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Perché non è stato un trionfo in Israele per Zelensky

Ucraina

Che cosa è successo fra Zelensky e Israele dopo il discorso del presidente dell’Ucraina alla Knesset

 

Dopo la Knesset, Montecitorio in seduta comune di Camera e Senato. E dopo Israele, domenica, il passaggio italiano di martedì si prevede già come uno dei più contestati per il tour mondiale via Zoom di Volodymyr Zelensky.

I diciassette parlamentari degli ex 5Stelle di Alternativa C’è diserteranno la seduta. Andrea Colletti, ex grillino, oggi animatore del gruppo Alternativa, ne spiega le ragioni al CorSera: “Abbiamo deciso che non parteciperemo alle dichiarazioni di Draghi e Zelensky. Far parlare loro due non porta a nulla. Semmai avrebbe senso organizzare una conferenza di pace”. Serpeggiano malumori anche tra i Cinquestelle di stretta osservanza e tra diversi leghisti. Fra i senatori del Movimento hanno garantito la presenza circa una trentina su settantatre.

Qualcuno ha ufficializzato. Non ci sarà la grillina Enrica Segnari, né Matteo Dall’Osso, eletto con il M5s e poi transitato in Forza Italia: “Sono orientato a non esserci, si dà visibilità solo a una parte. Anche Vladimir Putin in Aula? Chi lo chiede fa bene!”. E neppure il senatore della Lega, Simone Pillon. Per Pillon “dovremmo essere tra i pochi privilegiati che dialogano con entrambe le parti, mentre così ci autolimitiamo”.

Distinguo, richieste di mediazione. E in forza di questo, rifiuto di ascoltare. Come accaduto domenica in Israele. Lì il diniego al presidente ucraino veniva dai comunisti. Boicottaggio annunciato, e messo in atto, dalla Joint List, coalizione formata dai partiti che rappresentano gli arabo-israeliani. La formazione è guidata dal Partito Hadash, la forma attuale del Partito Comunista Israeliano.

L’unico membro ebreo della coalizione, Ofer Kassif , ha spiegato la sua posizione sabato sera: “A differenza delle affermazioni che sentiamo nei media occidentali, e anche qui giorno e notte, che questa guerra è come la guerra dei Figli della Luce contro i Figli dell’Oscurità… ma non lo è. Per anni ci sono stati crimini contro la minoranza russa in Ucraina”.

Il presidente dell’Ucraina ha già ricevuto paragoni con Churchill grazie ai suoi discorsi ai parlamenti – Uk, Ue, Usa, Germania – ma proprio alla Knesset di Israele pare avere commesso un errore fatale. Ha ripetutamente invocato l’Olocausto e ha criticato Israele per non aver armato il suo Paese per difendersi da una “soluzione finale” russa del suo popolo. E ha aggiunto: l’Ucraina e Israele affrontano la stessa minaccia dei rispettivi nemici, “la distruzione totale del nostro popolo, del nostro stato, della nostra cultura, persino del nome, Ucraina, Israele”.

Zelensky, come noto, è l’unico capo di Stato ebreo al mondo fuori da Israele. Ha perso parenti stretti, vittime dell’Olocausto. Sa bene quanto il paragone tra una guerra e la Shoah risulti irricevibile per un ebreo. Ha infatti attirato critiche.

“Apprezzo il presidente dell’Ucraina e sostengo il popolo ucraino nel cuore e nelle azioni, ma è impossibile riscrivere la terribile storia dell’Olocausto”, ha twittato il ministro delle Comunicazioni Yoaz Hendel. “Il genocidio è stato commesso anche sul suolo ucraino. La guerra è terribile, ma il confronto con gli orrori dell’Olocausto e la soluzione finale è scandaloso”.

L’ex ministro del governo, Yuval Steinitz, ora deputato del Likud, è arrivato al punto di dire: “Se il discorso di Zelensky fosse stato pronunciato in tempi normali, non bellici, avremmo detto che rasentava la negazione dell’Olocausto… Ogni confronto tra una guerra regolare, per quanto difficile possa essere, e lo sterminio di milioni di ebrei nelle camere a gas nel quadro della Soluzione Finale, è una totale distorsione della storia”.

Il primo ministro Naftali Bennett questa mattina (lunedì) in un’intervista con Ynet, ha ammesso: “Il suo Paese e il suo popolo sono sotto una guerra molto difficile. Molte centinaia di morti, milioni di rifugiati. Non riesco a immaginare cosa significhi essere nei suoi panni”. Tuttavia ha chiarito: “Personalmente credo che l’Olocausto non debba essere paragonato”.

Rispetto al capitolo armi e sanzioni, Bennett ha ricordato che “in questa fase Israele è più interessato alle azioni pratiche che possono aiutare i cittadini ucraini. Fin dall’inizio in cui abbiamo inviato aerei con tonnellate di attrezzature mediche e medicine”. “Aiutiamo in molti modi – ha aggiunto – anche negli sforzi di mediazione, quindi i cittadini di Israele dovrebbero assolutamente essere orgogliosi”.

Bennett ha incontrato direttamente Vladimir Putin dopo l’invasione. La sua azione di mediazione è guardata con scetticismo. Ma rimane. In un delicato equilibrismo con una Mosca essenziale per Israele. Specie ora con la partita sul nucleare iraniano. Continua ad ascoltare Zelensky, nonostante le sue richieste che per Gerusalemme risultano impossibili da assecondare. Nonostante un urticante paragone tra guerra e Olocausto per un Bennett ebreo osservante.

Ma ascolta. Esercizio che in altri consessi, alcuni parlamentari sembrano rifiutare preventivamente.

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