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Green pass, corsi e ricorsi storici

Quota 100

Green pass fra cronaca e storia. Il commento dell’editorialista Giuliano Cazzola

 

Come scriveva Seneca al giovane Polibio ‘’ciò che è e sarà è già stato’’. Senza pretendere di essere incisivi alla stregua del grande filosofo stoico (del suo stile letterario scrisse l’esimio latinista Concetto Marchesi: ‘’di parole che tutti odono sono scritte le frasi che nessuno ha udito mai’’) potremmo dire che di fronte ai medesimi problemi si trovano più o meno le stesse soluzioni.

Per contenere il diffondersi della peste (bubbonica o polmonare che fosse) i cerusici consigliavano di lavarsi le mani, di tenersi lontani dai focolai; le autorità costruivano dei lazzaretti e muravano le porte e le finestre delle case in cui vi erano persone infette.

Mutatis mutandis, anche oggi, per mitigare gli effetti devastanti del Covid-19, le misure portanti non sono state molto diverse da quelle adottate nei secoli scorsi. Poi per fortuna la scienza ha fatto dei progressi dai tempi dei salassi. Oggi disponiamo di farmaci miracolosi e di terapie che hanno risolto molti flagelli dell’umanità, attraverso la vaccinazione obbligatoria; basti pensare al vaiolo, alla poliomielite. Le stesse malattie esantematiche che nel secolo scorso erano considerate un passaggio obbligato per i bambini oggi sottostanno ad una procedura immunizzante perché ci si è resi conto della loro gravità e trasmissibilità.

Tornando alla peste nera, per circoscrivere il più possibile il contagio occorreva limitare la mobilità delle persone, soprattutto di quelle che venivano dalle zone colpite. A pensarci bene è stato così anche adesso, persino tra regioni dello stesso Paese. Allora i traffici non avevano l’intensità che conosciamo oggi, ma anche quell’economia era a suo modo ‘’globalizzata’’ magari entro i confini di aree limitate, che tuttavia venivano il più possibile allargati dai mercanti e dai naviganti. La Repubblica di Venezia viveva di traffici e commerci, le sue navi si erano spinte fino a mari lontani. E non poteva rinunciare ai propri standard di esistenza. Ecco allora che nella città dei Doge venne trovata la soluzione. Chi doveva spostarsi chiedeva una sorta di salvacondotto (un antesignano del green pass, come si vede nell’immagine) rilasciato dall’Officio della Sanità di Venezia che attestava il latore era libero dal contagio.

Basta andare su Wikipedia per trovare certificazioni ancora più antiche di quella riprodotta che risale al 1713. Chissà se anche allora vi erano manifestazioni di oppositori che accusavano i Doge di conculcare i loro diritti? Certo che senza quella carta le navi dei ‘’renitenti’’ sarebbero rimaste all’ancora nell’Arsenale.

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