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La guerra di Russia e Cina a colpi di soft power. L’analisi di Gagliano

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Come si muovono Russia e Cina per dividere l’Europa e indebolire l’America. L’approfondimento di Giuseppe Gagliano

Nell’attuale contesto di pandemia, la diffusione di informazioni false non è di esclusiva competenza della Cina.

In effetti, il 22 febbraio, i funzionari statunitensi hanno affermato che, su diversi social network, migliaia di account collegati alla Russia avevano partecipato a una “campagna di disinformazione” diffondendo teorie cospirative sulla pandemia.

Anche il Servizio europeo per l’azione esterna, che ha pubblicato un rapporto il 16 marzo afferma che un’importante campagna di disinformazione da parte dello Stato russo e dei media pro-Cremlino in merito a Covid-19 è in corso.

Per Mosca, la priorità rimane quella di controllare lo spazio informativo russo, vale a dire garantire che le voci che criticano la gestione da parte del governo del coronavirus in Russia rimangano controllabili. Internamente, il discorso ufficiale russo trasmesso dalla televisione di Stato incarnato da Dmitri Kisselev, considerato dal Moscow Times come il principale propagandista del Cremlino, ripete che solo la Russia sarà in grado di salvare l’Europa.

Allo stesso tempo, la Russia cerca di dimostrare la sua capacità di proiettare potere all’interno dell’Unione europea e di mostrare la sua generosità inviando unità militari e consegnando attrezzature mediche in Italia, sottolineando così idea dell’incapacità dei leader europei di arginare la crisi.

La sceneggiatura dell’aiuto umanitario inviato in Italia si basava sulla diffusione di massa da parte dei media russi di due sequenze: da un lato, l’incontro tra ufficiali italiani e russi in uno dei quartieri generali dell’Esercito italiano a Roma e, d’altra parte, la colonna di veicoli militari russi che viaggiano da Roma a Bergamo.

Infine, il governo russo non nasconde il suo desiderio di controllare la crisi con la tecnologia, ma soprattutto a scopi difensivi: lo sviluppo dell’IA e il prossimo lancio di un sistema che dovrebbe consentire alle autorità di geolocalizzare le persone che sono venute in contatto con pazienti che utilizzano i loro dati mobili. Come la Cina, anche l’obiettivo del soft power russo è quello di indebolire i legami tra Usa  e Ue sfruttando le debolezze interne della Ue.

Esistono diversi parallelismi interessanti tra il metodo russo e quello cinese. In primo luogo, Mosca agisce per mimetismo cercando di replicare la gestione algoritmica delle masse di Pechino.

In secondo luogo, come la Russia, anche la Cina combina due strategie complementari: la classica diplomazia pubblica e la diffusione di storie diverse sul Covid-19 per confondere la public opinion all’estero, riuscendo ad alternare il registro linguistico della retorica consensuale alle osservazioni critiche nei confronti degli Usa.

Nel settore della guerra dell’informazione, l’azione cinese è stata finora limitata al suo immediato ambiente regionale. Tuttavia, stiamo assistendo a un atteggiamento disinibito della Cina in questo settore, senza dubbio frutto, almeno in parte, di un’attenta osservazione delle strategie asimmetriche attuate dalla Russia negli ultimi anni.

A tale proposito, proprio sotto il profilo del soft power o della guerra informativa, all’inizio di marzo è emerso un netto contrasto tra l’atteggiamento di Pechino e quello di Washington. Mentre Donald Trump ha annunciato la chiusura dei confini degli Stati Uniti ai viaggiatori europei, aerei cinesi e russi hanno fatto sbarcare consulenti e attrezzature in Italia. Un contrasto che rivela l’efficacia della strategia di propaganda cinese.

Curiosamente, la spedizione a gennaio di 56 tonnellate di attrezzature per aiutare la Cina, su richiesta di Pechino, ha avuto scarsa audience sulla stampa europea. Questa assistenza non è stata filmata dalle telecamere cinesi, soprattutto perché la Cina aveva espressamente chiesto di farlo in modo discreto per non perdere la faccia. Cina e Russia stanno insomma ponendo in essere, è necessario sottolinearlo nuovamente, azione di soft power da un lato per preservare i rispettivi sistemi politici nazionali e dall’altro per dividere l’Europa e indebolire ulteriormente l’egemonia americana.

A nostro modo di vedere l’Europa occidentale dovrebbe difendere il suo sistema di valori rispondendo attraverso misure politiche, economiche e di soft power coese e concordate.

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