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Brema

In Germania l’Spd di Scholz fa piangere i Verdi

L'Spd ha vinto le elezioni a Brema, trionfando sui Verdi. Ecco cosa potrebbe cambiare per il governo Scholz. L'articolo di Pierluigi Mennitti da Berlino.

 

C’è un vincitore: l’Spd. E un vinto: i Verdi. Nell’elezione a Brema, una delle tre città Stato tedesche assieme a Berlino e Amburgo e quindi un voto che ha valenza regionale visto che proprio per il suo status Brema è uno dei 16 Länder tedeschi, il dato più rilevante è proprio il rimescolamento dei numeri all’interno della coalizione che governa a Berlino.

In una domenica occupata principalmente dalla telenovela dello sciopero dei treni, revocato all’ultimo momento dall’intervento del tribunale del lavoro di Francoforte, e con i passeggeri occupati più a capire se il loro treno rientrasse nel novero di quel terzo comunque bloccato per l’impossibilità di Deutsche Bahn a ripristinare il traffico ordinario di lunedì, gli elettori della cittadina anseatica di 800 mila abitanti si sono recati ai seggi elettorali per rinnovare la propria amministrazione e dare un segnale politico alla capitale.

L’SPD VINCE LE ELEZIONI A BREMA

Assieme a Brema il voto ha coinvolto anche l’appendice portuale di Bremenhaven, sulla foce del fiume Weser. Insieme questo distretto rappresenta pur sempre uno dei porti commerciali più attivi del Mare del Nord, anche se il movimento dei suoi traffici è ben lungi dal potersi confrontare con quelli di Rotterdam o Amburgo. Ma anche per questo Brema ha una storia tutta tinta di rosso, e la socialdemocrazia governa qui più a lungo di quanto non faccia la Csu in Baviera.

E anche questa volta le urne non hanno tradito l’Spd, consegnando il primo posto al sindaco uscente Andreas Bovenschulte, il cui carisma è riuscito a coprire una generale sfiducia degli elettori nei confronti delle competenze del suo partito sui temi di maggiore interesse per i cittadini: educazione e sicurezza. Lo dicevano i sondaggi, che infatti prevedevano un testa a testa con la Cdu. Invece la vittoria del sindaco uscente è stata abbastanza netta, quasi il 30% contro il 25,7 dei cristiano-democratici, con quasi 5 punti in più rispetto al precedente voto, mentre la Cdu ne ha perso uno.

Bovenschulte è uno che in pubblico parla come Scholz. Deve essere lo stampo anseatico: pacato, secco, quasi noioso. Ma ha lo stesso pragmatismo laborioso che caratterizzava Scholz quando era sindaco di Amburgo. E ora può scegliere se proseguire l’esperienza della coalizione di sinistra con Verdi e Linke, o cambiare rotta verso una maggioranza più centrista imbarcando la Cdu in una Grosse Koalition. Per ora si tiene le mani libere in attesa di avviare le consultazioni.

LE CONSEGUENZE NAZIONALI PER I VERDI

Fin qui la valenza locale del voto. E poi c’è quella nazionale, che naturalmente appassiona di più il lettore non tedesco. E qui son dolori per i Verdi, che vedono confermato in un voto reale il grave momento di difficoltà finora segnalato solo dai sondaggi.

Gli ecologisti lasciano nelle urne 5 punti e mezzo percentuali, scivolando all’11,9%, livelli che ricordano i tempi magri del partito di nicchia. Sono tallonati dalla Linke (11,1%) e dalla lista civica Biw, che sta per Bürger in Wut, tradotto senza troppi giri di parole, “cittadini incazzati”. Hanno conquistato il 9,5%, oltre 7 punti in più della volta precedente, certamente aiutati (come in parte minore la Linke) dall’assenza del partito di estrema destra, Afd, escluso per vizi procedurali nella presentazione delle liste. Chiudono la catena dei partiti entrati in assemblea i liberali dell’Fdp con il 5,2%.

Il punto centrale con cui deve confrontarsi la direzione dei Verdi e soprattutto i suoi due ministri di punta (Robert Habeck all’Economia e Annalena Baerbock agli Esteri) è se le ultime decisioni imposte al governo sulla strada della transizione energetica – chiusura delle ultime tre centrali nucleari invece che un prolungamento della loro attività almeno per un altro inverno, legge sulla sostituzione delle caldaie a gas e petrolio con quelle a pompe di calore, operazione molto costosa in un periodo di crisi economica e di inflazione – siano sostenibili dalla società. L’accusa che viene mossa ai Verdi, e ad Habeck in particolare, è di essere tornati in breve tempo dal pragmatismo che aveva caratterizzato la prima fase di governo a un cocciuto ideologismo ecologista.

IL COMMENTO DEI GIORNALI TEDESCHI

Osserva il settimanale economico WirtschaftsWoche: “Non c’è dubbio che il percorso del ministro dell’Economia e dei Verdi nella coalizione abbia depresso il risultato. Mentre la disputa sulla legge sull’energia degli edifici si sta trasformando in una guerra culturale, lo stesso Habeck si lamenta della malizia nei suoi confronti nella disputa sulla vicenda del suo segretario di Stato Patrick Graichen”. Quest’ultimo riferimento è al sospetto di favoritismo e clientelismo al dicastero, dove i critici sostengono che Habeck abbia istallato un network di amici, piuttosto che di figure competenti.

Tutti argomenti che agli elettori di Brema, dove la percentuale di beneficiari dell’assegno di cittadinanza è la più alta in Germania (17,1%) e il livello del sistema educativo è il più basso, probabilmente appassionano poco o nulla e anzi forse suscitano fastidio. “Essere vicini alla gente non è mai stato l’obiettivo dichiarato dei Verdi”, scrive ancora il settimanale economico, “ma con il loro attuale approccio, rischiano di allontanarsi sempre di più da ciò che riguarda i cittadini e l’economia in tempi di aumento dei costi energetici, inflazione e guerra di aggressione della Russia in Ucraina,ed è per questo che l’eco-partito rischia di cadere ancora di più”.

Il suggerimento: “Soprattutto in vista delle prossime due elezioni statali in Assia e Baviera dell’8 ottobre, il partito dovrà riflettere sulla sua strategia se non vuole incorrere in altre debacle”.

Per la Frankfurter Allgemeine Zeitung, anche la componente locale della sconfitta dei Verdi ha un suo significato nazionale. Il quotidiano nota come la candidata di punta dei Verdi, Maike Schaefer, ex senatrice (l’equivalente di un assessore) per i Trasporti, l’Ambiente e l’Edilizia, risultasse la più debole di tutti i candidati di punta, persino dietro al quello dell’Fdp Thore Schäck, che aveva cercato di farsi notare con l’ironico slogan “Chi diavolo è Thore Schäck?”.

Le sue proposte per la città contenevano proprio quel tipo di ideologismo che ora una buona parte dell’elettorato sembra rigettare, anche perché tocca mettere mano al portafoglio. “Schäfer si era espressa contro il parcheggio gratuito a breve termine per le auto, a suo dire non più giustificabile alla luce della crisi climatica. Questo le ha fatto guadagnare la rabbia degli elettori che non vogliono pagare il parcheggio per i piccoli acquisti”, nota la Faz, che aggiunge: “Per quanto riguarda la politica dei trasporti, gli elettori attribuiscono ai Verdi di Brema una competenza minore rispetto alla Spd e alla Cdu. In generale, i Verdi hanno perso parecchio in termini di competenza”.

Massimalisti, disinteressati alle preoccupazioni dei singoli cittadini e neppure tanto competenti. È davvero finita la luna di miele degli elettori con i ministri ecologisti?

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