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Cosa si dice nella Lega di Salvini su Giorgetti e non solo

Quirinale Draghi

La nota di Paola Sacchi

 

Il direttore del Foglio, Claudio Cerasa, non ha dubbi nella trasmissione “Tagadà” su La7: “Giorgetti commissario degli estremismi della Lega. Giorgetti, che doveva essere il portavoce della Lega nel governo, è diventato portavoce nella Lega di Draghi”.

L’acuta Maria Giovanna Maglie lo pizzica subito con un tweet, hashtag #robaforte, “c’ha delle fonti che voi manco vi sognate”, scrive ironica.

Ecco, noi, nel nostro piccolo di inviati anche di Lega, di ieri e di oggi, memori di una confidenza di Umberto Bossi (ieri 25 anni dal discorso di Indipendenza della Padania) a margine di una intervista, una delle prime dopo la malattia del 2004, per Panorama (“Giancarlo potrebbe essere mio successore, ma lui sa stare bene dietro le quinte, è un bravissimo amministratore ma non ha la mia stessa arte del comando”. Bossi lo diceva un po’ di tutti), siamo andati a sentire, con nome e cognome, personaggi di spicco della Lega delle origini.

Non sono “anonimi veneziani” che riempiono i retroscena in questi giorni. Ad esempio, Dario Galli, deputato Lega, ex presidente della Provincia di Varese, dopo l’ex capogruppo della Lega Nord alla Camera, Marco Reguzzoni, ingegnere e modello di amministratore leghista. Galli, già sindaco di Tradate, è pure lui ingegnere. Reguzzoni, reo di “cerchio magico “, è tornato nella sua azienda a Varese,

Galli è ancora in Parlamento, ex viceministro di Luigi Di Maio allo Sviluppo Economico. L’altra sera a “Staseraitalia”, in tv su Mediaset, Galli ha ricordato che tutti o quasi i parlamentari leghisti sono vaccinati, ma ha denunciato “le contraddizioni sull’uso del green pass”. Quanto al presunto ruolo da “commissario” del ministro Giorgetti, l’ortodosso Galli, uno da spilletta con Alberto Da Giussano forever, ci conferma il suo “insostituibile valore e la grande capacità nel saper stare sempre in Lega dietro le quinte”. Insomma, “Giancarlo, il Gianni Letta padano”. Lo stesso Galli poi ci ribadisce: “Tanto, come per un destino mediatico, la Lega da Bossi a Salvini non è mai andata giù a giornaloni e giornalini mainstream”.

Il ligure Edoardo Rixi, assolto dopo una lunga inchiesta giudiziaria, per la quale si dovette dimettere da viceministro del pentastellato Toninelli ministro dei Trasporti, nel governo giallo-verde o giallo-blu che dir si voglia, è molto netto e amaramente ironico: “Prima ci descrivevano come i buzzurri leghisti secessionisti, quelli sul pratone di Pontida con le corna di Vercingetorige, pericolo per la democrazia; ora che abbiamo fatto la nostra unità d’Italia con la Lega nazionale di Matteo è anche peggio”.

Il destino degli outsider in questo Paese? È un fatto che la Lega di Matteo Salvini susciti più preoccupazione di Fratelli d’Italia di Giorgia Meloni, per la sua trasversalità di “partito di produttori e imprenditori, per lo sviluppo economico, contro la pressione fiscale”, osserva  l’ingegner Galli.

E però  le elezioni amministrative saranno per il centrodestra un banco di prova per la sua classe dirigente nelle grandi città. Netta maggioranza nel Paese per le Regioni, in difficoltà però nelle metropoli. È uno strano gap, come ha detto e scritto più volte Daniele Capezzone. A meno che FdI non viva questa cruciale scadenza elettorale solo per misurarsi con la Lega di Salvini, che ha accettato il guanto di sfida di stare nel governo di emergenza nazionale. Dovranno, comunque, riflettere tutti, Forza Italia non esente. Se è vero ancora che FI è il fulcro liberale del centrodestra.

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