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Il caldo fa brutti scherzi nelle redazioni dei giornali

Aumentano con il caldo le traveggole di carta sui vari fronti della politica. I Graffi di Damato

Chiamatele, anzi chiamiamole pure traveggole di carta, o da caldo, viste le temperature nelle quali ci tocca di vivere pur non essendo ancora finiti da morti all’inferno. Ma quando queste traveggole si basano su fatti o circostanze reali e ci cascano fior di giornalisti, non improvvisati ma di una certa esperienza, il disorientamento diventa grande. E si è colti dal sospetto di essere caduti in qualche tranello anche noi che ci siamo sentiti presuntuosamente esenti dal rischio di scambiare lucciole per lanterne.

Al Foglio – dove Giuliano Ferrara in persona ha intravisto di recente una “maggioranza ombra Meloni-Schlein” in funzione anti-Putin per via della guerra in Ucraina, vista la convergenza fra il governo e il Pd anche della Schlein, appunto, dopo quello di Enrico Letta, sugli aiuti militari al Paese aggredito dalla Russia – si sono accorti in pochi giorni anche loro che la nuova segretaria del Nazareno è diversa dal predecessore. “Quando Amleto avanza sulla scena e dice di “essere ….o non essere?, nella pausa fra le due alternative pensa a Elly Schlein”, dice oggi un titolo su tutta la prima pagina fogliante a proposito dell’astensione ordinata dalla segretaria del Pd ai suoi parlamentari sulla maternità surrogata, o utero in affitto. Astensione tradotta dal gruppo in una fuga dall’aula per le sue divisioni.

In compenso, e su un fronte che dovrebbe essere considerato opposto, pur provenendo anche Giuliano Ferrara da una consistente esperienza comunista di famiglia, Piero Sansonetti sulla Unità che è da poco riuscito a riportare nelle edicole ha scoperto, denunciato e quant’altro un “patto Meloni-Travaglio”, tradotto in “più manette”, sul terreno sempre ingarbugliatissimo della lotta alla mafia.

La Meloni, secondo Sansonetti, non contenta di avere stoppato il ministro della Giustizia Carlo Nordio sulla strada di una “rimodulazione” del reato “ossimoro”  come lo chiama lo stesso Nordio – di concorso esterno in associazione mafiosa, ha deciso di vanificare con un decreto legge alcune sentenze della Corte di Cassazione che stavano rendendo difficile l’applicazione dell’aggravante mafiosa a certi delitti.

Grazie anche a questa iniziativa la premier di destra si sarebbe messa al riparo dal sospetto di avere dimenticato i suoi giovanili o adolescenziali entusiasmi per Paolo Borsellino, magistrato di simpatie di destra assassinato dalla mafia 31 anni fa a Palermo. In ricordo del quale Meloni è corsa oggi in Sicilia per deporre corone di fiori e quant’altro, ma evitando di programmare, nel timore di contestazioni e disordini, la partecipazione alla fiaccolata abitualmente conclusiva delle manifestazioni celebrative. Una “fuga” da via D’Amelio, ha titolato Il Fatto, che non perdona a Meloni di avere portato Nordio in via Arenula e, anche a costo di smentire la rappresentazione di Sansonetti, continua a tenerla sotto tiro, ritenendo evidentemente solo apparenti le sconfessioni del suo ministro. Che d’altronde non se n’è per niente risentito.

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