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Cosa ci si aspetta dall’incontro Biden-Xi al G20

G20

Ucraina, Taiwan, Corea del nord, commercio e non solo: ecco di cosa si parlerà al bilaterale tra Joe Biden e Xi Jinping a margine del G20. Il punto di Marco Orioles


Oggi, a margine del G20 di Bali, si terrà l’atteso bilaterale tra il presidente Usa Joe Biden è quello cinese Xi Jinping. È la prima volta che si incontrano da quando Biden è alla Casa Bianca, ma tra i due c’è un’antica consuetudine risalente a quando, più di dieci anni fa, entrambi ricoprivano la carica di vicepresidente.

Se non è stato possibile dal gennaio 2021, organizzare un incontro in presenza tra i leader delle due superpotenze – che si sono comunque sentiti cinque volte al telefono o in videochiamata – lo si deve alle stringenti politiche anti-Covid adottate da Pechino, che hanno trattenuto in patria Xi per oltre due anni e mezzo, e impedito di fatto ad ogni straniero di accedere in Cina. Il primo viaggio all’estero di Xi risale allo scorso settembre, in occasione del summit dell’Organizzazione per la Cooperazione di Shangai tenutosi a Samarcanda, durante il quale il presidente cinese ha avuto un lungo faccia a faccia con Vladimir Putin.

LE ASPETTATIVE

Non sono attese svolte o risultati significativi, da questo bilaterale che è il frutto di un lungo e paziente lavoro diplomatico condotto da ambo le parti, e che fino all’ultimo minuto era considerato improbabile. Nei comunicati e nelle dichiarazioni della vigilia, la Casa Bianca ha abbassato di molto l’asticella delle aspettative di questo incontro che dovrebbe durare due ore e che si chiuderà senza alcun comunicato congiunto. In America nessuno si fa illusioni sulla possibilità di strappare concessioni a Xi sui numerosi contenziosi che dividono i due paesi, da Hong Kong a Taiwan, passando per i diritti umani e le rivendicazioni cinesi nel Mar Cinese Meridionale, fino al commercio e all’accesa competizione tecnologica.

LE RELAZIONI USA-CINA AI MINIMI

Ma se c’è un’ora per la diplomazia tra Pechino e Washington è proprio questa. Se le relazioni tra le due parti sono al minimo storico, è opportuno – alla luce del concreto rischio di far deflagrare un conflitto nel Pacifico – che le comunicazioni siano ripristinate al più alto livello, e siano condotte con l’obiettivo di stabilire un modus vivendi che perimetri esattamente le aree di disaccordo e quelle su cui è possibile almeno un minimo di cooperazione, vedi l’impegno contro il cambiamento climatico.

È con questa idea bene in mente che Biden è atterrato ieri a Bali, reduce dalla partecipazione al vertice Asean e all’East Asia summit in cui ha avuto l’opportunità di rassicurare i numerosi partner dell’Asia-Pacifico di voler procedere verso una normalizzazione delle relazioni con Pechino dopo i burrascosi anni di Donald Trump.

LA FORZA DI XI E LE LINEE ROSSE DI BIDEN

Xi si presenta all’appuntamento più forte che mai. Ha appena ricevuto al XX Congresso del Pcc la terza investitura a capo del partito e della Repubblica Popolare, preludio ad un quasi sicuro mandato a vita. Nel nuovo standing committee del Politburo uscito dal Congresso ci sono persone unite a Xi da un patto di fedeltà che assicureranno al nuovo imperatore una guida salda del partito e del Paese. A differenza dell’Europa, la Cina ha un numero di telefono ed è il suo.

È per questo che Biden ha insistito per vederlo e parlarci a tu per tu, come hanno puntutamente precisato i media cinesi. Se ci sono due uomini che possono invertire la tendenza di uno scontro sempre più rovente, e gettare le basi per un dialogo, sono proprio Biden e Xi, e non i loro collaboratori che nei due anni precedenti non sono stati in grado di mantenere la relazione su un piano di equilibrio.

TAIWAN E UCRAINA

Ci chiariremo sulle rispettive linee rosse”, ha dichiarato giovedì il presidente USA, e non sarà un compito semplice. La sola questione di Taiwan vede Cina e USA su posizioni drammaticamente contrapposte, e Pechino, con la rabbiosa simulazione di un assedio all’isola ribelle effettuata subito dopo la visita a Taipei della speaker del Congresso Nancy Pelosi, ha già chiarito urbi ed orbi la propria irremovibilità circa la necessaria riunificazione con la madre patria e la conseguente intolleranza verso intrusioni esterne.

In queste circostanze, un chiarimento personale è auspicabile, onde limitare il rischio che un conflitto si inneschi al minimo segnale male interpretato.

Biden approfitterà dell’occasione anche per stanare Xi sulla questione Ucraina. La Cina sembra essersi smarcata dalla posizione iniziale di stretta vicinanza con Mosca, e lo stesso presidente cinese a Samarcanda ha espresso a Putin le sue perplessità per un conflitto che sta agitando un po’ troppo le acque dell’economia globale. Ma sarà difficile strappare da Xi qualche esternazione gradita a Biden e all’Occidente, considerato che Russia e Cina condividono la medesima agenda di destabilizzazione dell’ordine mondiale incentrato sulle istituzioni create da Washington.

LA COREA DEL NORD E IL COMMERCIO

Su richiesta americana, l’incontro sarà usato anche per saggiare la disponibilità cinese a svolgere un ruolo attivo nella nuova crisi scoppiata nella penisola coreana, dove Kim Jong un sta testando a ripetizione i suoi sistemi missilistici rispondendo alle esercitazioni congiunte tenute nei giorni scorsi dalle forze armate dI Seul e Washington.

Xi vorrebbe parlare di commercio, visto che i dazi trumpiani sulle merci cinesi sono ancora in vigore. Questa estate l’Amministrazione Biden sembrava sul punto di revocarli, viste anche le conseguenze sull’inflazione. Ma alla Casa Bianca evidentemente ci hanno ripensato: ci vuole almeno un do ut des, e la Cina, questa Cina, non appare disposta ad alcuna concessione sulle recriminazioni di Washington circa le pratiche illegali delle aziende cinesi.

Quello di Bali sarà dunque un dialogo difficile ma necessario, il passo indispensabile per ridurre le tensioni e riportare le relazioni bilaterali su un piano più equilibrato.

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