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Il governo Draghi occhieggia troppo a sinistra?

Terzo Polo

Che cosa succede nella maggioranza che sostiene il governo Draghi. La nota di Paola Sacchi

 

Se fosse stata la Lega a riproporre le questioni relative ai decreti sicurezza, battaglia identitaria per eccellenza, Mario Draghi avrebbe dato la stessa risposta dei giorni scorsi a proposito di ius scholae e cannabis, che sono invece provvedimenti bandiera del Pd, di tutte le sinistre, inclusi i Cinque Stelle?

Il premier, alle prese con l’offensiva di Giuseppe Conte, che si intreccia con lo sciame sismico della scissione di Luigi Di Maio, si è limitato a dare ai cronisti una risposta tendente a minimizzare. E cioè che trattasi di iniziative parlamentari che non c’entrano con l’attività del governo. Si può comprendere la risposta minimizzatrice sul piano tattico volta a preservare gli equilibri con quello che era e comunque resta un azionista di gran peso del governo (Cinque Stelle ed ex di Di Maio, ora Insieme per il futuro) e il suo alleato Pd che si pone nei suoi confronti come la ex Quercia con gli ex cespugli nel cosiddetto campo largo. Ciò non toglie però che ne è emersa l’immagine oggettiva esterna di un esecutivo sbilanciato a sinistra.

Con un centrodestra di governo entrato oggettivamente in sofferenza poiché la mossa in primis del Pd su un tema cosi identitario e dunque divisivo non poteva che suonare come uno schiaffo alla Lega soprattutto, che in questo modo dopo aver pagato già un prezzo in termini elettorali alle recenti Amministrative e nei sondaggi rischia di arrivare alle Politiche in condizioni peggiori rispetto alle aspettative dei suoi elettori soprattutto incentrate sulle questioni economiche. Come l’abbassamento delle tasse, la rottamazione delle cartelle esattoriali, le pensioni, con quota 100, i provvedimenti su bollette, l’avvio di soluzioni per il nucleare.

“Così si tradisce il patto di maggioranza”, avverte Matteo Salvini, alla vigilia di una settimana di fuoco nella quale Lega e Fratelli d’Italia annunciano battaglia dura in aula. “Così non si può andare avanti”, incalza il vicesegretario leghista, Lorenzo Fontana. E il numero due di FI, Antonio Tajani, aveva già detto che non possono essere anteposte “questioni ideologiche”. Anche se, il numero due di Forza Italia aggiunge: “Siamo favorevoli come principio, ma serve un percorso completo di otto anni”. Al di là del merito dei provvedimenti in questione introdotti nel confronto a gamba tesa da un Pd, alle prese con un campo più che largo minato, con due interlocutori in lotta tra loro, Conte da un lato e Di Maio dall’altro, è utile alla stabilità del governo, in un momento così difficile anche sul piano internazionale, una maggioranza messa a così dura prova?

Evidente il tentativo del Pd di porsi come il più “draghiano” degli azionisti di governo. Ma essendo questo un esecutivo non di unità nazionale ma di emergenza nazionale, cui tutte le forze politiche furono chiamate a contribuire dal Capo dello Stato, quindi un esecutivo, come si sottolineò, senza colore politico, il rischio è che si dia l’immagine di uno sbilanciamento a sinistra. Al quale non possono che corrispondere reazioni da destra.

Il governo probabilmente andrà avanti, anche dopo il chiarimento che ci sarà domani tra Draghi e Conte. Ma andare avanti ancora per mesi tra certe scosse telluriche in un clima da campagna elettorale permanente non è il massimo. A meno che non si stiano già prefigurando in laboratorio a sinistra o al centro più vicino alla sinistra scenari politici post 2023. Tipo maggioranza Ursula, Draghi bis, a prescindere dalle intenzioni del premier, o simil-Draghi senza Draghi, e comunque il classico taglio delle ali con il tentativo in primis di espellere la Lega dell’esecutivo, con il disegno di recuperarne la parte cosiddetta “governista”.

Insomma, la costruzione in laboratorio, magari aiutata dal tentativo di un ritorno al proporzionale, di un corpaccione di centro che però non si sa quali numeri reali potrebbe avere poi nel Paese. Come fatti del passato dimostrano, sono sempre operazioni a tavolino spesso non ben accette dagli elettori, dove l’astensionismo rischia sempre più di farla da padrone. A meno che con un po’ di cinismo non si pensi così di cercare di impedire la vittoria di un centrodestra già alle prese con forti problemi interni.

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