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Guerrero Alves, chi è il gesuita (vicino a Spadaro) successore di Pell all’Economia

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Perché Papa Francesco ha nominato padre Juan Antonio Guerrero Alves nuovo prefetto della Segreteria per l’economia del Vaticano. L’approfondimento di Andrea Mainardi

La nomina di Papa Francesco di un gesuita a nuovo prefetto della Segreteria per l’economia del Vaticano si presta a più chiavi di lettura. L’unica certa è che il nome di padre Juan Antonio Guerrero Alves, spagnolo, classe 1959 – anche se non dice molto persino negli ambienti di Curia – ha alle spalle una solida esperienza in campo amministrativo.

UN SOLDATO PER I SOLDI DI PIETRO

Nel campo delle interpretazioni, il suo è un nome che porta alla ribalta in un ruolo cruciale – il superministero economico – un soldato della Compagnia, quella dei gesuiti che, per vocazione, non ricoprono ruoli di governo nella Chiesa se non per particolari situazioni e dispense.

NON SARÀ VESCOVO

E difatti, in questo caso, Guerrero Alves non sarà consacrato vescovo né – probabilmente – creato cardinale in futuro. E questo fornisce un indizio di come Francesco stia immaginando l’architettura della nuova Curia romana e dei suoi dicasteri, la cui riforma è al rush finale: in tempi brevi è attesa la pubblicazione di una nuova Costituzione apostolica per definire i compiti del governo centrale della Chiesa. Già il “ministero” delle Comunicazioni era stato affidato a un laico, il giornalista Paolo Ruffini. Ora, ruoli cruciali, che prevederebbero da Statuto la direzione di un porporato, li si affida a un semplice religioso.

I TEMPI DI BERGOGLIO E I DOSSIER APERTI

Anche la tempistica scelta da Bergoglio è interessante. La nomina del gesuita spagnolo si inserisce in una infilata di colpi di scena oltre le Mura leonine in faccende economiche. L’acme a ottobre, con il blitz dei gendarmi su mandato dei pm del Papa in Segreteria di Stato e Aif, l’autorità antiriciclaggio.

RISCHIO DEFAULT

È nomina che arriva in un momento dove non è solo rumors il profondo rosso delle casse vaticane, a rischio default, e germogliano dubbi sull’appropriatezza dell’utilizzo dei denari dei fedeli. Il Vaticano non ha Pil, non ci sono tasse: la macchina gira solamente grazie alle donazioni e agli investimenti del patrimonio. Probabilmente non sempre investimenti oculati e trasparenti, come – ha recentemente ammesso il segretario di Stato, Pietro Parolin – nella vicenda dell’acquisto di un palazzo a Londra che ha portato alla sospensione di cinque dipendenti della Santa Sede. Vicenda ancora tutta da chiarire.

PREDECESSORE IN CARCERE, MA IN ATTESA DI GIUDIZIO FINALE

Il bollettino della Santa Sede dà notizia del nuovo prefetto della Segreteria vacante – di fatto – dall’estate 2017, poche ore dopo che l’Alta corte in quel d’Australia ha dato disco verde alla revisione del processo del predecessore di Guerrero Alves, il cardinale George Pell, incarcerato per abusi su minori.

BERGOGLIO SI AFFIDA A UN CONFRATELLO CHE CONOSCE DA POCO

E forse c’è di più. La nomina di un padre gesuita che Francesco ha conosciuto solo nel 2017, potrebbe anche essere un segnale di preoccupazione? Il Papa non si fida più di nessuno in quella città-stato che già da arcivescovo di Buenos Aires non amava frequentare, mettendoci piede il meno possibile, e nel suo settimo anno sul trono di Pietro cerca aiuto a casa per ripulire “la Sfinge” della Curia romana – come l’ha definita lui – attingendo nella sua Compagnia di Gesù?

CHI SUGGERISCE LE NOMINE?

Infine, anche se può apparire una malizia pettegola, la nomina di Guerrero Alves suona come indizio di un ruolo sempre più influente della “segretariola” non ufficiale del Pontefice. Quella composta dai suoi più fidati collaboratori che, anche se non hanno ruoli di governo in Curia, a Casa Santa Marta sono molto consultati e ascoltati. Un link, almeno: Guerrero Alves si incrocia con Villa Malta, sede di Civiltà Cattolica diretta da Antonio Spadaro. Già, perché lo spagnolo dal 2017 ad oggi ha coordinato il lavoro e i budget dei gesuiti nella Città eterna. Compreso l’autorevole quindicinale.

TRE VOLTE LAUREATO

Sessant’anni, nativo di Mérida, il nuovo prefetto è tre volte laureato. Studi in Spagna, Brasile, Messico, Francia e Stati Uniti. Già prima del noviziato si era iscritto a Economia a Madrid; corso che porta a termine. Completa la formazione con laurea in Filosofia (a Madrid) e in Teologia (alla Pontificia Comillas). Dottorato a Boston.

DALLA SPAGNA AL MOZAMBICO AL GOVERNO CENTRALE DEI GESUITI

Per qualche anno docente di Filosofia sociale e politica, dal 2003 comincia a ricoprire ruoli di governo: maestro dei novizi dei gesuiti in Spagna; poi superiore provinciale della Provincia di Castiglia (2008-2014): 600 padri e parecchie opere da gestire. Nel 2015 vola in Mozambico. Non come semplice missionario: è economo della Compagnia e direttore del Collegio Sant’Ignazio di Loyola. Nel 2017 viene chiamato a Roma, dove viene nominato delegato del Superiore generale Arturo Sosa per le case e le opere interprovinciali a Roma e Consigliere generale della Compagnia. In pratica diventa il Ceo di 360 gesuiti e di istituzioni di primissimo piano. Quelle della Compagnia con sede a Roma e ramificazioni in tutto il mondo: Pontificia Università Gregoriana, Pontificio Istituto Biblico, Pontificio Istituto Orientale, Specola Vaticana, Civiltà Cattolica, Centro Aletti, Collegio Russicum, Collegio Bellarmino, Collegio del Gesù, Dicastero per la Comunicazione (Radio Vaticana) e altri Dicasteri della Santa Sede. Il padre Guerrero ha lavorato nel progetto di integrazione delle tre Istituzioni accademiche a Roma (Gregoriana, Biblico e Orientale) affidate ai gesuiti dalla Santa Sede. Lascia il progetto iniziato.

Quindi: si è occupato di uomini e di bilanci. E per opere molto importanti al cuore della Catholica.

DI COSA SI DEVE OCCUPARE IL PADRE?

Ora dovrà fare lo stesso riferendosi direttamente al Papa come prefetto della Segreteria per l’Economia. Ruolo di fatto vacante dal luglio 2017, quando il cardinale Pell chiese congedo dal nuovo organismo vaticano per tornare in Australia e difendersi dalle accuse di pedofilia. La prefettura di Pell è ufficialmente scaduta a febbraio. Ora Pell è in carcere, riconosciuto colpevole di molestie. Ma – notizia di due giorni fa, appena prima della nomina del prefetto spagnolo – l’Alta corte australiana gli ha concesso di riaprire il caso. Una sorta di ultimo giudizio in Cassazione.

PAROLA D’ORDINE: TRASPARENZA. MISSIONE NON AGEVOLE

Perché Guerrero? La rivista dei gesuiti statunitensi America sottolinea: Francesco voleva qualcuno che garantisse trasparenza e sostenesse gli standard internazionali nelle finanze vaticane, qualcuno che possa portare risparmi nelle sue molteplici operazioni in modo da evitare disavanzi e dare consapevolezza che il denaro ricevuto dal Vaticano è destinato al servizio.

Nelle riunioni pre-conclave del marzo 2013, il tema della trasparenza in materia economica-finanziaria era emerso in più di un intervento dei cardinali. Elettori e non. Qualcuno aveva dubitato dell’opportunità per il futuro Pontefice di “avere” una banca. Riferimento Ior.
Negli anni i conti presso l’Istituto delle opere di religione sono stati (ufficialmente) ripuliti da quelli di chi non aveva titolo per portare i denari oltre le Mura. Spesso politici e finanzieri italiani.

ALTRO CHE IOR

Ma, tutti concentrati su quel Torrione che rimanda a storici scandali come il crack del Banco Ambrosiano (ormai preistoria), non si è forse fatta attenzione al ruolo dell’Apsa, l’Amministrazione dei beni temporali – economici e immobiliari – della Santa Sede. La vera banca centrale del Vaticano. E neppure si aveva contezza dei milioni gestiti dalla Segreteria di Stato. Fu Pell a farlo notare. Non senza troppa fortuna per averlo rivelato, dato il successivo, presunto scandalo che lo ha chiamato in causa in Australia.

SEGRETERIA DI STATO, MINCIONE, APSA E TUTTO IL RESTO

La Segreteria di Stato per i suoi investimenti da parte dell’ufficio amministrativo della Prima sezione in quel di Londra, in affari con il finanziere Raffaele Mincione, è oggi sotto i riflettori. Dei media e dei magistrati di Francesco. Che a scandalo emerso ha nel giro di pochi giorni nominato un nuovo presidente del Tribunale vaticano, il già procuratore capo di Roma, Giuseppe Pignatone, e accettato – forse non senza qualche tormento – le dimissioni del comandante dei gendarmi, Domenico Giani.

MA SE PELL USCISSE LINDO?

Tornando a Pell. Pell il ranger, poco avvezzo a cortigianerie curiali romane, è l’uomo su cui Bergoglio aveva scommesso non appena istituita la Segreteria per l’Economia nel febbraio 2014. Responsabilità di controllo amministrativo, supervisione dei budget di tutti gli uffici dello Stato, della Curia e delle istituzioni collegate alla Santa Sede. Nei mesi sono poi intervenute parecchie correzioni e aggiustamenti di ruolo. Per l’australiano non fu una passeggiata. Non riesce a portare a termine il lavoro per lo tsunami di accuse sulla sua condotta in Australia. Dove è tornato, protestandosi sempre innocente, per farsi processare. Ora è in carcere in attesa di terzo grado. Non può nemmeno celebrare messa. Gli è solo concesso di occuparsi del prato del carcere.

E qui, se non si temesse di andare fuori tema, sarebbe da notare che Pell è ancora cardinale. Nessuna dimissione dallo stato clericale. Nel caso in cui fosse nuovamente riconosciuto colpevole dai tribunali civili, subirà processo canonico. E se fosse riconosciuto innocente dalla giustizia della Chiesa? Un discreto punto interrogativo.

IN RUOLO CRUCIALE MA NON ALLA PARI

Digressioni a parte. Pell da prefetto della Segreteria per l’economia sedeva anche nel C9 – ora ridotto a C6 – il consiglio dei cardinali incaricato di studiare la riforma complessiva della Curia. Il suo successore alla Torre di San Giovanni, dato che non sarà creato cardinale e che inizierà il suo incarico a partire dal prossimo gennaio, a quel club probabilmente non sarà mai ammesso. Forse lo si chiamerà per relazionare su qualche dossier. Anche se probabilmente il Consiglio dei cardinali non avrà ancora molto lavoro da svolgere. La nuova Costituzione sulla riforma della Curia è quasi pronta. Il nome della bozza circola da tempo: Praedicate Evangelium. Non senza polemiche che si affollano intorno a questioni legali e pastorali.

CURIA SEMPER REFORMANDA. RIVOLUZIONE FRANCESCO

E qui c’è la novità di rilievo. Il motu proprio del 2014 di Francesco che istituisce i nuovi organismi di Consiglio per l’Economia, Segreteria per l’Economia e Ufficio del revisore generale scrive esplicitamente di un prefetto cardinale per i primi due dicasteri. Distinzione che negli Statuti emanati l’anno seguente non è più esplicita. Si legifera che a presiedere il Consiglio sia un porporato; non si precisa nulla sul “grado” del prefetto della Segreteria. E difatti Guerrero non sarà né vescovo né cardinale.

IL SUGGERIMENTO DEI GESUITI

Scelta suggerita al Papa dal superiore generale dei gesuiti. Lo scrive il sito ufficiale della comunicazione della Santa Sede, Vatican News: Sosa ha chiesto a Bergoglio che la nomina non venisse associata all’episcopato, in modo che Guerrero possa tornare, dopo aver terminato il suo servizio, alla sua normale vita di gesuita.

Il mandato è per cinque anni.

COME METTERE INSIEME UN CARDINALE E UN PADRE? CHI COMANDA CHI?

Guerrero risponderà non solo al Consiglio per l’Economia, guidato dal cardinale tedesco Reinhard Marx, ma anche – e soprattuto – direttamente al Papa. Marx ha un ruolo di indirizzo; il Revisore (ufficio aperto, ma ancora vacante il ruolo principale, dopo la cacciata di Libero Milone) si occupa dell’audit; la Segreteria per l’economia è “competente per il controllo e la vigilanza in materia amministrativa e finanziaria sui dicasteri della Curia, sulle istituzioni collegate alla Santa Sede o che fanno riferimento ad essa e sulle amministrazioni del Governatorato dello Stato della Città del Vaticano”, come si legge negli statuti. Tutti da vedere sono da vedere i rapporti che il prefetto novello riuscirà a costruire con Apsa.

THE MISSION

Il padre spagnolo dichiara a caldo a Vatican News: “Spero di contribuire alla trasparenza economica della Santa Sede e di fare un uso efficiente dei beni e delle risorse che sono al servizio dell’importante missione evangelizzatrice della Chiesa”. Altri non hanno avuto fortuna. Chissà come condurrà la battaglia il soldato della Compagnia.

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