Ma chi l’ha detto che le favole non s’avverino mai? Dov’è scritto che quell’“alla fine vissero tutti felici e contenti” non possa essere realtà dell’esistenza, anziché l’ultima frase nei libri dei sogni? E perché non sottolineare che la favola bella e vera, incarnata da un bambino di Belluno, sia un tipico patrimonio della nostra storia e del nostro modo di vivere, pieno di difetti che critichiamo senza pietà, ricercandoli come il pelo nell’uovo, ma pur sempre ricco di umanità, di generosità e soprattutto di intelligenza?
E sì che il racconto era cominciato proprio male.
Riccardo, così si chiama il nostro Cappuccetto Rosso, è il piccolo di 11 anni diventato celebre per essere stato costretto, lunedì scorso, a scendere di sera da un autobus e camminare sei chilometri per tonare a casa sotto una nevicata in pieno corso.
La sua colpa tremenda? Aveva il solito biglietto da 2,50 euro, senza sapere che l’effetto-Olimpiadi aveva fatto salire addirittura a 10 il costo di quella tratta.
L’inflessibile autista gli ha perciò detto che con quel biglietto non poteva viaggiare e Riccardo, mortificato, è sceso.
A dare l’allarme non poteva che essere la mamma, Vera Vatalara: c’è sempre una mamma d’Italia nelle storie destinate a finir bene, ma partite come un racconto del terrore.
Non vedendo il figlio rientrare nonostante l’ora e mezzo di ritardo, ha intuito che qualcosa di brutto stesse accadendo.
Nel riabbracciare il figlio ritardatario, tutto inzuppato e fra le lacrime nel riferire l’assurdità che gli era accaduta, la madre ha giustamente deciso di far scoppiare lo scandalo a livello nazionale.
D’altronde, come si fa a lasciare a piedi lontano da casa un bimbo di 11 anni a -3 gradi, mentre nevica e per la modica colpa di 7,50 euro di differenza?
L’autista inclemente come il freddo che ha fatto subire a Riccardo, è stato sospeso dal servizio.
Ma il bimbo punito per eccesso di zelo e di gelo, è stato ora invitato con tanto di ruolo da definire alla cerimonia d’apertura delle Olimpiadi.
“Quando ha chiamato Malagò, pensavo fosse uno scherzo”, ha rivelato la mamma, entusiasta come il figlio per il gesto del presidente della Fondazione Milano-Cortina.
E il lupo cattivo che fine ha fatto? Salvatore Russotto, 61 anni, il conducente, non ci ha dormito la notte e continua a chiedere scusa al bimbo e famiglia.
A mente che non poteva che essere “fredda”, ammette d’aver sbagliato nell’applicare le regole dell’azienda senza quell’assennatezza che ora dimostra. Se avesse saputo che Riccardo sarebbe andato in giro da solo, al freddo e al buio “il biglietto glielo avrei pagato di tasca mia”.
Attenzione: non l’avrebbe fatto salire a sbaffo, ma avrebbe pagato lui. Bravo, lupo cattivo, ma retto: così si fa.
E allora, caro Malagò: inviti pure Salvatore alla cerimonia.
Perché errare è italico, ma italico è anche il non perseverare nell’errore.
C’è una morale della favola? Eccola: il buonsenso è il grande segreto della nostra identità.
A volte lo perdiamo e sono disastri. Ma sempre siamo capaci di ritrovarlo. Un gran bel segreto, custodiamo.
(Pubblicato su L’Arena di Verona, Il Giornale di Vicenza, Bresciaoggi e Gazzetta di Mantova)
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