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Jacques Chirac, l’Andreotti francese dalle sette vite

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Jacques Chirac

Jacques Chirac è stato il rassembleur per eccellenza della politica francese. L’articolo di Daniele Meloni

La morte di Jacques Chirac chiude un periodo cruciale della storia politica della Francia nel ‘900, quella dei grandi partiti di massa e dei rassemblement. Già, perché Jacques Chirac è stato il rassembleur per eccellenza della politica francese, l’uomo dalle 7 vite, un Andreotti in salsa d’Oltralpe che ha vissuto da enarca, Primo Ministro, sindaco di Parigi (parigino tra i parigini) e, infine, due volte Presidente della République: prima coabitando con Lionel Jospin, e, successivamente, quasi per acclamazione per sbarrare la strada a Jean-Marie Le Pen e al Front National.

Nessuno ha incarnato la trasformazione del gollismo da movimento nazionalpopolare che interpretava la Francia più profonda a partito di massa dei ceti impiegatizi e amministrativi urbani quanto Jacques Chirac. Nel 1974 dopo avere vissuto in maniera quasi in presa diretta le sommosse algerine e il maggio ’68, si distinse per un clamoroso “volte-face” nei confronti del candidato ufficiale del partito gollista,  Jacques Chaban-Delmas schierandosi apertamente con il liberale Valéry Giscard d’Estaing. Una volta eletto, Giscard gli restituì il favore nominandolo Primo ministro. Ma la luna di miele tra il gollista parigino e il liberale nato in Germania durò ben poco. A causa dei continui dissensi tra i due, nell’agosto del 1976 Giscard sostituì Chirac con Raymond Barre, ponendo fine al suo premierato. Chirac non rimase con le mani in mano. Costituì il Rassemblement pour la République, primo partito di centrodestra post-gollista dai tratti liberalconservatori e, come nella tradizione della destra francese, anti-americani.

Ma fu François Mitterrand la sua vera nemesi. Nel 1981, sfidò Giscard e il leader socialista alle presidenziali, fallendo il ballottaggio. Se in quell’occasione la dispersione del voto di destra aiutò Mitterrand a essere eletto, la vittoria dei gollisti alle elezioni per l’Assemblea Legislativa del 1986, diedero alla Francia la cohabitation tra un presidente della repubblica di un partito, e un primo ministro di un’altra parte politica. La convivenza fu esplosiva. Nel 1988 Chirac si candidò per l’Eliseo sfidando Mitterrand e, nonostante l’appoggio del centrista Barre, finì battuto. Riuscì a essere eletto nel 1995 quando al posto del Presidente uscente il Parti Socialiste si affidò a Lionel Jospin.

I dodici anni di Chirac all’Eliseo furono marcati da una nuova cohabitation, questa volta a parti invertite, con Jospin a Palazzo Matignon. Chirac si contrassegnò per la riaffermazione dei valori nazionali, anche attraverso una maggiore assertività nel riproporre la Francia come potenza nucleare, come dimostrarono gli esperimenti condotti a Mururoa fortemente contrastati dalla sinistra francese. Quando la sua stella si stava appannando dopo i tanti anni al potere, alle presidenziali del 2002 lo chiracchismo si erse a difensore della patria e dei valori della repubblica contro l’avanzata di Jean-Marie Le Pen e dell’estrema destra del Front National. Al ballottaggio, Chirac ottenne oltre l’80% dei consensi, convogliando su di sé anche i voti dei socialisti e degli altri candidati di sinistra: sbarrare la strada a Le Pen era troppo importante anche per i suoi nemici politici storici. Nel 2003 entrò in rotta di collisione con il Presidente americano Bush e il premier britannico Blair per via della guerra in Iraq: insieme al Cancelliere tedesco Schroeder guidò il fronte dei contrari e si rifiutò di mandare l’armée in Iraq a fianco degli anglo-americani. Nel giro di 2 anni era ormai diventato l’idolo delle sinistre mondiali.

La fine della sua carriera politica quarantennale arrivò tra le notizie di scandalo per le assunzioni facili al comune di Parigi, le condanne comminate dai tribunali e la malattia dell’Alzheimer. Più di chiunque altro Jacques Chirac ha rappresentato pregi e difetti della politica francese nell’epoca post-gollista.

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