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Il clima del Paese è pesante, ma Draghi c’è

Draghi

Chi puntava a incendiare il Paese con gli scioperi, il blocco dei porti e le manifestazioni contro il green pass ieri è rimasto con un pugno di mosche in mano. Il corsivo di Michele Magno

 

Il clima del paese è pesante. Ma chi puntava a renderlo incandescente con gli scioperi, il blocco dei porti e le manifestazioni contro il green pass ieri è rimasto con un pugno di mosche in mano. Beninteso, niente è scontato. Il prossimo 30 ottobre si svolgerà a Roma il summit del G20. Temo che qualche testa calda consideri quell’appuntamento come l’occasione per rinverdire i nefasti del luglio genovese di vent’anni fa. Vedremo.

“Qui non c’è nulla: né destra né sinistra. Qui si vive alla giornata, fra l’acqua santa e l’acqua minerale”, diceva Leo Longanesi. Parafrasando il grande aforista romagnolo, qui si vive alla giornata una parodia di guerra civile tra i “Boia chi molla!” e i “No pasarán!”. Attenzione, però. In Europa, nei primi decenni del Novecento, la rabbia e la paura dei ceti medi impoveriti furono catturate da regimi totalitari. Oggi in Italia sono vezzeggiate dalle destre populiste, pronte a mettere il cappello su ogni forma di protesta sociale e di meteorismo antiscientifico che gonfia la pancia degli antivaccinisti.

Nelle loro sacre rappresentazioni, gli abiti di Satana sono identici: lo stato dei padroni, la casta dei politicanti, la grande finanza, il complesso militare-industriale, i poteri forti, la massoneria, la “cricca” di Bildemberg. Nulla di sorprendente, perché il populismo non è un’ideologia, ma una sindrome basata su due radicate convinzioni: che il popolo sia depositario della verità e che sia, insieme, vittima di raggiri, inganni, persecuzioni.

In questo senso, si può ben dire che il populismo è una religione neopagana in cui il popolo è Dio, un Dio che adora se stesso. Sul fuoco del populismo, poi, soffia la Rete, vale a dire il simbolo della modernità. Grazie al web vengono lanciate le crociate contro gli infedeli, i signori della Terra che tessono incessantemente i loro complotti per meglio dominare il mondo degli umili, dei deboli, dei servi della gleba.

Mancano le prove e i documenti, ma che importa? La loro assenza, per questi seguaci a loro insaputa dell’esoterismo di Madame Blavatskij, è la migliore conferma che il Male agisce di nascosto. Non deve quindi meravigliare se la galassia no vax, in cui peraltro sono attivi spezzoni del sovversivismo anarchico e del sindacalismo di base, sia considerato da qualche forza politica un potenziale tesoretto di consensi.

Se poi si vuole fare il loro gioco, si continui pure a invocare lo scioglimento di Forza Nuova e a straparlare su chi è fuori dal recinto costituzionale (“yoi soy Giorgia” l’ha capito). Questo è invece il tempo della fermezza non solo sulle ragioni dell’antifascismo, ma soprattutto sulle scelte operative per sradicare la pandemia. Senza cedere, quindi, alle alcinesche seduzioni del “tampone di cittadinanza” o della pacificazione nazionale, una notte in cui tutti i gatti sono bigi. Meno male che Draghi c’è.

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