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I malanni politici di Beppe Grillo e del Movimento 5 Stelle. I Graffi di Damato

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Che cosa succederà al Movimento 5 Stelle dopo le regionali? Nel frattempo l’atteggiamento della grande stampa verso i leader pentastellati come Grillo sta già cambiando. I Graffi di Francesco Damato

Sembra una barzelletta ma non lo è. E’ un annuncio vero quello che ha fatto sul suo blog personale e ufficiale Beppe Grillo di essere affetto da apnee notturne. Che gli impediscono di riposare e di lavorare bene, per cui il comico ha deciso di farsi operare e di rinviare i suoi nuovi spettacoli “terrapiattisti” programmati per febbraio. Ne conseguirà una pausa, un rallentamento e quant’altro anche come garante elevato del suo movimento politico, anch’esso afflitto peraltro da apnee, di natura stavolta elettorale già prima del voto europeo di fine maggio dell’anno scorso ma da allora aggravatesi in ogni tipo di appuntamento con le urne, per esempio in Umbria.

Come l’annuncio delle dimissioni di Luigi Di Maio da “capo politico”, anche quello del malanno respiratorio di Grillo è arrivato alla immediata vigilia di un turno elettorale delicatissimo per le cinque stelle: in Emilia-Romagna, ma anche in Calabria. Dove i grillini si sono ritagliati, con tanto di referendum digitale gestito dal solito Davide Casaleggio, lo spazio delle comparse, più che degli attori: in Emilia-Romagna delle comparse addirittura in negativo, nel senso che la loro recita potrebbe risultare decisiva per la sconfitta dei loro nuovi alleati di governo a Roma – Pd e altre sinistre- o ininfluente per la loro vittoria.

Fra le due alternative è francamente difficile dire quale sia la peggiore per le sorti del partito, o quasi partito, che meno di due anni fa uscì dalle urne, a sorpresa, nelle dimensioni e nel ruolo cosiddetto centrale che era stato per tanti anni della Democrazia Cristiana, all’epoca della cosiddetta prima Repubblica. Per cui ci è toccato assistere dal 4 marzo 2018 ai più rocamboleschi tentativi di paragonare il già citato Di Maio a Giulio Andreotti, con la penna addirittura del direttore del Corriere della Sera Luciano Fontana, e l’improvvisato -in senso tecnico della parola- presidente del Consiglio Giuseppe Conte, prima designato e poi imposto dai grillini, ad Aldo Moro con la penna di un veterano del giornalismo politico come Eugenio Scalfari, tra una telefonata e l’altra, o incontro-udienza, con Papa Francesco. Ma nelle ultime ore, in verità, il fondatore della Repubblica di carta è apparso più prudente attribuendo a Conte “un passato da burattino”, che Moro non fu mai, “un futuro da burattinaio e un presente senza personaggi in teatro salvo Arlecchino”. A Di Maio invece, non so se lasciandogli apposta la carica di ministro degli Esteri o immaginandolo dimissionario anche da quella, Scalfari ha consigliato di “girare il mondo per un paio d’anni per capirne la qualità”.

Queste sembrano a prima vista cronache stellari, dal nome stesso del movimento nato da una risata in piazza di Grillo a Bologna una decina d’ anni fa, ma sono state e sono cronache politiche vere, in apnee non notturne ma alla luce e al calore del sole. Dio mio, verrebbe da dire, come siamo messi male.

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