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Ombre e fantasmi russi sulla campagna elettorale

Meloni

Non solo ombre russe (smentite da Gabrielli e Urso). Di che cosa discutono i maggiori partiti in vista delle elezioni del 25 settembre. La nota di Paola Sacchi

 

Sulla campagna elettorale piombano le “ombre russe”, con accuse dagli 007 Usa di “ingerenze” putiniane attraverso il “pagamento a oltre 20 Paesi”. È la coda avvelenata che viene a inserirsi nello scontro, senza esclusione di colpi, in un quadro frastagliato, tra più schieramenti. Un quadro inedito che il “duello” tra Enrico Letta e Giorgia Meloni dell’altro ieri non riesce ad assorbire del tutto in una classica polarizzazione a due.

Ma nel centrosinistra domina il filo conduttore comune dell’allarme “rischio democrazia” – declinato con più nettezza dal Pd e con toni rivisti e corretti anche dal “terzo polo” – contro l’eventuale vittoria del centrodestra.

Meloni a chiusura di ogni comizio batte il tasto su un punto che spesso non è menzionato dai giornali: “La chiamano egemonia culturale, ma quella della sinistra è egemonia di potere. Mi chiedo anche di fronte a tutti gli attacchi a me dagli artisti, come mai altri non parlino. Per paura di non lavorare più in quel settore?”.

Tornando alle “ombre russe”, mentre la notizia deve essere ancora approfondita e circostanziata, dal Pd partono i primi attacchi alla Lega. Ma stavolta Matteo Salvini incomincia a procedere con querele. Da Via Bellerio parte subito una nota molto dura: “L’unica certezza è che a incassare denaro dal Cremlino è stato prima il Partito Comunista Italiano e in epoca recente La Repubblica che per anni ha allegato la rivista Russia Oggi”. Quindi, si annuncia che “la Lega ha dato mandato ai propri legali di querelare chiunque citi impropriamente il partito e Matteo Salvini come è già accaduto in alcuni contesti televisivi con particolare riferimento al sindaco del Pd Matteo Ricci. Non saranno più tollerate falsità e insinuazioni: ora basta”.

Parole definitive arrivano dalle istituzioni. “Mi sono confronto con l’Autorità delegata alla sicurezza della Repubblica, Franco Gabrielli” sul rapporto dell’intelligence Usa che tratta di finanziamenti della Russia a partiti di Paesi esteri “e al momento non esistono notizie che ci sia l’Italia”, ha detto Adolfo Urso, presidente del Copasir.

Cala così il sipario su una giornata “elettorale” con al centro il dibattito in Senato per il decreto Aiuti bis. E di nuovo il protagonista è Salvini che rivendica il contributo dato dal sottosegretario leghista al Mef, Federico Freni, per l’approvazione della misura oggi alla Camera. Ma il leader leghista continua a fare pressing per lo scostamento di bilancio di 30 miliardi per far fronte alla drammatica emergenza del caro bollette, per salvare “1 milione di posti di lavoro”, “il sistema Italia”, “mentre a me sembra che una parte della politica viva su Marte”. Cita le cifre della Cisl di Luigi Sbarra, della Cgia di Mestre. Ricorda che a parlare della necessità di 60 miliardi era stato, tra gli altri, Vincenzo Boccia, ex presidente di Confindustria e presidente dell’Università Luiss, quindi, osserva sarcastico Salvini, “non un leghista, un pericoloso filo-putiniano”. Accusa Cinque Stelle e Pd, da dove viene brusio, di sottovalutare la questione. Il leader leghista sbotta contro il “clima vacanziero e ridanciano”.

Scontro in aula. Il vicepresidente di turno Ignazio La Russa (FdI) richiama Salvini anche a guardare quando parla verso la presidenza dell’aula. Poi, torna al suo posto la presidente, Elisabetta Alberti Casellati. Dice al leader che si sta avviando alle conclusioni: “Prego, senatore Salvini”. Il clima si distende. Ma la sostanza dello scontro resta. E restano anche su questo punto le differenze tra Salvini e Meloni, la quale ribadisce che con lo scostamento si alimenterebbero “le speculazioni”.

Ma Salvini in serata su Rai3, a “Cartabianca”, dice ancora una volta chiaramente che su questo “io la mia amica Giorgia non la capisco”. Salvini tira dritto in generale, al di là del tema in questione, sulla linea stabilita dalle stesse regole interne del centrodestra: competition is competition. Per cui, ribadisce, “se FdI sarà primo partito, verrà proposta Meloni premier, così funziona la democrazia”. Ma, visto, che non si è ancora votato, non rinuncia anche lui alla corsa: “Cosa voglio fare? Sarei onorato di guidare il Paese”. Lo aveva già detto diverse altre volte, nonostante i sondaggi, perché ” gli unici che valgono sono quelli che verranno dal voto”.

Silvio Berlusconi nella sua pillola quotidiana social di programma si sofferma sul valore del principio della libertà. Oggetto delle mire del “terzo polo” di Carlo Calenda e Matteo Renzi, il leader azzurro, che ricorda di essere arrivato a oltre 9 milioni di visualizzazioni sul social dei giovani TikTok, sottolinea che il “l’unico centro moderato è Forza Italia”. Ovvero, “perno e garanzia europeista, atlantista, garantista e cristiano”, in quanto primo partito italiano del Ppe. E a Calenda e Renzi, che hanno come obiettivo un nuovo governo Draghi, il coordinatore e vicepresidente di FI, Antonio Tajani replica elogiando il contributo di Draghi, ma ricorda che è l’ora “dei governi politici”.

Se nel centrodestra ci sono distinguo sullo scostamento di bilancio, nel centrosinistra riesplode la polemica sul punto nodale delle alleanze post-elezioni. Letta afferma che è evidente che il dialogo sarà con Cinque Stelle e “terzo polo”. Al “Corriere Tv” il segretario del Pd aveva detto che l’alleanza con la Sinistra Italiana di Nicola Fratoianni e o Verdi di Angelo Bonelli è “un’alleanza elettorale”. Cosa che provoca la protesta degli alleati solo “elettorali”. Bonelli ricorre al sarcasmo romanesco: “E che siamo “er puzzone”, persone di cui vergognarsi?”.

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