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Kais Saied, chi è (e cosa pensa) il nuovo presidente della Tunisia

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Tunisia

Saied ha conquistato un elettorato diverso e sparso in tutta la Tunisia, in particolare giovanissimi e delusi dalla politica. L’approfondimento di Giulia Cimini, dottore di ricerca in Studi Internazionali all’Università di Napoli L’Orientale, tratto da Affari Internazionali

Mentre dal Libano all’Iraq al Cile divampano le proteste contro il carovita e le élites politiche, si è da poco conclusa in Tunisia un’intensa stagione elettorale, che ha visto Kais Saied, un ‘uomo nuovo’, estraneo all’establishment politico, salire alla più alta carica dello Stato. Tra i due turni delle presidenziali, rispettivamente il 15 settembre e il 13 ottobre, i tunisini si sono recati alle urne anche per rinnovare il Parlamento, che si presenta diviso come mai finora.

Dopo anni di impopolare, seppur inevitabile, ‘politica del consenso’ tra élites, ancora una volta saranno necessarie grandi doti diplomatiche e compromessi per raggiungere un accordo capace non soltanto di formare una maggioranza, ma soprattutto di assicurarne la stabilità nel corso della legislatura.

Il nuovo presidente della Repubblica tunisina Kais Saied s’è insediato il 23 ottobre: 61 anni, professore di diritto costituzionale, figura per lo più sconosciuta al grande pubblico, Saied ha ottenuto una vittoria schiacciante, il 72,71 % dei voti, al ballottaggio contro il magnate dei media Nabil Karoui.

Martellante nel suo attaccamento al rispetto per la legge, Saied ha conquistato un elettorato diverso e sparso in tutto il Paese, in particolare giovanissimi e ‘delusi’ dalla politica, contando su una solida reputazione di integrità e incorruttibilità, estranea ai giochi di palazzo e a dinamiche clientelari.

Nel suo discorso di investitura davanti a Parlamento e alte cariche istituzionali, nonché a diverse rappresentanze diplomatiche e confessionali, il neoeletto presidente si è più volte rivolto direttamente ai tunisini, fulcro del suo progetto di società e Paese, che mira a riportare al centro il cittadino, in un più generale processo di decentralizzazione e incremento dei poteri locali con elementi di democrazia diretta.

Tra i passaggi più commuoventi e apprezzati, oltre all’enfasi posta sulla necessità di tornare a ‘sperare’, vanno citati l’omaggio ai martiri della rivoluzione, e alle forze di sicurezza, che più di altri sono state bersaglio degli attacchi terroristici di questi anni, la valorizzazione delle donne in campo economico e sociale e il ricordo del diritto del popolo palestinese a uno Stato.

Come diversi osservatori hanno giustamente indicato, è stato un discorso che si inserisce pienamente nella tradizione del riformismo tunisino, ma che rispecchia soprattutto lo spirito ‘rivoluzionario’ che Saied, in una veste nuova e composta, ha saputo incarnare e risvegliare, dopo anni di malcontento e disaffezione nei confronti di una classe politica ritenuta incapace di fare fronte alle sfide economiche del dopo dittatura, poiché arroccata nella torre d’avorio dei suoi privilegi.

(estratto di un articolo di Affari Internazionali: qui la versione integrale)

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