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Tutti gli scenari post elezioni in Germania

Governo Semaforo

Come sarà il panorama politico in Germania dopo le elezioni. L’analisi di Pierluigi Mennitti

 

Nella girandola del carosello post-merkeliano sembra arrivato il momento di Olaf Scholz, il socialdemocratico. Dopo il falò delle vanità che aveva accompagnato ascesa e caduta della verde Annalena Baerbock e il ruminante incedere del cristiano-democratico Armin Laschet, il pendolo del consenso pende ora verso il candidato che più di tutti ha mostrato fermezza e responsabilità nell’affrontare l’emergenza alluvioni, che a luglio ha funestato la Germania occidentale.

Un ultimo sondaggio confermerebbe questa nuova tendenza, che favorirebbe anche un capovolgimento clamoroso delle possibili maggioranze di governo, premiando una coalizione di centrosinistra con Spd, Verdi e liberali, tanto inedita a livello federale quanto complicata da formare nella pratica. Per quanto i sondaggi appaiano in questa fase della competizione attendibili come i vaticini degli aruspici, restano la cosa più eccitante di una campagna elettorale in cui è ancora difficile trovare un filo conduttore, ammesso che alla fine ve ne sarà uno.

Dopo anni di competizioni dominate dalla figura di Angela Merkel e dal suo stile politico, ci si attendeva che aria fresca e idee nuove infiammassero il dibattito tedesco. Si assiste invece a una campagna elettorale segnata da episodi contingenti e interpretata da candidati alla prova dei fatti modesti, incapaci di dettare e imporre strategie e temi propri.

Qualcosa si è mosso solo negli ultimi giorni, ma il confronto resta concentrato su episodi e in fondo è anche questa un’eredità di Merkel e un prodotto dello spirito dei tempi: deideologizzazione del dibattito, pragmatismo. Non è una sorpresa, dunque, che dalla melma dei flutti sia adesso emerso un politico esperto e razionale come Scholz. Mentre Laschet girovagava un po’ svagato tra i disastri della sua regione, la più colpita dall’alluvione, pagando una pessima consulenza mediatica (le foto di lui circondato dalle macerie delle case date in pasto a giornali e social hanno trasmesso l’immagine di un uomo soverchiato dalla distruzione e non capace di affrontarla), e si infilava nella trappola di una risata carpita da una telecamera durante la visita ufficiale del presidente della Repubblica, Scholz sfruttava il suo ruolo di ministro delle Finanze per muoversi da un luogo colpito all’altro e assicurare aiuti e soldi per la pronta ricostruzione. Freddo, sicuro, istituzionale, il candidato socialdemocratico è apparso il candidato più capace di affrontare una crisi improvvisa, offrendo sicurezza, concretezza e solidità laddove i suoi avversari rincorrevano emozioni (Laschet) o replicavano concetti teorici sulle politiche ambientali (Baerbock). Per chi ha rimpianto in quei giorni la “cancelliera delle crisi” Angela Merkel, l’apparizione di Scholz è stata come una rivelazione.

Il suo nome era già balzato in testa ai consensi nei giorni della crisi, superando d’un salto sia Laschet che Baerbock, ma un’altra crisi forse ancora più acuta, quella dell’Spd, sembrava fargli da freno. Ora il credito personale conquistato sembrerebbe riflettersi anche sul suo sgangherato partito.

Il condizionale è d’obbligo, dato l’equilibrio tra i partiti che segna questa fase della politica tedesca (i primi tre partiti sarebbero raccolti nello spazio di 4-6 punti percentuali) e che consiglierebbe prudenza nel valutare con enfasi l’ultimo sondaggio di giornata. Ma la cronaca ha bisogno come i cavalli della sua biada quotidiana, e quella più attuale è stata preparata da uno degli istituti demoscopici più seri e autorevoli della Germania, il Forsa. E indica da un lato il crollo dei consensi per l’Unione di Laschet e la calma piatta in area verde, dall’altro il recupero sostenuto dei socialdemocratici. Risultato: Unione 23% (era al 30 prima dell’alluvione), Verdi al 20 e Spd al 19, con un balzo in avanti di 3 punti percentuali. Ancora più netti i numeri sul consenso diretto ai candidati: Scholz 26%, Baerbock 16, Laschet 12. Sebbene più prudente, questa tendenza è rintracciabile anche in altri sondaggi.

Le conseguenze sono due. Una di ordine generale: con questi numeri, la Germania può dire addio alle tradizionali alleanze a due (anche quella nero-verde sarebbe fortemente in dubbio) e prepararsi a più complesse coalizioni a tre partiti, sempre tenendo conto che da sempre l’Unione è di per sé composta da due forze politiche che, per quanto “sorelle”, si muovono su basi autonome. L’altra contingente: accanto all’ipotesi del tripartito Giamaica (Unione, Verdi e liberali), si aprono più o meno concretamente molti altri scenari.

Il meno probabile, è un’alleanza di sinistra con Spd, Verdi e Linke, piuttosto problematica soprattutto per le posizioni di politica estera del partito più a sinistra, la Linke. È anche un’ipotesi che né Spd né Verdi pubblicizzeranno in campagna elettorale, per timore di perdere voti moderati e ridare fiato alla propaganda dell’Unione (ma anche dei liberali e di Afd) sul pericolo rosso: la Linke è pur sempre l’erede della vecchia Sed dei tempi di Honecker.

Altri scenari vedono un allargamento dell’attuale Grosse Koalition (Unione-Spd) a un terzo alleato, verdi o liberali. Alleanze inedite a livello federale, spuntate in alcuni casi regionali per sopperire alla frammentazione partitica degli ultimi tempi.

Ma c’è un’ipotesi su cui Scholz si è gettato a capofitto: una coalizione semaforo (Ampelkoalition) con i Verdi e i liberali di Christian Lindner (Fdp), che viaggiano agevolmente oltre il 10% e che – come già segnalato in precedenti analisi – può diventare l’ago della bilancia del prossimo governo, scegliendo se trattare con Laschet e Verdi per la Giamaica o con Scholz e Verdi per il meno esotico semaforo. Il ministro delle Finanze lavora da tempo a questa ipotesi, ha avviato un dialogo a distanza con Lindner sui temi fiscali cari ai liberali, e ora confida nella possibilità di superare in volata i Verdi e compiere un miracolo politico ancora più grande di quello che riuscì a Gerhard Schröder nel 2002, quando bruciò in rimonta il candidato della Csu Edmund Stoiber.

Speculazioni, per il momento, in attesa che la campagna elettorale entri davvero nel vivo. Certo è che la gestione della crisi alluvionale ha rimescolato ancora una volta le carte in tavola e da qui al 26 settembre altri avvenimenti potranno ancora farlo. I candidati appaiono come i dieci piccoli indiani di Agatha Christie e forse era stata un’illusione la convinzione che il lungo cancellierato di Angela Merkel stesse comprimendo l’esplosione di chissà quale talento politico nascosto.

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