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Io, anti M5S, dico: Di Maio ha giocato bene la partita con la Cina. Il commento di Cazzola

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Gli Usa di Trump hanno tirato i remi in barca. Il protagonismo della Cina sullo scenario mondiale può servire a stabilizzare un nuovo ordine internazionale. Certo, sarebbe stato opportuno che fosse tutta la Ue a compiere insieme questa svolta. L’Italia, tuttavia, almeno per una volta ha fatto da battistrada. Il commento dell’editorialista Giuliano Cazzola

 

Il governo giallo (in questa circostanza il verde ha marcato visita) ha dimostrato, al solito, una beata incoscienza ed una buona dose di irresponsabilità, quando si è avventurato – solo soletto – a sottoscrivere il memorandum (definito, con un tocco di leggiadria, la ‘’nuova via della seta’’) con la Repubblica popolare cinese, in occasione della sfarzosa visita a Roma del presidente a vita Xi Jinping (che Giggino Di Maio si ostina a chiamare Ping come se a lui potessero rivolgersi con un semplice Aio).

Mettiamo subito le carte in tavola. Quando parliamo di incoscienza e d’irresponsabilità intendiamo riferirci al modo in cui un governo di ‘’scappati di casa’’ si è infilato in un gioco enormemente più grande e complesso di quanto sia in grado di gestire e che lo abbia fatto più per questioni di prestigio e di propaganda che per effettivo approfondimento dei problemi e delle conseguenze. Un topolino deve fare attenzione quando si accompagna a un elefante perché potrebbe travolgerlo senza accorgersene nemmeno. Tuttavia, anche un orologio rotto, per due volte, nell’arco della giornata, segna l’ora corretta. Così il governo ha fatto certamente un passo più lungo della gamba, ma si è mosso nella direzione giusta.

L’ingenuità spensierata di Luigi Di Maio gli ha consentito di addentrarsi – come Alice nel Paese delle Meraviglie – in un’operazione che avrebbe fatto tremare le vene ai polsi anche ad un politico di lungo corso. Magari il giovane vice premier ha messo in luce qualche contraddizione, dal momento che non si comprende perché l’Italia dovrebbe entrare a far parte di un progetto di trasporti ed infrastrutture che dall’Asia profonda arriva nel cuore dell’Europa, mentre dovrebbe lasciarsi bypassare nella costruzione di un linea ferroviaria ad alta velocità (il Tav) che attraversa da ovest ad est il Vecchio Continente.

La validità del progetto ‘’via della seta’’ è confermata anche dalla controprova: ovvero da talune delle critiche che ha ricevuto a partire dall’accusa di aver rotto la solidarietà del mondo occidentale e di aver provocato un grave dissenso da parte dell’Amministrazione americana. Ma per rompere una solidarietà è necessario che questa esista ancora. A mettere in crisi le relazioni, all’interno di quello che un tempo si chiamava il mondo libero, è stato, primo fra tutti, Donald Trump con la sua ‘’America first’’.

Il presidente Usa ha rinunciato a svolgere il ruolo di leader delle democrazie occidentali, ha messo in crisi accordi multilaterali importanti costati anni di lavoro politico e diplomatico, è ostile all’Unione europea, considera la Nato un impegno troppo gravoso, ha adottato una linea isolazionista in politica e protezionista in economia. E’ divenuto il punto di riferimento dei movimenti populisti e sovranisti. L’altro grande Paese che, insieme agli Usa, ha salvato l’Europa per due volte nel secolo scorso, nel corso di due tragiche guerre mondiali – il Regno Unito – si è messo nei guai da solo, con la Brexit, e non riesce più ad uscire dalla trappola. In sostanza, se è difficile negare che il memorandum porterà dei vantaggi economici, non sono un male neppure le conseguenze politiche.

Basta rispondere ad domanda: quale è la sfida vera di questo scorcio di secolo? Quella tra la difesa di una società aperta che, a livello internazionale si chiama globalizzazione e quella che tiene insieme il sovranpopulismo in politica e il protezionismo in economia. E’ qui che si giocano le prospettive dell’umanità nelle trasformazioni attese nei prossimi decenni. Le divisioni e le differenze del secolo scorso (Est-Ovest; democrazia-comunismo; statalismo-economia di mercato; Nord-Sud, ecc.) non sono più in grado di fungere da guida e riferimento. Gli schieramenti del XX secolo si sono disarticolati e ricomposti in altre forme. La Cina – ancorché sia l’ultimo paese comunista rimasto sulla terra – è all’avanguardia nel campo della globalizzazione.

Gli Usa di Trump hanno tirato i remi in barca. In questo modo, la Cina, nonostante tutto, offre al mondo una prospettiva che gli Usa, già firmatari della Carta Atlantica, promotori della Banca Mondiale, del Fmi, ispiratori di un nuovo assetto istituzionale mondiale multilaterale (l’Onu) e di un organo di governo di unico mercato (il WTO), non sono più in grado di indicare. Il protagonismo della Cina sullo scenario mondiale può servire a stabilizzare un nuovo ordine internazionale. Certo, sarebbe stato opportuno che fosse tutta la Ue a compiere insieme questa svolta. L’Italia, tuttavia, almeno per una volta ha fatto da battistrada.

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