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Tutti gli scazzi tra Boris Johnson e gli industriali

Manica

I rapporti tra il governo di Boris Johnson e gli industriali britannici sono al minimo assoluto di sempre. Ecco perché. Il punto di Daniele Meloni

 

Dimenticatevi Peppa Pig, i rapporti tra il governo Tory e gli industriali britannici sono al minimo assoluto di sempre. Non è bastato il discorso di Boris Johnson ieri all’Assemblea della CBI – la Confindustria Britannica – per dissipare le nubi che stanno guastando un idillio che sembrava potesse durare all’infinito. I Conservatori erano il partito della libera impresa, delle tasse basse e degli imprenditori. Ora non più. O almeno, non più del tutto.

Johnson ieri ha sottolineato come siano le imprese private a creare ricchezza e non l’azione del governo. Parole reminiscenti dell’epoca in cui Margaret Thatcher riceveva standing ovation dagli industriali. Le cose sembrano essere cambiate con la Brexit. La CBI è sempre stata contraria, Johnson l’ha additata nella famosa campagna pro-Leave del 2016 come forza pro-Remain “contro il popolo”, e, una volta ottenuta la Brexit, gli industriali si sono appoggiati all’ex Cancelliere dello Scacchiere Philip Hammond per annacquare i progetti di uscita dall’UE del governo guidato da Theresa May (e anche il programma di riforme sociali).

Ma se esiste un’associazione pragmatica al mondo, quella è sicuramente la CBI. Così, anche se Johnson aveva detto in campagna elettorale nel 2019 che “abbassare le tasse” non era la priorità del suo prossimo governo, gli industriali hanno accettato obtorto collo il suo programma. Anche perché sull’altro fronte c’era un Jeremy Corbyn che prometteva nazionalizzazioni e persino espropri. Tiepidamente il grosso della CBI ha dato il suo endorsement ai Tories. Naturalmente, non si trattava di una cambiale in bianco. L’assemblea di ieri avevano come titolo “Seize The Moment”, cogliere il momento, ed è stata accompagnata da un paper dal medesimo titolo che invitava ad approfittare delle nuove opportunità della Brexit con un programma piuttosto in linea con quello di Johnson: transizione ecologica, apertura a nuovi mercati, Global Britain nel commercio e così via.

Il punto è che Johnson per finanziare i suoi programmi di tutela delle imprese e dei lavoratori e per mostrarsi prodigo anche nei confronti dell’NHS durante la pandemia, ha intrapreso una politica tax-and-spend che ha portato le tasse al più alto livello da 70 anni a oggi, ha previsto l’aumento della Corporate Tax dal 19 al 25% negli anni a venire e, infine, ha aumentato il National Insurance – che grava su persone fisiche e giuridiche allo stesso modo – a 1,25% per potere concludere la tanto attesa riforma dell’assistenza sociosanitaria. Tutto questo la CBI non lo digerisce e a ben poco è servito il congelamento del Business Rate – la tassa sugli immobili presi in affitto dalle aziende – per tutto il 2020 e il 2021 portato avanti entusiasticamente dal Cancelliere Sunak che ha parlato di “taglio delle tasse fino a 6 miliardi di sterline per le imprese”.

Il Labour sta cercando di approfittare di queste tensioni. Anche Starmer era a Cannon Street, la sede della CBI, per la conferenza. Dopo avere definito l’esibizione di Johnson “pessima”ha cercato di portare dalla sua parte gli imprenditori affermando che “Il Labour è il partito del lavoro e quindi anche il partito del business”. Un’impostazione interclassista sicuramente gradita dai vertici della Confederation e ad anni luce da quella di Corbyn, anche se non pare che l’imprenditoria britannica manifesti il suo entusiasmo per un futuro governo Labour, sostenuto, per forza di cose, anche dai sindacati e con una componente di sinistra radicale ancora molto forte al suo interno.

In tutto ciò ieri si è tenuta al Centre for Policy Studies (CPS) la consueta Margaret Thatcher Conference, quest’anno incentrata sul commercio. Presenti rappresentanti della City e del governo, come Anne-Marie Trevelyan, la titolare del dicastero del Commercio Internazionale e il suo consulente, l’ex premier australiano Abbott. Il Ministro per il Gabinetto, Lord Frost ha detto chiaro e tondo che la Brexit non è stata portata a termine per adottare modelli socio-economici di stampo europeo e ha perorato la causa dell’abbassamento delle tasse e del libero scambio.

Se con CBI Johnson non si può certo definire in luna di miele, con la destra thatcheriana del suo partito le cose non vanno meglio. Solo che mentre la CBI potrà votargli contro nel 2024, i suoi backbenchers possono farlo tutti i giorni.

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