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Perché Grillo è il vero problema di Conte

Costituzione

Grillo si specchia nell’Inferno di Dante per non riconoscere di essere lui il problema di Conte. I Graffi di Damato

 

Grillo si specchia nell’Inferno di Dante per non riconoscere di essere lui il problema di Conte.

Scherzo ma non troppo. L’avevo scritto che per esplorare il MoVimento 5 Stelle, specie dopo la scissione di Luigi Di Maio, occorresse ripetere il viaggio di Dante nell’Inferno della sua Divina Commedia. E Beppe Grillo in persona, il fondatore, il “garante”, tornato a casa dopo una fuga da Roma, dove aveva concluso una missione di ricognizione e d’ordine aumentando il disordine nel suo movimento, si è immerso proprio nell’opera dantesca facendosi accompagnare da un Virgilio dei nostri tempi. Che sarebbe l’autore di Marsilio e insegnante di liceo Pasquale Almirante, un cui articolo di due anni fa egli ha riprodotto sul suo blog con tanto di ringraziamenti finali e titolo – “Fenomenologia del tradimento e del traditore”- sovrastato da un’illustrazione di Gustave Dorè del nono cerchio dell’Inferno dantesco: quello dove Lucifero si gode la compagnia dei suoi simili.

Dal singolare della fenomenologia Grillo è passato al plurale dei traditori, andando anche oltre quelli sistemati da Dante nelle quattro zone del nono cerchio dell’Inferno: Caino, Antenora, Tolomea e Giudecca, da Giuda, “il più famoso che si vendette per trenta denari, tradendo la fiducia”. E tutti hanno pensato a Luigi Di Maio scrivendone sui giornali, qualcuno cercando anche di raccoglierne le reazioni. Che sono state infastidite, ma non rancorose.

Oltre ai nove cerchi dell’Inferno dantesco l’erudito Pasquale Almirante ha accompagnato Grillo in una sommaria rilettura di Shakespeare, di Dickens ed altri che hanno prodotto nelle loro opere figure di traditori e occasioni di tradimento.

Di Charles Dichens, nel famosissimo David Copperfield che i meno giovani ricorderanno nella traduzione televisiva della Rai sceneggiata e diretta nel 1965 da Anton Giulio Majano, è la figura che sembra avere maggiormente colpito Grillo: Urial Heep, recitata in quello sceneggiato dal compianto Alberto Terrani. “Mani sempre umide e appiccicaticce, che non guarda mai negli occhi il suo interlocutore, che si contorce e che alla fine, dopo aver carpito tutti i segreti del suo benefattore, ne diventa socio attraverso sempre il tradimento e il mescolamento delle carte”, racconta Pasquale Almirante a Grillo.

Oddio – mi sono chiesto – chi può essere scambiato per Urial Heep fra i tanti pentastellati, usciti o rimasti nel movimento, che Grillo ha conosciuto, persino allevato, e dai quali si è sentito tradito anche nella sua recente missione a Roma, interrotta dalla delusione e dalla rabbia per essersi sentito “strumentalizzato” – ha detto lui stesso – nelle confidenze fatte loro sui rapporti prevalentemente telefonici con Mario Draghi. Che, condividendo evidentemente il giudizio di “inadeguato” affibbiatogli una volta dallo stesso Grillo, gli avrebbe chiesto di “farlo fuori” dalla guida del movimento. Ne è seguita una tragedia, anzi una tragicommedia da cui si è capito solo che il problema di Conte, più che Draghi, è Grillo stesso.

Purtroppo, almeno per soddisfare la mia curiosità, ho scarsa dimestichezza col mondo, parlamentare e non, delle 5 Stelle. Non ho mai stretto “mani sempre umide e appiccicaticce” o notato occhi “sfuggenti” nelle interlocuzioni avute. L’unico col quale mi sono scontrato una volta alla Camera – il non ancora ministro della Giustizia Alfonso Bonafede per avere lui indicato anni fa alla tv nei giornalisti parlamentari in pensione i più sospettabili di lobbismo per far passare modifiche alle leggi utili a piccoli e grandi pseudocorruttori – mi guardò fisso negli occhi per dirmi che avrebbe continuato a sostenere quella convinzione che io gli avevo contestato.

Un autorevole amico reduce dal ricevimento di giovedì scorso fa a Villa Taverna per la festa americana dell’Indipendenza, e che ha avuto modo di salutare e parlare col ministro degli Esteri Luigi Di Maio, accompagnato dalla bella fidanzata Virginia Saba avvolta in un lungo abito colore avorio, mi ha assicurato di averne raccolto uno sguardo ben diretto e di non avere stretto mani in qualche modo umide. E mi ha anche detto di non avere visto fra i grillini presenti il pur ex presidente del Consiglio Giuseppe Conte.

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