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Huawei gongola per il diktat trumpiano di Google su Android?

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La scelta di Huawei di dotarsi di un nuovo sistema operativo per l’impossibilità di usare Android potrebbe rivelarsi una scelta anticipata di sviluppare il sistema operativo giusto per Internet 3.0. L’analisi dell’economista Riccardo Puglisi, professore associato in economia politica all’Università di Pavia, tratta da Lavoce.info


Con il rapido montare della guerra commerciale tra Usa e Cina era ed è verosimile attendersi ulteriori sviluppi rilevanti: tuttavia, appare davvero dirompente la decisione di Google di non fornire più assistenza e aggiornamenti sui nuovi smartphone Huawei, per poi troncare i rapporti relativi anche ai telefoni esistenti alla scadenza di una moratoria di 90 giorni concessa dal Department of Commerce dell’amministrazione Trump.

I DIKTAT DI TRUMP

L’ordine esecutivo del presidente Trump a proposito dei rapporti di imprese Usa con imprese cinesi che rappresentano un rischio per la sicurezza nazionale viene ora applicato dal gigante Google non nei confronti di un medio soggetto economico, ma del secondo produttore mondiale di smartphone dietro Samsung.

I LEGAMI HUAWEI-ANDROID

Huawei ha contribuito negli anni all’espansione e al miglioramento di Android, il sistema operativo open source sviluppato da Google, al cui interno si annidano applicazioni proprietarie come Google Maps e Google Play. Ora deve valutare la possibilità di mettere in piedi un sistema operativo alternativo oppure di mantenere Android rinunciando alle componenti proprietarie di Google.

CHE COSA SUCCEDE IN CINA

Le dispute geopolitiche tra Stati Uniti e Cina sono necessariamente collegate con le questioni commerciali, come l’attuale chiusura del mercato cinese a Google, Facebook e Twitter: sotto questo profilo, la scelta di Trump può essere considerata, a onor del vero, come una rivalsa rispetto a comportamenti antecedenti di Pechino.

DOSSIER TECNOLOGICO E NON SOLO GEOPOLITICO

Ma non è soltanto una questione geopolitica. Nel valutare la disputa Google-Huawei dobbiamo badare con attenzione agli aspetti tecnologici, cioè alla competizione tra nuovi e vecchi prodotti, nuove e vecchie tecniche per produrre.

LA TERZA RIVOLUZIONE

Se è vero che la terza fase della rivoluzione di Internet (dopo la sua nascita e l’avvento dei social network, cioè del contenuto creato dagli utenti) consisterà nella cosiddetta “Internet delle cose” (IoT, Internet of Things), ovvero il collegamento in tempo reale tra oggetti grazie alla rete, e nell’esigenza di un trasferimento “quasi immediato” di dati pesanti come i video, allora le prospettive di Huawei appaiono più rosee, perlomeno nel medio-lungo termine.

I VANTAGGI COMPARATIVI

La ragione sta nel suo vantaggio comparato rispetto alla tecnologia adatta per la terza fase, cioè la tecnologia 5G (il quinto standard nella comunicazione mobile): Huawei si avvantaggia del fatto di avere investito non solo sui dispositivi, ma anche sulla stessa rete 5G, a differenza degli altri concorrenti, come Samsung, che sono sostanzialmente focalizzati solo sui dispositivi.

DOMANDE SU ANDROID

Nuove tecnologie sono spesso complementari ad altre, e non è del tutto chiaro quanto il sistema operativo Android possa essere adatto per gestire la necessaria ed estesa interconnessione tra dispositivi e cose che avremo nel futuro prossimo.

HUAWEI GONGOLA?

La scelta di Huawei di dotarsi di un nuovo sistema operativo per l’impossibilità di usare Android, che ora sembra una scelta obbligata a causa della guerra commerciale con gli Usa, potrebbe rivelarsi alla fine dei conti come la scelta – anticipata – di introdurre e sviluppare il sistema operativo giusto per Internet 3.0: il manzoniano “fare di necessità virtù”, che nel mondo anglosassone si chiama più esoticamente “serendipity”, potrebbe spuntare anche qui, dentro al mondo arcigno dei dazi e degli embarghi.

(estratto di un articolo pubblicato su Lavoce.info; qui la versione integrale)

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