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Olanda

Geert Wilders riuscirà a guidare l’Olanda?

Veemente rappresentante del populismo anti-islamico, contrario agli aiuti all’Ucraina e all’ingresso di nuovi richiedenti asilo, oltre che fautore della Nexit. Ritratto e promesse di Geert Wilders, il leader del partito di ultradestra che ha vinto le elezioni in Olanda

 

Tsunami politico in Olanda, dove alle elezioni di mercoledì è stato incoronato primo partito il PVV di Geert Wilders, prenotando una sua partecipazione nella coalizione di governo che si costituirà con le trattative che cominciano oggi. Ecco come sono andate le elezioni e quali sono le idee di un leader affermatosi quasi vent’anni fa sulla scena non solo olandese come veemente rappresentante del populismo anti-islamico.

I risultati

Battendo tutti i pronostici, il Partito della Libertà (PVV) di Geert Wilders ha vinto le elezioni di mercoledì nei Paesi Bassi aggiudicandosi 37 seggi su 150 e diventando così il primo partito olandese.

Come riporta Reuters, non ce l’ha fatta invece la coalizione di laburisti e verdi guidata da Frans Timmermans, che porta a casa appena 25 seggi. Ancora dietro si è piazzato il nuovo partito di centrodestra NSC guidato da Pieter Omtzigt, che si è assicurato 20 seggi.

Volge dunque al termine l’era di Mark Rutte, primo ministro per ben 13 anni dimessosi a luglio e che ora si farà da parte non appena si sarà formata una nuova coalizione di governo.

Verso la formazione di una coalizione di governo

Tutti i partiti, sottolinea Politico, si incontreranno oggi con la presidente della Camera Vera Bergkamp per nominare il cosiddetto scout, una figura chiamata a individuare le possibili coalizioni.

Dopodiché il Parlamento individuerà un cosiddetto informateur che condurrà i negoziati. Una volta identificata la coalizione, verrà designato un formateur, che di norma è il leader del partito più grande, che avrà il compito di lavorare sull’accordo di coalizione.

Questo processo in Olanda può durare anche diversi mesi. Come ricorda Politico, l’ultimo governo Rutte ha avuto una gestazione di ben 299 giorni, e questa volta ce ne potrebbero volere ancor di più.

Si guarda adesso a una possibile coalizione tra il Partito della Libertà, VVD e NSC che godrebbe di una maggioranza di 81 seggi.

Ma non è escluso che l’incarico passi proprio a Timmermans, che potrebbe guidare una coalizione centrista formata da VVD, NSC e dai liberali del D66 che disporrebbero insieme di 78 seggi.

Politico a tal proposito evoca quanto successe nel 1977, quando i laburisti vinsero le elezioni ma non riuscirono a formare una coalizione, al contrario di VVD e cristiano-democratici che andarono al governo insieme.

Wilders tuttavia ieri ha giurato, riferisce il Guardian, che “il PVV sarà nel prossimo gabinetto”, mentre Karoline van der Plas, leader di quel Farmers City Mouvement che potrebbe entrare nella coalizione con Wilders, ha dichiarato ieri ai media olandesi che “non si possono e non si devono ignorar le due milioni e mezzo di persone che hanno votato per il PVV”.

Chi è Wilders

Wilders, sottolinea l’Economist, è tutto tranne che un parvenu. Fuoriuscito dal VVD, ha fondato il suo partito nel 2006 affermandosi come uno dei volti più noti della prima generazione di personaggi populisti e anti-islamici del Vecchio Continente.

Alle elezioni del 2010 ottenne il 16% dei voti, appoggiando il primo governo di Rutte che abbandonò due anni dopo a causa delle misure di austerità proposte dall’esecutivo. Da allora è stato tenuto a debita distanza da tutti gli altri partiti per via di una retorica incendiaria che nel 2016 gli fece guadagnare anche una condanna per incitazione all’odio.

Contrario agli aiuti all’Ucraina, Wilders si è presentato a queste elezioni con un programma che include la convocazione di un referendum sulla cosiddetta Nexit e il completo stop all’ingresso di nuovi richiedenti asilo.

Deislamizzazione

Ma, come sottolinea l’Associated Press, a caratterizzare lui e il suo partito è soprattutto l’accento sulla “deislamizzazione” dell’Olanda. Nel manifesto del PVV fa bella mostra la richiesta di bandire il Corano, le moschee, le scuole islamiche e il velo negli uffici pubblici.

“Gli olandesi saranno di nuovo numero 1”, ha tuonato con accenti trumpiani Wilders in campagna elettorale. “Il popolo deve avere indietro la sua nazione”, ha detto promettendo un vero e proprio “tsunami” nel campo dell’immigrazione.

Svolta moderata?

Nelle ultime settimane tuttavia Wilders ha moderato i toni, promettendo, in caso di vittoria, politiche “dentro la legge e la Costituzione” e concentrate su problemi “più grandi” come il costo della vita e la crisi degli alloggi. Agli olandesi ha promesso “più case, una sanità decente e più soldi nel portafoglio”.

Nel discorso conclusivo della campagna elettorale pronunciato il 21 novembre, ha promesso di diventare un primo ministro “per tutti, indipendentemente dalle classi, da ciò che credete o da quale sia il vostro background”.

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