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Il rutto di Rutte (spernacchiato da Meloni e Crosetto)

Tensioni (rientrate?) fra Rutte e il governo italiano. I Graffi di Damato

Già penalizzato di suo in italiano per quel cognome che porta – Rutte, troppo simile a un cafonissimo rutto – il segretario generale, e olandese, della Nato l’ha fatta davvero grossa, tanto da non poterla coprire, come ai suoi tempi il buon Amintore Fanfani intimava ai colleghi di partito che lo contrariavano.

Non si è ben capito se più per cercare di rabbonire il “papy” deluso, come lui chiama il presidente americano Donald Trump, o di smentire la nostra premier Giorgia Meloni nella versione muscolare dei rapporti con la Casa Bianca, Rutte ha rappresentato le basi americane in Italia superattive nei giorni dei bombardamenti israeliani e americani sull’Iram da restituire -minacciava lo stesso Trump- all’età della pietra.

Ben 500 aerei americani si sarebbero levati dal suolo italiano per partecipare agli attaccchi. Poi, a conti rifatti in Italia mentre salivano dalle opposizioni le solite proteste e richieste, anzi intimazioni a riferir alle Camere, e confermati dagli stessi uffici della Nato, i decolli sono scesi a 200 e declassati al rango “tecnico”, cioè logistico. Non diretto, operativo come i sottoposti di Trump, se non lui stesso, pretesero chiedendo l’atterraggio e il decollo di bombardieri americani da Sigonella e incorrendo nel rifiuto mai perdonato all’Italia dal presidente statunitense.

Un rifiuto impropriamente paragonato alla notte proprio di Sigonella del 1985, in cui l’allora presidente del Consiglio Bettino Craxi ordinò che i Carabinieri italiani si schierassero contro i marines americani in armi attorno ad un aereo egiziano dirottato da un volo verso Tunisi per catturare e spedire oltre Oceano i terroristi palestinesi che avevano sequestrato la nave Achille Lauro e ucciso un invalido ebreo di cittadinanza statunitense. Craxi reclamò e difese il diritto del processo in Italia, pronto anche ad una crisi che il ministro della Difesa Giovanni Spadolini cercò di provocare dimettendosi, ma poi ripensandoci a chiarimento intervenuto direttamente fra Craxi e Reagan. Una vicenda rimasta storicamente clamorosa ma obiettivamente diversa da quella di Sigonella 2026.

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