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Il turismo secondo Draghi

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Il blog “Economia del gusto” di Gianandrea Abbascià

Il neo Governo ha ottenuto la fiducia dal parlamento; è quindi ora nel pieno delle sue funzioni e potrà avviare i lavori riferiti al lungo discorso di presentazione del programma, fatto dal Presidente, Mario Draghi.

La scorsa settimana, durante la lettura della lista dei ministri, è stata annunciata la nascita di un nuovo ministero, quello del Turismo. Si potrebbe quindi dire “tanto tuonò che alla fine piovve”, ma più che di pioggia potremmo parlare di levata del sole!

Nei diversi passaggi, il Presidente del Consiglio dei ministri ha spiegato che impedirà che tutte le imprese legate al turismo falliscano, come le strutture alberghiere, ma anche cinema e musei. “Vanno messe in campo misure che permettano alle imprese del turismo di non fallire. Bisogna impedire che in questo periodo queste imprese falliscano perché poi si perde un capitale che, spesso, è capitale umano. Per un Paese ad alta vocazione turistica come il nostro si tratta di una questione essenziale. Vanno messe in campo misure che permettano alle imprese del turismo di non fallire e ai lavoratori di tutelare i livelli di reddito”, ha detto Draghi.

“Servirà a un cambiamento nel nostro Paese di alcuni modelli legati al turismo; alcuni modelli dovranno cambiare; ad esempio il modello del turismo, un’attività che prima della pandemia rappresentava il 14 per cento del totale delle nostre attività economiche. Imprese e lavoratori in quel settore vanno aiutati ad uscire dal disastro creato dalla pandemia, ma senza scordare che il nostro turismo avrà un futuro se non dimentichiamo che esso vive della nostra capacità di preservare, cioè almeno non sciupare, città d’arte, luoghi e tradizioni che successive generazioni attraverso molti secoli hanno saputo preservare e ci hanno tramandato.” Avrete spesso letto, nelle varie precedenti puntate, concetti e ragionamenti in linea con questi passaggi, chiave di lettura quale perno e asse portante di questa rubrica.

Il presidente Draghi ha poi altresì detto che “investire nel Turismo, sostenere il Turismo, non significa buttare via i soldi. Quei soldi tornano indietro”.  Ed è così; questa rubrica lo sostiene da molto ormai. Gli investimenti devono essere fatti con consapevolezza, con il principio che possono, e devono, avere un ritorno economico.

Per adottare metodi e assumerne decisioni mirate, possibilmente con un margine d’errore limitato, è doveroso ricordare a noi stessi che il 2020 è stato un anno devastante; solo a gennaio dello stesso anno non si aveva neppur idea di cosa stava per accadere.  Il turismo conta, o meglio dire vale, circa il 13/14% del Pil per il nostro Paese. La stagione invernale, a cavallo tra il 2020 e il 2021, è stata praticamente azzerata e l’ultimo provvedimento, l’annuncio in dirittura d’arrivo della chiusura, anzi, della non riapertura degli impianti, ha dato un ulteriore duro colpo.

Tutte le differenti decisioni siano ora valutate e adottate con precisi criteri e con un unico obiettivo, con regole chiare e stabili; la graduale ripresa delle attività dovrà consentire di avviare un percorso concreto affinché l’estate, ma forse ancor prima già dalla seconda parte della primavera, possa essere il trampolino della Rinascita Economica di un Settore tanto primario quanto strategico per la nostra economia.

Attendiamo quindi ora di vedere all’opera il neo Ministero – MiAT? o forse MiProT? – che probabilmente sarà formalizzato nelle prossime ore e capire l’impronta che saprà dare all’intero settore.

Vi lascio con queste parole che il Presidente ha pronunciato, sempre sull’argomento: “Se c’è un settore che riparte sicuramente è quello, lì non abbiamo dubbi. È sicuro, perché siamo l’Italia”.

E allora, Viva l’Italia!

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