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Ischia e non solo, perché all’Italia non basta più il pronto soccorso

Ricchezza

Se nessuno interviene prima dell’emergenza prevista, come a Ischia, alle istituzioni non rimane che prestare soccorso a catastrofe avvenuta. Il Taccuino di Federico Guiglia

Stavolta la cronaca di una tragedia annunciata ha il suo epicentro a Ischia, territorio che gli esperti avevano da tempo indicato come particolarmente fragile, e al quale le autorità preposte avevano attribuito il rischio più alto nella classifica delle zone esposte a fenomeni distruttivi.

Qui le popolazioni residenti avevano già vissuto l’imprevedibilità dei terremoti e l’allarme rosso delle frane, e una copiosa documentazione scientifica accertava che simili eventi si perdono nella notte dei tempi: è da secoli, non da ieri, che l’area è tormentata da calamità naturali.

Ma sapendolo prima, e conoscendo la storia anche idrogeologica del territorio raccolta e raccontata quasi metro per metro, se una frana semina morte e distruzione (finora una vittima, 12 dispersi e decine di evacuati fra Casamicciola e dintorni), è arduo dare la colpa al temporale scatenato da madre Natura. È, invece, l’uomo a non essersi prodigato in tutto questo tempo infinito per mettere in sicurezza un’area così profondamente insidiata. Peggio ancora. Oltre a non essere corso ai ripari, pur avvertito, l’uomo ha consentito che nella zona potesse svilupparsi un altro fenomeno frutto della cupidigia degli umani, non dei malumori di madre Natura: l’abusivismo con tutti i suoi condoni.

Dunque, se nessuno interviene prima dell’emergenza prevista e sperimentata, al governo e alle istituzioni non resta che il dovere di soccorrere gli abitanti e di salvare il salvabile a catastrofe avvenuta.

Scavare nel fango alla ricerca delle persone che mancano all’appello e trasferirne altre prima del crollo delle loro case, perché il maltempo flagella tuttora la zona: ecco il compito di queste ore drammatiche a cui la Protezione civile, le Forze dell’ordine e semplici cittadini dal cuore grande stanno dando, come sempre, il meglio di sé.

Ma il pronto soccorso non basta più in un Paese dove tutti sanno dov’è e qual è il rischio che si corre nascosto fra gli oltre 300 mila km quadrati di superficie. Siamo informati e consapevoli, la tecnologia ci ha fatto fare passi da giganti nella prevenzione, eppure l’approccio continua a essere lo stesso e sbagliato: reagire il giorno dopo, anziché agire il giorno prima.

Lo sappiamo, per mettere in sicurezza il territorio nazionale ci vorranno anni di impegni e investimenti. Ma la frana conferma che Ischia non è più un’isola fra le emergenze e le priorità dell’Italia.

(Pubblicato su L’Arena di Verona)
www.federicoguiglia.com

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