Caro direttore,
è il governo Netanyahu a strumentalizzare l’accusa di antisemitismo per mettere a tacere chi critica le sue malefatte, oppure sono gli antisemiti che strumentalizzano la critica al governo Netanyahu per veicolare l’odio verso gli ebrei?
Questa domanda, non banale, mi è stata posta da alcuni giovani amici che volevano capire perché Israele è così isolato nell’opinione pubblica italiana e internazionale. Ho risposto ponendo a mia volta una domanda: che cos’è l’antisemitismo? Il fenomeno è antico, ma il termine è moderno.
Viene coniato nel 1879 dal giornalista tedesco Wilhelm Marr per indicare un progetto politico di dominio del mondo, fondato su argomenti economici e razziali separati dal tradizionale odio religioso antigiudaico. Sempre nel 1879 la rivista “Annali prussiani” pubblica un saggio dello storico nazionalista Heinrich von Treitschke, “Le nostre prospettive”, che si conclude con la celebre affermazione: “Gli ebrei sono la nostra sciagura”. La tesi centrale è che agli ebrei che si ostinano a rimanere tali deve essere negato il diritto di cittadinanza nel Secondo Reich.
Il dibattito che si apre intorno a questo saggio è noto come “Berliner Antisemitismus-Streit”. Di qui inizia la diffusione del nuovo termine, prima in Germania e poi negli altri paesi europei. Ora, non è curioso che si ricorra a un neologismo per designare una cosa che era nota a tutti da tempo immemorabile? In realtà, come osserva Manuel Disegni, “nel corso dei secoli questa cosa si è manifestata in contesti sociali, culturali e spirituali molto diversi tra loro; e ha sviluppato un repertorio tanto vario e fantasioso di leggende, calunnie e superstizioni […] che la sua natura tende a sfuggire a ogni tentativo di definizione (“Critica della questione ebraica”, Bollati Boringhieri, 2024).
E sfugge a ogni tentativo di definizione anche per il fatto, come diceva Theodor W. Adorno, che ogni spiegazione dell’antisemitismo si rivela sempre inadeguata, in quanto le radici del fenomeno si spingono sino alla profondità più oscura e misteriosa della nostra civiltà.
I miei giovani amici mi hanno manifestato l’intenzione di approfondire la “questione ebraica” moderna. Mi hanno quindi promesso di leggere l’imprescindibile testo in due volumi di Simon Schama, “La storia degli ebrei” (Mondadori).
Caro direttore, non tutti i giovani sono disposti a indossare la kefiah senza sapere un fico secco di quella storia. E ciò è confortante in tempi in cui la menzogna è così a buon mercato.



