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Iran: proteste per il crollo del rial si trasformano in sfida al regime

In Iran proteste scoppiate per il crollo del rial e l'inflazione al 50% si sono diffuse da Teheran a molte città, evolvendosi in contestazione politica al regime, con il governo che promette dialogo ma non rinuncia alla repressione.

In Iran è in corso una nuova ondata di proteste, la più significativa dal 2022, partita dai mercati di Teheran e rapidamente diffusasi in molte città del Paese.

Commercianti, studenti e cittadini comuni sono scesi in strada per denunciare l’inflazione alle stelle e il crollo del rial, ma le manifestazioni stanno assumendo sempre più una dimensione politica, con slogan che mettono direttamente in discussione il sistema della Repubblica Islamica.

Il governo del presidente Masoud Pezeshkian (nella foto) ha risposto con aperture al dialogo e promesse di riforme, senza però rinunciare alla repressione.

Sullo sfondo, le sanzioni internazionali e le tensioni con Stati Uniti e Israele complicano ulteriormente un quadro già critico.

I MOTIVI DELLE PROTESTE IN IRAN

Tutto è iniziato domenica scorsa nel Gran Bazar di Teheran, quando i commercianti hanno chiuso i negozi per protestare contro il crollo record del rial iraniano.

Come riporta la BBC, in poche ore le manifestazioni si sono estese ad altre città – tra cui Karaj, Hamedan, Qeshm, Isfahan, Kermanshah, Shiraz e Yazd – con la polizia che ha usato gas lacrimogeni per disperdere la folla.

Deutsche Welle sottolinea l’importanza simbolica del coinvolgimento dei bazar, storicamente pilastro del sistema, che rappresentano oggi un segnale di allarme per il regime.

Martedì, secondo Al Jazeera, gli studenti universitari sono entrati in scena in modo massiccio: proteste si sono registrate in almeno dieci atenei, di cui sette nella sola capitale.

Quello che era nato come un malcontento economico si è presto trasformato in qualcosa di più ampio. Come scrive ABC News, accanto ai cori contro i prezzi alle stelle sono apparsi slogan come “Morte al dittatore” – chiaro riferimento alla Guida Suprema Ali Khamenei.

Il New York Times descrive scene di studenti che urlano “Non abbiate paura, siamo tutti insieme”, mentre il Guardian riporta il ritornello “Azadi” (libertà).

Queste proteste, le più vaste dal movimento scoppiato dopo la morte di Mahsa Amini, la studentessa curda trucidata nel 2022 dalla polizia morale perché mal velata, uniscono generazioni e classi sociali diverse.

CHE COSA SUCCEDE ALL’ECONOMIA IRANIANA

L’Iran attraversa una delle fasi economiche più difficili della sua storia.

Il rial ha perso quasi la metà del suo valore, arrivando a una valutazione intorno ai 1,4 milioni per dollaro rispetto agli 820.000 di un anno fa, come documenta Reuters.

L’inflazione viaggia intorno al 50%, con i generi alimentari cresciuti del 72% e i farmaci aumentati del 50% rispetto al 2024. Un salario medio mensile vale oggi poco più di 100 dollari, insufficiente per coprire anche le necessità più basilari in un Paese fortemente dipendente dalle importazioni.

Le sanzioni occidentali, reintrodotte a settembre dalle Nazioni Unite dopo la guerra lampo con Israele, hanno aggravato una situazione già compromessa da decenni di embarghi.

Come spiega il Nyt, la volatilità della moneta blocca il commercio di beni durevoli come oro, auto ed elettronica, costringendo le famiglie a rinunciare prima ai beni superflui, poi all’istruzione e alla salute, pur di mettere qualcosa in tavola.

La CNN aggiunge altri elementi di crisi: blackout elettrici frequenti, una siccità che ha colpito venti province e un inquinamento sempre più grave per il ricorso a carburanti di scarsa qualità.

Per molti iraniani, come osserva l’esperto Trita Parsi su Al Jazeera, il problema non è più solo economico: è la percezione che il regime non abbia soluzioni credibili.

LA RISPOSTA DEL GOVERNO DELL’IRAN

Pezeshkian ha scelto una linea apparentemente conciliante.

Come riferisce la BBC, il presidente ha riconosciuto pubblicamente le proteste su X, ha ordinato al ministro dell’Interno di aprire un dialogo con i rappresentanti dei manifestanti e ha accettato le dimissioni del governatore della Banca Centrale, sostituito con Abdolnasser Hemmati.

La portavoce Fatemeh Mohajerani, citata da Al Jazeera, ha assicurato che il governo “ascolterà con pazienza anche le voci più dure” e ha annunciato la creazione di un meccanismo di confronto con i leader delle proteste.

Pezeshkian ha incontrato sindacati e rappresentanti delle categorie commerciali, promettendo riforme al sistema monetario e bancario per proteggere il potere d’acquisto dei cittadini.

Tuttavia, il governo non ha rinunciato alla mano forte: video verificati da Deutsche Welle e altri media mostrano l’uso di gas lacrimogeni e cariche della polizia. Si contano a decine gli arresti tra i manifestanti.

Un membro delle forze di sicurezza iraniane è stato ucciso durante il quarto giorno di proteste; lo ha riportato l’agenzia di stampa semi-ufficiale Fars citata dalla BBC.

Citando l’ufficiale regionale Said Pourali, Fars ha riferito che l’incidente è avvenuto nella città di Kouhdasht, nella provincia occidentale del Lorestan, aggiungendo che anche un certo numero di membri delle forze di sicurezza è rimasto ferito.

Un video verificato da BBC Persian sembra mostrare le forze di sicurezza che sparano contro i manifestanti nella stessa città nello stesso giorno.

Scontri sono stati segnalati giovedì anche nella provincia meridionale di Fars e nelle province occidentali di Hamedan e Lorestan.

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