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Vidaud, chi è (e cosa ha combinato) il capo dell’Intelligence militare della Francia segato da Macron

Francia

Il generale Éric Vidaud, capo dell’intelligence militare francese, è stato licenziato. Ecco perché secondo la stampa parigina. L’articolo di Andrea Mainardi

 

Licenziato per non aver visto arrivare l’invasione russa in Ucraina. Meglio: per non aver dato lettura corretta delle informazioni ricevute. Il generale Éric Vidaud, capo dell’intelligence militare francese (DRM), lascia il suo incarico. Oltre alla manchevolezza dei report sull’Ucraina, l’ufficiale pagherebbe – secondo Le Point – per “informazioni insufficienti” e una “mancanza di padronanza delle materie”. Detta altrimenti: ci sarebbe maretta interna nell’intelligence francese che annovera circa 2mila persone in organico.

Questo generale a quattro stelle – che ormai vede la quinta col binocolo –, già capo del Comando per le operazioni speciali (COS), è stato prima comandante delle Forze armate nella zona meridionale dell’Oceano Indiano (FAZSOI). Ex comandante di corpo del 1° Reggimento paracadutisti della fanteria di marina (RPIMa), ha anche diretto l’Ufficio Riservato del Ministro della Difesa. Lavorava nel gabinetto di Jean-Yves Le Drian, allora ministro della Difesa (presidente François Hollande).

Era a capo del DRM solo dal 1 settembre.

Sette mesi, e via. Paga con la sua carriera le carenze del suo servizio. Secondo l’Opinion – generalmente molto ben informato su tutto ciò che riguarda le novità dell’esercito – la sua partenza svela rivalità con la DGSE (il servizio informazioni all’estero della Francia) – mancanza di mezzi tecnici e litigi interni. La cacciata pare gettare una luce sul mondo dei servizi.

In primo luogo sullo svolgersi dei fatti. Il generale Vidaud, 56 anni, ha appreso questa settimana – via email – che non sarebbe stato riconfermato nell’estate del 2022. Quindi si è subito dimesso.

La faccenda si gioca sullo sfondo dei pessimi rapporti personali tra lui e il capo di stato maggiore della difesa, il generale Thierry Burkhard, che è uno dei suoi due capi, insieme al ministro per le Forze armate.

Per dire del clima. All’inizio di marzo, poco dopo l’invasione dell’Ucraina da parte delle forze russe, Burkhard, in una intervista a Le Monde, ha riconosciuto pubblicamente che i servizi di intelligence francesi (compreso il DRM) avevano effettuato un’analisi errata della minaccia russa in Ucraina. A differenza degli americani e dei britannici. “Gli americani hanno detto che i russi avrebbero attaccato, avevano ragione. I nostri servizi pensavano piuttosto che la conquista dell’Ucraina avrebbe avuto un costo mostruoso e che i russi avessero altre opzioni” per far cadere il presidente Volodymyr Zelensky.

Per sovrappiù. Figure di spicco del governo del presidente Emmanuel Macron hanno insistito sul fatto che non vi era alcun suggerimento di un’invasione su vasta scala. Macron ha mantenuto la diplomazia fino all’ultimo minuto, incontrando Putin di persona al Cremlino – ricordiamo il lungo tavolo apparecchiato a Mosca dallo zar all’ospite, causa covid, poi tanto ridicolizzato sui social – e cercando di organizzare un vertice con il presidente degli Stati Uniti, Joe Biden. In Francia la chiamano la diplomazia del telefono. Non si contano più le chiamate dall’Eliseo al Cremlino.

Osserva France 24: “La questione è particolarmente delicata poiché Macron ha in gran parte evitato di fare campagna per le elezioni presidenziali per concentrarsi sull’affrontare la guerra, prevenirla. Con l’obiettivo di accreditare la sua immagine di statista globale”.

Come statista, Macron ci ha rimediato una discreta figura di tolla.

In Francia si vota il 10 aprile. Macron è in sicuro vantaggio nei sondaggi per il primo turno. Ma il Paese batte a destra, e il ballottaggio – stando ai sondaggi – meno. Come sfidante a Macron si prospetta di nuovo Marine Le Pen e il suo Rassemblement National. Le Pen ora molto più vicina al 55 rue du Faubourg Saint-Honoré di cinque anni fa. Tutto sta nell’indisciplinato elettorato di Éric Zemmour de la  Reconquête. Il polemista è nei paraggi, già disposto a proporsi come alleato per un fronte unificato. Sia Le Pen che Zemmour avrebbero qualche simpatia putiniana da far dimenticare. Valérie Pécresse dei Les Républicains gliele rinfaccia ogni giorno. Ma continua a perdere terreno nelle intenzioni di voto.

Nel marasma, individuare in pubblica piazza un capro espiatorio per la non performante diplomazia dell’Eliseo non può far male al bis di Macron.

Qui poi si gioca facile.

Secondo una ricostruzione di Le Monde, già nell’autunno scorso erano arrivate da Washington e Londra le prime allerte su un possibile “intervento russo in Ucraina”. Informazioni sono state scambiate al livello bilaterale tra alleati. A metà novembre, su iniziativa della Casa Bianca, è stato istituito un tavolo di cooperazione tra le agenzie di intelligence di Usa, Regno Unito, Francia, Germania e Italia. Il gruppo si è riunito più volte. Arrivando a conclusioni opposte. Da una parte, chi non aveva più dubbi sulle intenzioni di Putin: americani e britannici. Dall’altra chi non ci voleva credere fino in fondo: francesi, tedeschi e italiani.

Chiaramente, i francesi vedevano più o meno la stessa cosa – le considerevoli manovre di truppe ed equipaggiamenti dell’esercito russo – degli americani. In primo luogo, perché gli Usa hanno “condiviso le proprie informazioni come mai prima d’ora”. Poi perché la Francia ha, tra i suoi satelliti di osservazione, e i suoi aerei da ricognizione, ottimi sistemi di ascolto. Mezzi efficienti. Forse anche gli anglosassoni avevano fonti umane ben piazzate nel sistema di Putin.

Vidaud perde il posto. Pourquoi? Secondo l’Opinion la direzione dell’intelligence militare doveva andare inizialmente al generale Bertrand Toujouse. In pochi giorni dell’estate 2021 lo scenario è completamente cambiato. Toujouse viene escluso e Vidaud viene nominato capo del DRM.

La decisione pare arrivata dall’Eliseo, senza che il generale Burkhard, nominato capo di stato maggiore della difesa il 22 luglio 2021, ne fosse completamente informato. Ovviamente, Vidaud non sarebbe stata la sua scelta, commenta perfido qualche analista d’Oltralpe.

Delle Forze armate si è detto. Oltre l’Ucraina, il caso mostra di andare oltre. Anche le battute d’arresto francesi in Mali, poco prima dell’invasione russa, hanno senza dubbio lasciato il segno. Evidentemente poco conta che una delle imprese d’armi del generale Vidaud sia stata la neutralizzazione, il 3 giugno 2020, di Abdelmalek Droukdel, leader di Al-Qaeda nel Maghreb islamico, ucciso durante un’operazione compiuta nel nord del Mali dalle forze francesi.

Se il DRM ha peccato, non è l’unico. La DGSE non sembra essere stata molto più lungimirante. Ok. Già nel 2015 il DRM non aveva realmente previsto l’intervento russo in Siria. Sulla Russia l’intelligence francese però non è mai stata molto forte. Da tempo si sottolinea la “miopia” verso est dell’intelligence francese, sia militare che civile. Compresa quindi la civile DGSE (i servizi del ministero degli Affari esteri). I servizi sono più rivolti negli ultimi anni verso l’Africa, il Medio Oriente e la minaccia terroristica. Solo per cronaca: la sede di Kiev della DGSE era stata chiusa nel 2013, poco prima della rivoluzione Maidan del 2014. In seguito è poi stata riaperta.

“All’interno della comunità dell’intelligence francese esiste una concorrenza tra i vari servizi, in particolare tra la DGSE e il DRM”, fanno notare gli analisti de l’Opinion.

Queste liti di bottega però potrebbero aggiungersi ad altro ancora. Secondo alcuni, la vera motivazione del siluramento del quattro stelle Vidaud è non aver intuito per tempo che l’Australia stesse per cancellare il contratto sui sottomarini con la Francia per affidarlo agli Stati Uniti. “Anche in questo caso, però, la motivazione è debole. Il generale, infatti, era stato nominato a capo dell’intelligence militare da solo sei settimane quando è scoppiato il caso politico/diplomatico. Perciò avrebbe potuto fare ben poco per prevenire gli eventi”. Lo scrive Difesa & Sicurezza qui.

Insomma: la questione delle ragioni profonde del licenziamento stellare si desume solo nel campo delle ipotesi. Stando all’Ucraina però fornisce qualche indicazione più concreta sugli stili di lavoro delle intelligence.

È chiaro che gli americani hanno ottenuto informazioni di altissima qualità sui preparativi russi e avevano deciso, diverse settimane prima dell’invasione, di pubblicarne una parte nel tentativo di esercitare pressioni su Putin. Dove ovviamente la notizia è la pubblicazione dei dati, non l’esattezza. “Questo segna il ritorno dell’intelligence come leva per la comunicazione politica”, spiega alla France-Presse, Alexandre Papaemmanuel, professore all’Istituto di studi politici (IEP) di Parigi e specialista in intelligence. “Ora la Francia sta facendo lo stesso. Dice all’interno della comunità e nel resto del mondo che ha fallito”. La strategia americana era di dire pubblicamente ai russi: “Attenzione, vediamo cosa state facendo”, nel tentativo di dissuaderli.

Sempre Papaemmanuel, questa volta a Le journal du dimanche, dettaglia di come gli americani “usino l’intelligence per modellare un campo di percezioni. Gli fanno dire cose per destabilizzare l’avversario o creare alleanze. E in particolare oggi, su questo conflitto che è un conflitto di percezione”.

In Europa i servizi lavorano diversamente. Normalmente non si danno dichiarazioni pubbliche. E gli Usa hanno anche subito fallimenti. In particolare durante la guerra in Iraq e sulle armi di distruzione di massa. Rimuovere il capo dei servizi, e in pieno conflitto, sembra manifestare l’intenzione francese di adottare lo stile Usa. Di una intelligence come leva di comunicazione politica.

Osserva il docente allo IEP: “Stiamo già facendo un atto di comunicazione, dicendo ‘forse non eravamo pronti, forse abbiamo valutato male’. La Francia sa benissimo quello che sta dicendo, soprattutto perché è un paese che conta nel campo dell’intelligence. Attualmente è il DRM ad essere individuato, ma più in generale è l’intera comunità dell’intelligence che ha una vera sfida di coordinamento e riflessione. Oggi l’intelligence è diventata una politica pubblica mentre prima era molto segreta. È diventata uno strumento di comunicazione. Ed è emerso dalle catene dello stato segreto per diventare qualcosa che può essere manipolato e strumentalizzato”.

Comunque, in Francia il 10 aprile si vota. Ça va sans dire: un abito stirato non guasta.

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