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Cosa pensano del green pass i sindacati dei militari

Green Pass

A protestare contro il green pass nei luoghi di lavoro non sono solo alcuni portuali e camionisti ma anche sigle sindacali che rappresentano i militari. Tutti i dettagli e i numeri (sorprendenti)

 

Borbottii anche con le stellette contro il green pass

A protestare contro la decisione del Governo di estendere il green pass anche per accedere ai luoghi di lavoro non sono solo i portuali di Genova o di Trieste ma anche numerose sigle sindacali che rappresentano i militari.

Cosa stabilisce la legge

Il decreto legge varato il 21 settembre ha stabilito che dal 15 ottobre tutti i lavoratori dovranno essere minuti di green pass per l’accesso ai luoghi di lavoro. Fino al 31 dicembre, chi non può vaccinarsi potrà fare il tampone gratis, il decreto ha stanziato 105 milioni per questi casi. Tutti gli altri potranno usufruire di tamponi al prezzo calmierato di 15 euro che scende a 8 per i minori di 18 anni e aver il Green pass della durata di 48 ore. I lavoratori del settore privato senza green pass saranno assenti ingiustificati e subiranno il blocco dello stipendio. Inoltre chi è senza il pass sul posto di lavoro rischia una sanzione da 600 a 1.500 euro mentre per i datori di lavoro la sanzione può andare da 400 a mille euro. Anche i lavoratori del pubblico impiego sono tenuti ad avere la certificazione verde, anche in questo caso chi viene trovato senza Green pass rischia una sanzione da 600 a 1.500 euro, per i datori di lavoro che non controllano o che non predispongono le misure organizzative la multa va da 400 a mille euro.

Carabinieri: “Saranno favoriti i delinquenti”

Anche Unarma, il più grande sindacato dei Carabinieri, lancia l’allarme sull’introduzione dell’obbligo di green pass per recarsi nei luoghi di lavoro. “Il rischio è che gli unici a giovarsi del decreto sul green pass saranno i delinquenti, ai quali la certificazione verde non è richiesta: e quando la sicurezza allenta la sua vigilanza e il controllo del territorio, i malintenzionati potranno operare con più facilità”, dice in un’intervista a Panorama Antonio Nicolosi, segretario generale del sindacato dei carabinieri Unarma. I carabinieri pongono l’accento sulla possibilità di vedere ridursi la forza lavoro per via di possibili assenze dei militari. “Cambierà molto per il cittadino, perché le forze dell’ordine sono già sotto organico di parecchie migliaia di unità, dai tempi del governo Monti che bloccò il turnover – si legge ancora nella nota -. Se a causa della necessità del green pass si assenteranno migliaia di carabinieri andremo di certo in affanno”.

Circa 70mila uomini delle forze dell’ordine senza green pass

Le cifre che fornisce Unarma sono preoccupanti. A essere senza Green pass sarebbero “circa 15mila militari dell’Arma su un totale di 108mila. Ma il problema riguarda l’intero mondo della sicurezza: se sommiamo carabinieri, poliziotti, agenti della polizia penitenziaria, militari della guardia di finanza, militari impegnati nel progetto Strade sicure, vigili urbani arriviamo a un totale di 60-70mila operatori che mancheranno all’appello”. Numeri capaci di mettere in ginocchio il comparto e di recare gravi danni al mantenimento dell’ordine pubblico proprio in una fase l’animosità sociale sta crescendo. Unarma non chiede al Governo di ritirare il Decreto sull’obbligatorietà del green pass sul luogo di lavoro ma di fornire tamponi gratuiti ai lavoratori della sicurezza e sottolinea il paradosso per il quale “un deputato o senatore senza green pass può fare il tampone gratis e le persone che lavorano per la sicurezza, con stipendi nell’ordine di 1300 euro al mese, devono pagare di tasca propria”. Il sindacato non annuncia manifestazioni ma afferma di aver presentato “un esposto alla Corte europea dei diritti dell’uomo, perché ci sembra che l’interpretazione del governo italiano vada in contrasto con le stesse indicazioni delle autorità europee, secondo le quali il green pass doveva originariamente servire solo per viaggiare e non certo per recarsi al lavoro”.

Carabinieri senza alloggio: “Cacciati nel cuore della notte”

I disagi dall’introduzione dell’obbligo del green pass non sarebbero limitato ai luoghi di lavoro. Il pugno duro del decreto si riverbera anche sugli alloggi nei quali risiedono i carabinieri. “L’Arma dei Carabinieri ha dato ordine a tutti i carabinieri alloggiati nelle Caserme di uscire dalle camerette se non sono in possesso dal Green pass da questa mezzanotte”. A dare la notizia è il Nuovo sindacato carabinieri, aggiungendo che il Comando generale “avrebbe dato la disposizione di un luogo chi occupa le camere di lasciarle, paragonando l’alloggio a di lavoro”, già dalla notte scorsa. Il sindacato ha affidato il suo sconcerto ai social con la diffusione di una nota. “Nessun decreto ha mai imposto un’azione del genere che non ha precedenti nella storia dell’Arma – prosegue il sindacato -. Il Nuovo Sindacato Carabinieri interverrà in ogni luogo per difendere i propri Colleghi cacciati in mezzo alla notte a cercarsi mezzi di fortuna per passarla in maniera dignitosa. Non avremmo mai pensato di vivere una situazione del genere. Chiederemo al Presidente Draghi se era questa la sua intenzione quando ha emanato il decreto che regolerà il mondo del Lavoro da domani”.

Aeronautica: per la prima volta in sit-in davanti a Sigonella

Per la prima volta nella storia il SIAM, il Sindacato aeronautica militare, ha portato i suoi iscritti a manifestare attraverso un sit-in contro il green pass davanti ai cancelli della base militare di SigonellaIl presidio è stato puramente simbolico e dalla durata di 25 minuti, dalle 7 alle 07.25. La protesta pacifica riguarda “la libertà di dover poter accedere nel luogo di lavoro senza mettere mano al portafoglio e di usufruire di tamponi gratuiti, garantito dallo Stato”, ha detto Alfio Messina segretario della sezione di Sigonella e dirigente nazionale del sindacato. “È bene ricordare – aggiunge in una nota il segretario generale del Siam, Paolo Melis – che non vi è nessun obbligo di legge al momento che imponga il vaccino ai militari e, pertanto, i tamponi devono essere gratuiti nell’interesse stesso dell’amministrazione che deve garantire servizi essenziali per lo Stato e livelli di operatività imprescindibili”.  Insomma, la linea dei militati è chiara: fino a quando non ci sarà l’obbligo vaccinale lo Stato deve garantire accesso gratuito ai tamponi, l’altro strumento grazie al quale si può ottenere il Green Pass. ” Rifletta la Politica che sostiene in maniera ottusa una misura vessatoria solo perché tornare indietro significherebbe ammettere di aver preso un enorme granchio – si legge nel comunicato pubblicato sul sito del SIAM -. Oltretutto innescando un pericoloso braccio di ferro che porterà solol all’incancrenirsi del confronto con una parte delle forze sociali”.

SIAMO: “Tamponi gratuiti e libero accesso agli alloggi”

Anche il S.I.A.M.O. Esercito, il sindacato che rappresenta gli uomini e le donne dell’esercito italiano, chiede che tutti gli strumenti per ottenere il green pass siano gratuiti, dunque anche i tamponi. “Riteniamo quindi che il costo dei tamponi rientri negli oneri finanziari di Sicurezza negli ambienti di lavoro come tutti i controlli sanitari (art.15 comma l D.lgs 81/08) necessitando, per garantire una maggiore sicurezza, di disporre delle infermerie di Reparto, effettuando la verifica con tamponi rapidi, per le attività di tipo addestrativo-operativo e di servizio”, scrivono in una nota. Inoltre lamentano, come fatto dai carabinieri, che “le unità abitative del personale siano considerate alla stregua di un normale posto di lavoro” e chiedono che sia fatta differenza tra “i luoghi di lavoro da altri ambienti interni garantendo l’accesso agli alloggi di reparto indipendentemente dal possesso o meno del green pass”.

FLM: ”Garantire a tutti la libertà di scelta. No introduzione surrettizia obbligo vaccinale”

Fortemente contrario all’introduzione del green pass anche la Federazione Lavoratori Militari che, nel loro comunicato, sottolineano l’importanza di garantire la libertà di scegliere se sottoporsi o meno alla vaccinazione. “Siamo fermamente convinti che si debba garantire a tutti la libertà di scelta se sottoporsi o meno ad un determinato trattamento sanitario, a maggior ragione agli appartenenti alle Forze Armate e Corpi di Polizia ad ordinamento militare italiani – scrivono in una nota indirizzata al premier Draghi-. Riteniamo quindi che la normativa sul Green Pass, lungi dall’avere una funzione di sanità pubblica, abbia invece l’obiettivo di introdurre surrettiziamente l’obbligo vaccinale e questo in aperta violazione delle norme nazionali e sovranazionali; infatti, se da un lato la normativa europea di riferimento ha come scopo quello di agevolare la libera circolazione delle persone, la normativa interna ha scelto di imporre un modello “punitivo” e discriminatorio che, seppur astrattamente riconducibile al dettato costituzionale, in realtà appare del tutto sproporzionato e non idoneo a garantire l’esercizio responsabile delle libertà individuali”. I militari aggiungono che i dati dimostrano che “i vaccini siano efficaci contro la malattia ed i ricoveri, e molto meno contro la possibilità di contagiarsi e soprattutto di contagiare. Ma, più in generale è l’insieme delle condizioni richieste dal Green Pass a non essere garanzia scientifica riguardo alla non contagiosità”.

Sindacato dei militari e Polizia penitenziaria minacciano battaglia legale

Minacciano battaglia, in sede legale, gli iscritti al Sindacato dei Militari, e alla Federazione Sindacale Co.S.P. la sigla che raccoglie anche i lavoratori del comparto della polizia penitenziaria. Le due sigle informano “tutti i lavoratori che intendono rivendicare il pieno e incondizionato esercizio di quei diritti costituzionali pesantemente e irrimediabilmente lesi dal comportamento del datore di lavoro che possono aderire alle iniziative promosse contro l’uso del Green Pass rivolgendosi direttamente ai professionisti” indicati dal sindacato.

I finanzieri chiedono tamponi gratuiti

A chiedere la gratuità dei tamponi per l’ottenimento dei green pass sono anche tante delle sigle che rappresentano la Guardia di Finanza. Il Sinafi, il sindacato più importante della categoria, evidenzia che “tale misura inerente al Green Pass, così come concepita, rischi di incidere fortemente sulle libertà fondamentali dei cittadini e tenda ad indurre, indirettamente, a far effettuare la vaccinazione in maniera diffusa mediante l’esclusione lavorativa e sociale”. Il Sinafi chiede inoltre che “lo Stato si assuma gli oneri connessi a gravi effetti collaterali inerenti alla vaccinazione” e di “prevedere tamponi gratuiti (tamponi rapidi di terza generazione) anche da fare, all’occorrenza, direttamente presso le caserme”. Dello stesso tenore le richieste del SILF, Sindacato Italiano Lavoratori Finanzieri, e dell’USIF, Unione Sindacale Italiana Finanzieri, entrambe le sigle lamentano di non essere state ascoltate dal Governo e dai ministeri di riferimento.

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