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Come e perché Zambon (ex Oms) picchia su Oms e Cina

Zambon
L’intervista a Zambon di Francesco Servadio per BGS News

Nelle scorse settimane l’ex ricercatore dell’Oms, il medico trevigiano Francesco Zambon, ha depositato alla Procura di Bergamo un dossier di 1532 pagine, contenente ulteriori particolari sulla vicenda relativa al mancato aggiornamento del piano pandemico italiano. Dimessosi il 31 marzo scorso dall’Organizzazione Mondiale della Sanità, dopo avere denunciato pubblicamente l’assenza di un piano aggiornato, nonché le responsabilità e le omissioni della stessa Oms, il dottor Zambon prosegue la sua opera alla ricerca della verità e della giustizia.

Dottor Zambon, perché ha deciso di consegnare ai pm della Procura di Bergamo un dossier di 1532 pagine?

“Ho preso tale decisione dopo la pubblicazione di alcune interviste da parte di Ranieri Guerra (direttore vicario dell’Oms, ndr). In quegli articoli e nella memoria che ha depositato a Bergamo mi ha accusato, per difendere sé stesso, di aver dichiarato il falso o di aver riportato cose non corrispondenti al vero. Proprio per questo ho presentato una memoria completa di tutte le informazioni in mio possesso, affinché nessuno abbia più la possibilità di giocare a nascondino o a rubamazzetto, mostrando brandelli di mail. La mia memoria contiene inoltre elementi nuovi, comprovanti sempre la veridicità di ciò che ho affermato finora”.

Secondo la stampa, Ranieri Guerra avrebbe fatto i nomi di Massimo D’Alema, Roberto Fico e Luigi Di Maio. Sorpreso?

“Non mi sorprende il nome di Massimo D’Alema, poiché fu proprio Guerra a scrivere una mail, divenuta nota come la consapevole foglia di fico, in cui compariva il nome di D’Alema. Sugli altri nomi non posso esprimermi, anche perché non so a quali documenti faccia riferimento Guerra”.

Il Ministro Roberto Speranza definì il report dell’Oms “del tutto indifferente per lo Stato italiano”. Tuttavia, Ranieri Guerra avrebbe comunicato al portavoce del Cts, Silvio Brusaferro, che il capo di gabinetto Goffredo Zaccardi avrebbe voluto far cadere il report nel nulla. Non Le sembra strano?

“Assolutamente sì! Non ho ragioni, e non mi pare nessuno ne abbia offerte, per ritenere che le chat siano fasulle o non siano tra gli interlocutori cui sono attribuite. Mi sembra allora curioso sostenere che siano state estrapolate da un contesto non chiaro, perciò o Zaccardi non aveva comunicato nulla a Speranza, riguardo il report -aspetto molto strano, alla luce delle sue funzioni di capo di gabinetto- o, evidentemente, entrambi volevano procedere in questo modo”.

Cioè?

“Il messaggio era molto chiaro: far cadere il report nel nulla, quindi a quanto pare non era così indifferente per l’Italia. Forse il rapporto non era stato interpretato correttamente: in realtà il report metteva in luce numerosi aspetti positivi dell’Italia. Ultimamente è stato strumentalizzato, com’era prevedibile, per attaccare il Governo, tuttavia questa non era assolutamente la mia intenzione. Il fine del report consisteva nel rendere utili le lezioni apprese dall’Italia, a beneficio degli altri Paesi, che di lì a poco sarebbero stati colpiti dalla pandemia. Si è invece preferito tutelare gli interessi personali di qualcuno, anziché quelli dei cittadini. Stiamo parlando di un documento dell’Oms: alcuni documenti sono stati censurati da Copenaghen, non dal Governo italiano, perciò urge un esame interno all’Oms”.

Nelle ultime settimane sempre più studiosi affermano che il virus può essere artificiale. Cosa nasconde, ancora, la Cina?

“Credo che la Cina nasconda ancora tante cose, che in larga misura mai conosceremo. Sono convinto che non sapremo mai la verità: ciò è grave, perché sapere la verità ci aiuterebbe a proteggerci meglio in vista delle prossime pandemie, che avverranno sicuramente, ma che dobbiamo evitare si rivelino catastrofiche come quella attuale. Sarebbe quindi importante conoscere l’origine del virus. Non sono un virologo, perciò non posso addentrarmi nelle questioni che non sono di mia stretta competenza. Tuttavia, basandomi sugli studi che ho letto, non credo alla teoria dell’origine completamente artificiale del virus”.

Perché?

“Negli studi, presenti in letteratura, pare chiaro che nel laboratorio di Wuhan siano state fatte delle manipolazioni sul materiale genetico di coronavirus. Erano esperimenti ben noti: c’erano delle chimere in grado di infettare anche l’uomo. Negare la manipolazione sul materiale genetico di coronavirus, studiato in occasione della prima SARS del 2003, significa negare l’evidenza. Purtroppo, uno degli studiosi indipendenti dell’Oms, Peter Daszak, che avrebbe dovuto indagare l’origine del virus non era in realtà indipendente, in quanto è uno dei finanziatori del laboratorio di Wuhan. Inoltre, Daszak ha condotto alcuni esperimenti, insieme a Shi Zengli, la vicedirettrice del laboratorio. Finché l’Oms continuerà ad avere conflitti di interesse così gravi rimarremo sempre lontani dalla verità: non si può impartire un mandato del genere a uno studioso che sa quali porte del laboratorio aprire e quali tenere chiuse. È una notizia talmente scottante che viene ripresa raramente dai giornali, perché potrebbe far tremare veramente l’Organizzazione”.

Piano pandemico italiano non aggiornato, responsabilità di Oms e Cina: chi pagherà per tutto questo?

“Chiarisco: l’Oms non è responsabile del mancato aggiornamento del piano pandemico italiano. L’Oms dirama linee guida non vincolanti per i Paesi, con l’invito di aggiornare in maniera regolare e costante i propri piani pandemici. Le linee guida vengono rese note con un intervallo di due o tre anni: nel 2009, nel 2011, nel 2013, nel 2017 e nel 2018. Non è affatto vero ciò che alcuni sostengono e cioè che il piano pandemico non dovesse essere aggiornato in quanto non esistevano le linee guida. Ciò è falso: in questa vicenda l’Oms ha tantissime responsabilità, ma non quella di non aver fornito le linee guida. All’Oms spettava soltanto il compito di controllore. La Cina ha invece responsabilità enormi, basti pensare alla SARS del 2003, quando fece scattare l’allarme con quattro mesi di ritardo. Pure un giorno solo di ritardo può causare disastri di livello esponenziale, soprattutto all’inizio di una pandemia. Chi pagherà per tutto questo? Dipende dalla volontà degli Stati e di tutti noi: al momento noto, purtroppo, un atteggiamento piuttosto passivo. Non c’è la volontà di scendere in piazza”.

Quale sarebbe, invece, l’atteggiamento corretto?

“Bisognerebbe fare pressione sugli Stati e cioè su chi ci rappresenta all’Oms, il Ministro della Salute, per far valere i nostri diritti. Se tutti i Ministri della Salute degli Stati membri finissero sotto pressione e di conseguenza protestassero dinnanzi all’assemblea mondiale -per esempio, stabilendo sanzioni alla Cina, cosa che in questo momento l’Oms non può fare, in quanto privo di potere sanzionatorio-, sarebbe già un notevole passo in avanti”.

Essendosi dimesso dall’Oms ha dovuto rinunciare al tfr e a uno stipendio di 7500 euro netti al mese. Ogni tanto si pente della sua scelta?

“No, preferisco guardarmi serenamente allo specchio. Sono uscito dall’Oms per essere libero di affrontare certi argomenti: la libertà non ha prezzo. Ho desiderato rendere nota la mia versione dei fatti, versione che considero corrispondente alla realtà, in quanto supportata dai documenti, nel libro “Il pesce piccolo. Una storia di virus e segreti” (edito da Feltrinelli, ndr). Nelle memorie che ho presentato a Bergamo ho affrontato le tematiche dal punto di vista tecnico, mentre nel libro ho cercato di condurre il lettore all’interno dei palazzi di vetro dell’Oms. Il mio obiettivo è quello di far avvicinare la gente a questo organismo, che si colloca intenzionalmente nell’interspazio, descrivendone le dinamiche interne: l’Oms è qualcosa che riguarda tutti noi”.

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