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I punti (anti Salvini) di padre Spadaro di Civiltà Cattolica per l’agenda giallo-rossa del Conte 2

Che cosa ha scritto il bergogliano padre Antonio Spadaro, direttore della rivista dei gesuiti Civiltà Cattolica, sul Foglio di Ferrara (che tifa per il governo M5s-Pd). L’approfondimento di Andrea Mainardi.

 

“Svelenire il clima”. Basta con l’odio “strumentale per le istituzioni europee”. Smetterla con la retorica. “Dare un taglio al clima di perenne campagna elettorale”. Centralità del Parlamento. Serve un nuovo governo che sappia affrontare “i problemi con compostezza”. (Ndr: chi è più composto di un avvocato che nel taschino della giacca piega con antica eleganza una immacolata pochette?). Così parlò – ancora – padre Antonio Spadaro, bergogliano doc che ha scritto sul ben poco bergogliano Foglio.

 

CINA-CONTE. IL PONTE

Tolto il richiamo alla centralità delle istituzioni europee, Spadaro sulla politica estera non si dilunga. Delle difficoltà geopolitiche nel gioco di forza Usa, Cina, Russia, è consapevole ed è intervenuto. A marzo ha organizzato un convegno sulla Cina nella sede di Civiltà Cattolica che dirige. Tra gli ospiti, il premier Giuseppe Conte e l’arcivescovo Claudio Maria Celli – erede del recentemente scomparso cardinale Achille Silvestrini  e oggi a capo di Villa Nazareth, il collegio dell’élite cattodemocratica dove è di casa Conte. Di Cina sono pieni i post dei social di Spadaro. Sulle repressioni del regime a Hong Kong, no. Del resto il Vaticano ha da poco firmato un delicato accordo con Pechino sulla nomina dei vescovi.

MISERICORDIA MA NON TROPPO

Sono cinque i punti che il direttore di Civiltà Cattolica mette in agenda per dare il la all’auspicato Conte-Bis. Il contributo offerto al girotondo di idee del Foglio di oggi – titolo in prima: “Governare i barbari”– del soldato della Compagnia di Gesù che sussurra al Papa parte misericordioso: “L’avversario politico non deve essere inteso come nemico”. Le buone intenzioni durano lo spazio di qualche rigo. Appresso il padre aggiunge un’invettiva al rischio di “innamoramenti per i capitani di turno”.

DEPURARE SALVINI

“Depurare il clima politico” è prioritario, sostiene. Le scorie da depurare – non fa nomi, ma la descrizione è chirurgica, alla Flaubert – sono Lega e Matteo Salvini. Colpevoli di avere utilizzato un’arma di distrazione di massa sui veri problemi del paese con la propaganda migranti: “Il risultato è stato l’emergere di un sentimento di razzismo, xenofobia e di disprezzo dei diritti umani e della solidarietà, persino delle Ong, potenzialmente devastante per la coesione sociale”. Su Facebook aggiunge: “Preghiera che il Signore abbia misericordia di noi tutti e di coloro – cittadini e uomini delle Istituzioni – che hanno seminato odio tra gli italiani”.

NON UN AVVERSARIO, MA UN NEMICO

Riconosce “lo stato di disagio profondo della classe media”. Di parlare col “diavolo” Salvini (“diavolo” lo si usiamo etimologico: come colui che divide) che, al di là di rosari e ostentati simboli religiosi, quel disagio ha cercato di intercettare (forse sfruttare), nemmeno l’ombra. Salvini – al di là delle buone intenzioni espresse da via di Porta Pinciana da Antonio da Messina di non dare del nemico all’avversario politico – è il nemico. Punto. E non è più una novità.

POPULISTI ALL’ANGOLO

Spadaro presenta umilmente la sua ultima riflessione non come ricetta. Ma poi non si trattiene per accreditarla. Autocitandosi. Ricorda che il distillato del suo pensiero di oggi deriva da sette parole indicate a inizio anno su Civiltà Cattolica come prioritarie per il 2019. Alla voce “popolo”, annotava: “Non basta più formare i giardini delle élite e discutere al caldo dei caminetti degli illuminati. Non bastano più le accolte di anime belle… Facciamo discorsi ragionevoli e illuminati, ma la gente è altrove”. Ovvero: “La verità è che molte persone si avvicinano ai partiti populisti o alle sette fondamentaliste perché si sentono lasciate indietro. Ecco perché la questione centrale oggi è quella della democrazia”.

SE L’INFLUNCER ANTI CAMINETTI SI FA SUO MALGRADO ELITE

L’influencer Spadaro però, di parlare, discutere, sminare (ne ha diritto di parola e critica) la crescita elettorale di Salvini che certo popolo pure lo vota – cattolico, se non in primis, di poco distante – non lo mette in conto. In fondo fa parte di un ordine religioso che ha sempre consigliato i governanti. Il padre, che sui social è presente un’ora sì e l’altra il doppio, punta il dito contro chi “considera i cittadini come followers”. Infatti auspica una nuova legge elettorale che metta all’angolo Salvini; gli inceppi la crescita di consensi – ora più incerta ma non sgonfiata – registrata alle Europee. Sa di ragionamento da élite. Di chi ragiona al caldo dei caminetti mentre il “popolo” sta altrove. Atteggiamento che se gli pungola il pensiero, pure non lo narra. Non lo scrive. Non lo twitta. Solo “contro” alla Lega. Non incontro.

VAI AVANTI CONTE. ABBRACCI A PD E M5S

Padre Antonio nell’incoraggiare il Conte Bis occhieggia ai Dem quando si riferisce alla centralità del Parlamento, al rispetto delle istituzioni; e ai pentastellati con precisi riferimenti a “crescita sostenibile”. Spazio pure per l’acqua pubblica. Richiama all’emergenza della questione sociale, dettagliata come “diseguaglianze, povertà, lavoro”; e pure “scuola, sanità”, “emergenza abitativa”. Di temi etici non c’è traccia evidente. Un accento va ad auspicate “misure a sostegno delle famiglie e della natalità”. Temi messi in relazione, tuttavia, alla rottamazione sul punto “delle retoriche ascoltate negli ultimi mesi”.

QUESTIONI ETICHE, NE PARLIAMO DOMANI

Difatti il padre non cita un tema scappato dai diari della crisi. Uno, almeno, va ricordato, sul quale Pd e sinistra stanno andando all’incasso per il varo del Conte 2. Entro il 24 settembre il Parlamento dovrà pronunciarsi sull’aiuto al suicidio. In caso contrario ci penserà la Corte costituzionale. È parere diffuso che entrerà in giurisprudenza un disco verde all’eutanasia. La senatrice Pd Monica Cirinnà del resto ha già annunciato i passi dell’intesa coi 5s. Il fraseggio non è differente dall’invocato “svelenimento del clima”. “Per ricucire il Paese – scrive Cirinnà – sostituendo a rabbia e paura la solidarietà e la coesione, è necessaria anche una netta inversione di rotta in materia di diritti civili”. Il catalogo è questo: legge contro l’omotransfobia, fine vita, legalizzazione delle droghe leggere, matrimonio egualitario, omogenitorialità e riforma delle adozioni per tutte e tutti.

GUAZZABUGLIO IN CHIESA

Di questo Spadaro non scrive. Forse considerando certi cattolici principi non negoziabili vessillo per nostalgici cattodestrosi di cui non curarsi. Probabilmente i cattolici di destra non votano Salvini solo per i temi etici (su cui la Lega non sempre ha tenuto il preteso chiodo), così come quelli di sinistra per l’accoglienza migranti. Il mix è più complesso. Meno elitario, appunto: tasse, lavoro, sicurezza. E sì, i migranti. Eppure non va trascurato quello zoccolo dei frequentanti la messa domenicale che magari sulle Dat e il suicidio assistito ha più di qualcosa da eccepire. Seguendo Papa Francesco. Forse meno le riflessioni ai caminetti delle élite cattoliche. Che intanto fanno progressi.

CIVILTÀ CATTOLICA AL CONCLAVE

Leggere la lista dei nuovi tredici cardinali annunciati da Francesco domenica in chiave italiana è sciocco. Però si confermano, si solidificano persino, linee di governo ecclesiale che annunciano al mondo anche una riflessione sulla odierna retta interpretazione della Dottrina sociale della Chiesa. Dei tredici (10 elettori, 3 ultra ottantenni, quindi con veto di entrare in Conclave), ben tre nuovi cardinali sono gesuiti. Fatta eccezione per il non votante Sigitas Tamkevicius, emerito di Kaunas, Lituania, gli altri due sono scrittori del quindicinale di Porta Pinciana.

PORPORA AL PADRE DEI MIGRANTI

Su Civiltà Cattolica ha portato il suo contributo su migranti, Aids e cambiamenti climatici il padre Michael Czerny, sottosegretario della Sezione Migranti al Dicastero per il Servizio dello Sviluppo Umano Integrale. Ruolo importante, tanto che di quella sezione si è fatto carico direttamente Papa Francesco. Ora, dopo averlo scelto come segretario al prossimo Sinodo sull’Amazzonia di ottobre, gli impone la berretta. Non è neppure ancora vescovo (requisito imposto per i novelli cardinali).

UNA BERRETTA AL LUSSEMBURGO DI JUNCKER

Oltre la retorica sui porporati provenienti dalle periferie, un novello cardinale gesuita sarà Jean-Claude Höllerich, arcivescovo di Lussemburgo. Il cuore dell’Europa finanziaria. Sede di banche e multinazionali. Patria dell’uscente presidente della Commissione europea Jean-Claude Juncker. Alla vigilia delle elezioni europee, Höllerich firmò per Civiltà Cattolica una randellata ai populismi, invocando “società stabili”. Non mancava un benevole riferimento al “piano Juncker per l’Unione europea che cerca di ovviare a eventuali carenze nazionali nella creazione di posti di lavoro”. “Sfortunatamente – si rammaricava – le persone non ne sono sufficientemente consapevoli, e quindi l’Unione Europea è vista come connivente con le élite finanziarie”. Nel saggio, anche una diretta stilettata all’ex stratega di Trump, Steve Bannon, indicato come sacerdote dei populismi “che evocano un mondo falso pseudo-religioso e pseudo-mistico”. I gesuiti cardinali, che per statuto non dovrebbero accettare incarichi ecclesiastici di rilievo, se non in deroga, –ampiamente concesse nella storia – in un eventuale Conclave salgono a quattro elettori.

SANT’EGIDIO SI IMPORPORA, LA SINISTRA ESULTA

Ma non è solo la Compagnia a crescere. Tra i due italiani imporporati, c’è l’ultra ottantenne Eugenio Dal Corso, emerito di Benguela, Angola. Missionario, vive all’estero dal 1975. Romano, della Comunità di Sant’Egidio, è Matteo Zuppi, oggi arcivescovo di Bologna. Pd e dintorni alla notizia della berretta cardinalizia per il titolare della sede di San Petronio han festeggiato. Non si contano le congratulazioni: Pierluigi Bersani, Enrico Letta, Paolo Gentiloni, Carlo Calenda, Monica Cirinnà, Cecile Kyenge, Valeria Fedeli e, ovviamente, lo stato maggiore piddino di Bologna e Regione Emilia Romagna. Quanto Zuppi si possa davvero far tirare la talare – che, a dispetto della narrazione di prete di strada, indossa frequentemente – è faccenda più che discutibile.

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