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Il campo del Pd è un campo minato

Terzo Polo

Artifizi e contraddizioni del Pd alla ricerca di un campo largo per il centrosinistra. La nota di Paola Sacchi

 

Usciti di scena, presunti Russia-gate, dietro la caduta del governo Draghi, che su La Stampa e La Repubblica hanno tirato in ballo Matteo Salvini (per cui c’è stata una doppia smentita di Franco Gabrielli, Autorità delegata alla Sicurezza) e Silvio Berlusconi, il protagonista della campagna elettorale ora diventa il fronte guazzabuglio del Pd e del centrosinistra che si sfrangia e si divide anche sui collegi.

L’ex o forse non ex “campo largo” con I Cinque Stelle in teoria non c’è più, ma l’ombra di un’alleanza con chi ha fatto cadere il governo e con forze come Sinistra Italiana di Nicola Fratoianni pende sempre.

A partire dalla politica estera, con il Pd di Enrico Letta che ha fatto dell’atlantismo il suo fiore all’occhiello. Dei netti distinguo di Giuseppe Conte e dei suoi sulla politica a favore dell’Ucraina si sa, furono esternati fino all’ultimo nel dibattito in Senato che segnò la caduta del governo, seppur sopravvisse con 95 voti a favore, ma Fratoianni, cosa un po’ dimenticata, votò per due volte contro l’invio di armi in Ucraina. E molte altre non ha votato la fiducia all’esecutivo. Mentre il centrodestra di governo (Lega e Forza Italia) e di opposizione (FdI) ha sempre votato a favore.

Il fronte guazzabuglio che vorrebbe far centro, anche prendendo voti di elettori FI, dopo l’ingresso in Azione di Carlo Calenda delle ministre ex azzurre Mara Carfagna e Maria Stella Gelmini, imbarazza lo stesso Calenda e Matteo Renzi. Si cerca di ricorrere però a artifizi politichesi, poiché le alleanze servono.

Ad esempio, Calenda a Fratoianni direbbe sì solo nel proporzionale non nei collegi uninonominali, come candidato dal Pd. Il leader di Iv pensa di correre da solo e fare il “terzo polo”, nel quale invita anche quello di Azione.

Quella che era stato rappresentata dai media mainstream come l’operazione grande centro che doveva far da argine a un centrodestra a trazione “sovranista”, dipinto come portatore di sfracelli, in realtà è un campo minato da liti e risse su tutto, con opposte visioni anche sull’economia a cominciare dalle tasse.

Letta propone la tassa di successione per la dote ai diciottenni, Renzi e Calenda non ci stanno. In realtà il centro potenziale alleato del Pd è fotografato dai sondaggi con magre cifre, a parte qualcuno molto ottimista che lo darebbe addirittura con un’area potenziale del 10 per cento.

Vengono al pettine tutti i nodi irrisolti di una sinistra e di un centrosinistra che non si sono mai saputi liberare da spiriti estremisti e non hanno mai fatto una vera svolta riformista e garantista.

A 30 anni dalla liquidazione per via giudiziaria del Psi di Bettino Craxi, riformista e anti-comunista, è come se la storia presentasse prepotentemente il conto delle mancate vere svolte. E così la linea è la politica di sempre, cioè quella del tutti insieme pur di battere gli avversari da delegittimare come pericolosi nemici.

In realtà il centro, se si intendono per questo le politiche economiche per crescita e sviluppo, ceti imprenditoriali privati, professionisti che guardano con favore la flat tax e non il reddito di cittadinanza, politiche per l’ambiente senza le ideologie di una sinistra che con i Cinque Stelle ha negato la fiducia al governo per il termovalorizzatore di Roma e prima diceva no anche alla Tav, insomma il centro senza politiche estremiste è già rappresentato nel centrodestra.

Accusato da Calenda anche sulla Nato, poiché si accompagnerebbe a “filoputiniani”, Antonio Tajani, ex presidente del Parlamento Europeo, vicepresidente del Ppe, un prestigioso curriculum in Europa, numero due di Berlusconi, ieri è stato netto: “Anche Salvini lo ha ribadito, la posizione nella politica estera non cambia. Tutto il centrodestra al governo non cambierà, siamo dalla parte della Nato, degli Stati Uniti, dell’Occidente e dell’Europa. Una scelta incontrovertibile, non cambieremo mai. Berlusconi farà da garante” .

Quanto alla proposta di tassazione da parte del Pd, Salvini è tranchant: “Parlare di nuove tasse in questo momento è da incoscienti: tasse sul patrimonio, sulle successioni, sui morti, no. Non è il momento delle tasse, anche perché sui quei soldi le tasse sono state pagate e strapagate Il 25 settembre si confrontano due modi di stare al mondo diversi”. Il leader della Lega sottolinea le due “opposte” visioni: “La patrimoniale svela il vero volto della sinistra. Di fronte a chi ha successo, a chi crea ricchezza, invece di dargli una pacca sulla spalla e dirgli grazie a sinistra ci sono invidia, rancore, gelosia. Evviva chi ce la fa, evviva chi ha successo”.

Salvini sabato a Firenze nella sezione della Lega per impostare la campagna elettorale sulle accuse della Stampa: “Io non vado a Mosca da anni, sono altri che che sono andati in questi anni anche per rapporti economici”. Ha scaldato i motori della macchina elettorale dei militanti: “Siamo soli, non dobbiamo aspettarci supporto da stampa e editoria”.

Per Giorgia Meloni è stata molto dura nelle interviste di questi giorni sul reddito di cittadinanza e torna sulla proposta di FdI di diminuire la tassazione agli imprenditori che assumono. Il centrodestra metterà a punto un programma comune. In periferia a Roma già comparsa una gigantografia della presidente di Fratelli d’Italia con la scritta: “Pronti a risollevare l’Italia”.

Tajani propone di tagliare 10 miliardi dal reddito di cittadinanza per aumentare le pensioni e chiede che si possa votare anche lunedì 26 settembre. “Molti torneranno dalle ferie – spiega – è una proposta di buon senso”. Stasera previsto nuovo vertice del centrodestra.

Intanto, Salvini rimarca: “La Lega è per l’Alleanza Atlantica ed è alleata dei Paesi occidentali”.

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