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Vi racconto la tosta guerra di Milano al Coronavirus

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Milano è nella prima linea di questa guerra al Coronavirus. Sono state prese misure forti. La popolazione della città è preparata. Speriamo tutto ciò sia sufficiente. Il post di Peter Kruger che su Facebook sta seguendo e analizzando numeri e tendenze della pandemia da Coronavirus non solo in Italia

Si susseguono gli appelli, financo da illustri accademici, a smettere di fare interpolazioni e proiezioni, accusate di essere inutili, fuorvianti, addirittura pericolose (urca!).

Ora, che i dati dei decessi forniti dalla Protezione Civile siano una forte sottostima del dato reale, ne abbiamo parlato in abbondanza da giorni (e soprattutto ieri). Fatto sta che la Gompertz, forse non prevede il reale andamento dei decessi, ma sicuramente prevede molto bene le comunicazioni della Protezione Civile (fig. 1, previsione a sette giorni). Che dite?

Ovviamente, nessuno è così idiota da pensare che le interpolazioni possano prevedere l’andamento di lungo periodo di questa epidemia (troppi fattori in gioco, a partire dell’incertezza dei dati e dall’andamento delle regioni meno colpite, fino ad adesso…).

E, tuttavia, abbiamo mostrato, più e più volte, che queste analisi ci possono aiutare a capire come evolve l’epidemia da Coronavirus (pensate all’uscita dall’esponenziale due settimane fa) e, soprattutto, quali siano le tendenze. Ad esempio, oltre due settimane fa, dicemmo che i decessi sarebbero stati almeno 10 mila, suscitando le ire di tutti i sostenitori della linea “è tutto sotto controllo”, ed eccoci qui con 9116 decessi certificati (in realtà, sono almeno il doppio) ed una lunga e durissima strada ancora da percorrere. Cioè, se vengono ascoltate, queste analisi danno segnali operativi estremamente importanti. E, se non vengono ascoltate…

E io, poi, non sono un accademico e, quindi, posso permettermi anche di fregarmene degli appelli.

Rapide considerazioni della giornata:

– i decessi “reali” sono almeno il doppio di quelli riportati. Tuttavia, i trend di dettaglio “reali” che abbiamo visto in alcuni comuni (che danno valori fino a 6 volte superiori a quelli dichiarati) seguono abbastanza da vicino quello dei decessi “certificati”. Inoltre, osserviamo anche altri trend molto forti come la convergenza dei picchi di logistica e Gompertz (fig. 2) e il consolidamento del trend esponenziale del tasso di crescita relativo giornaliero (fig. 3).

– in altre parole, anche se i numeri delle previsioni sono chiaramente sottostimati, non è affatto da escludere che i trend possano essere piuttosto fedeli (inclusa la vicinanza di picco).

– Più nel dettaglio, il grosso dei decessi sta arrivando dalle province più colpite. E, qui, chiaramente si è in presenza di un rallentamento, testimoniato anche dai dati “reali” (con la significativa eccezione di Milano).

– Cosa può modificare sostanzialmente i trend a breve? Lo avete già capito: Milano. Fino ad ora, Milano ha contato, più o meno, come le altre province maggiormente colpite. La situazione pare essere già critica (non abbiamo molte notizie precise. Il Comune non parla. Per fortuna, lo fanno i milanesi). Tuttavia, Milano non è Bergamo. Ed è qui che si gioca il futuro di questa nostra bruttissima storia. Reggeranno le barriere messe a difesa della città?

– Ormai sappiamo che in gran parte delle altre province maggiormente colpite, le misure messe in campo sono state poco efficaci o tardive. In alcuni casi vediamo, addirittura, che, con mortalità dell’ordine del 1% e contagi superiori al 30% della popolazione, la frenata registrata potrebbe essere più dovuta alla saturazione del bacino potenziale di contagio che ad altre cause (una notizia potenzialmente bruttissima per il resto del paese).

– inutile dire che, se le barriere messe a difesa di Milano non dovessero reggere, questa epidemia raggiungerebbe una scala completamente nuova, tale da far tornare esponenziale anche l’andamento nazionale dei decessi.

– Milano non è Bergamo. E’ una delle maggiori aree metropolitane d’Europa. Abbiamo già visto come, a Madrid, i decessi sono andati da 0 a 2400 in meno di 20 giorni.

– Ma Milano non è neppure Madrid. Milano è nella prima linea di questa guerra da oltre un mese. Sono state prese misure forti (anche se tardive e, come sapete, a mio avviso, ancora troppo blande per contrastare una pandemia alle porte come questa). La popolazione della città, però, è preparata. Speriamo tutto ciò sia sufficiente.

I milanesi hanno davanti i giorni più difficili. Questo è il momento in cui il resto della nazione deve mostrare tutta la propria vicinanza e sostegno. Sarà un momento decisivo, anche per il resto del Paese.

Chi è religioso, preghi. E chi non lo è, come me, preghi lo stesso.

E io, dopotutto, sono nato a Milano. Ich bin ein Mailänder.

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