rinnovo delle Camere. Non si spegnerà facilmente il fuoco acceso, volente o nolente, dal Cavaliere. O “la bufera”, secondo il titolo del Corriere della Sera. O l’allarme lanciato più o meno maliziosamente dal segretario del Pd Enrico Letta e tradotto dalla Stampa in questo titolo virgolettato: “Berlusconi vuole il Quirinale”. Da qui anche “l’assalto al Colle” nel titolo di Repubblica.

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