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La disinformazione istituzionale al tempo del coronavirus

Carri Armati

Che cosa pensa il generale Carlo Jean delle ultime mosse del governo contro la pandemia da coronavirus

In guerra, la disinformazione costituisce una pratica abituare per realizzare la sorpresa e colpire le vulnerabilità dell’avversario. Nel caso del coronavirus non è così. L’avversario è la pandemia, di cui si può dire tutto, ma che non sia vulnerabile a quanto viene detto. Non è l’opinione pubblica e, solo marginalmente, l’opposizione politica a cui non vanno nascosti fatti che contraddicono le decisioni governative o distorti i dati che le confermano. È come nelle false comunicazioni societarie, che per inciso costituiscono un reato.

“A pensare male si fa peccato, ma di solito si azzecca”. L’idea che i dati forniti dal governo siano stati “farlocchi” mi è stata confermata dalle opinioni espresse da gente che se ne intende per la sua diretta esperienza sul campo, come il medico del San Raffaele, che ha non tanto implicitamente ridicolizzato il rapporto delle oltre 150.000 persone da ricoverare in malattia intensiva in caso di allentamento delle chiusure di attività produttive.

Mi è stato anche confermato dalla soddisfazione palese con cui un viceministro degli Esteri parlava di aumento dei contagi in Germania che avrebbe già provocato una marcia indietro sulla riapertura delle attività in Germania (secondo lui, mentre i tedeschi non ne sanno nulla, come avrebbe dovuto accertarsi, prima di “arrampicarsi sugli specchi” e sparare sciocchezze).

A parer mio, tale comportamento, oltre che concorrere al declino dell’Italia verso il terzo mondo (per inciso sono rimasto terrorizzato dal fatto che proprio a quel viceministro sia affidato il rilancio del vitale commercio estero!), costituiscono un vulnus istituzionale e un’offesa verso gli italiani. Mi è venuto il dubbio che i dati del CTS siano stati manipolati. Ho abbastanza esperienza di modelli matematici per sapere quanto sia facile farlo. Quando lo si fa, c’è sempre un motivo, cioè una tesi che si vuole dimostrare. Mi viene spontaneo fare un paragone tra il “piano segreto” del ministero della Salute, completato circa tre mesi fa, ma non diffuso per non terrorizzare gli italiani.

La cosa è stata indubbiamente funzionale alla linea di minimizzare i rischi, decisa dal governo, anche se incredibilmente non ha prodotto alcuna azione di emergenza. Quello attuale è stato ampiamente citato per giustificare la decisione di mantenere un notevole numero di restrizioni, forse fidandosi della passività degli italiani.

Se l’obiettivo era quello di mantenere sul Paese senza grandi problemi il potere di un traballante governo, penso che sia un boomerang e che i nodi vengano prima o poi al pettine.

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