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Fincantieri-Naval Group, come procede la battaglia navale? Fatti, analisi e scenari

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L’approfondimento dell’analista e avvocato Aurelio Giansiracusa, esperto di questioni militari

Recentemente, sulla stampa francese, in particolare La Tribune, sono apparse notizie e analisi riguardanti il tormentato rapporto tra Naval Group e Fincantieri.

In particolare, a Parigi hanno mal digerito il brusco stop imposto dal governo di Bucarest alla procedura d’appalto per la costruzione di quattro corvette multiruolo e per l’ammodernamento delle due fregate Type 22 già in servizio con la Royal Navy e cedute al Paese balcanico nei primi anni del corrente secolo. Per questa gara erano state selezionate le offerte presentate da Naval Group, dall’olandese Damen e dalla nostra Fincantieri; condizione indispensabile per ottenere la commessa era la costruzione in loco delle nuove unità, per cui i detti gruppi dovevano avere cantieri di proprietà o partnership in Romania.

CHE COSA SUCCEDE IN ROMANIA TRA FINCANTIERI E NAVAL GROUP

La procedura di selezione avrebbe visto vincere l’offerta francese per la costruzione di quattro corvette Gowind per un controvalore di 1,2 mld di euro, contro l’offerta olandese pari a 1,25 mld di euro e quella italiana per 1,3 mld di euro. Ma la questione che sembrava chiusa a favore della cantieristica francese è stata riaperta dalla presa di posizione del presidente social democratico della Camera dei Deputati Liviu Dragnea che è accusato apertamente dalla stampa francese di voler screditare Naval Group e il cantiere navale SNC a Costanza, di proprietà del gruppo francese, con l’accusa di corruzione per favorire il gruppo olandese Damen.

LO SCENARIO A BUCAREST

La questione ha ovviamente interessato la diplomazia e la Francia ha mosso passi formali per tentare di far rispettare la prima decisione rumena; ma i margini sono strettissimi e pare che Bucarest non sia intenzionata a riconoscere la vittoria ai francesi anche al costo di pagare eventuali penali o di affrontare procedimenti arbitrali internazionali. In questo contesto è interessante notare che la Romania assumerà il semestre di presidenza della Commissione Europea e Jean Claude Junker ha esortato i Rumeni a far osservare le leggi ed essere inflessibili con la corruzione, fenomeno questo diffusissimo nel Paese come emerge dai rapporti internazionali.

COME SI MUOVERA’ FINCANTIERI

Ma neanche Damen può considerarsi tranquilla perché pendono nei suoi confronti sospetti se non accuse di corruzione; di tutto, ciò potrebbe avvantaggiarsi Fincantieri che non essendo parte in causa della diatriba, potrebbe essere “premiata” con una commessa che, comunque, è vitale per la Marina di Bucarest chiamata a rinnovare la flotta anche per il crescente attivismo mostrato nel Mar Nero da parte della Marina Russa ma anche da quella Turca, anche in funzione dell’esplorazione e sfruttamento delle risorse energetiche del bacino.

DOPPIO GIOCO ITALIANO O LACRIME DI COCCODRILLO FRANCESI?

La Tribune accusa apertamente Fincantieri di doppio gioco perché in Brasile, Perù, Egitto, Emirati Arabi Uniti ed Arabia Saudita avrebbe presentato proprie offerte e non offerte comuni con Naval Group. Per quanto riguarda il Brasile è il caso del programma Tamandaré, volto alla costruzione in loco di nuove corvette per la Marina del gigante sud americano. Qui Fincantieri è entrata nella short list delle offerte preselezionate e a Parigi scrivono apertamente che è il gruppo italiano è favorito, a danno di Naval Group ben presente in Brasile con il programma dei nuovi sottomarini Scorpene, anche grazie al nuovo Presidente Bolosonaro che ha legami strettissimi con l’Italia anche a livello politico.

CHE COSA SUCCEDE IN PERU’

In Perù, secondo i francesi, Fincantieri ha ottimi rapporti con la Marina di Lima, avendo venduto nel corso degli anni ottanta 6 Fregate classe Lupo in versione export, raggiunte nei primi anni del duemila dalle altre quattro fregate classe Lupo dismesse dalla Marina Militare, ma nonostante la richiesta francese di presentare un’offerta comune avrebbe preferito presentare progetti propri per il rinnovo della flotta peruana, frustrando le ambizioni francesi.

DOSSIER EGITTO

In Egitto, recentemente, è stata presentata un’offerta per la costruzione di una fregata Bergamini (Fremm IT) e di due corvette derivate dalle Abu Dhabi venduta agli Emirati Arabi Uniti ed al Qatar, con un operazione integrata e completamente coperta dal punto di vista finanziario dallo Stato Italiano, con garanzia sui pagamenti anche in caso di difficoltà economica per l’acquirente (ipotesi parecchio concreta), situazione questa che ha mandato in completa fibrillazione Parigi che ha nell’Egitto un importantissimo cliente al quale di recente sono state vendute una Fremm FR già in costruzione per la Marine Nationale, le due navi d’assalto anfibio portaelicotteri Mistral che erano state allestite per la Marina Russa e mai consegnate per le sanzioni imposte a causa del conflitto in Donbass con l’Ucraina, e le corvette Gowind in corso di allestimento in quattro esemplari presso i cantieri navali di Alessandria d’Egitto e che ha dovuto “digerire” il contratto assegnato dagli Egiziani ai Tedeschi per la costruzione di una fregata leggera MEKO200A con opzione per un’altra unità.

COME E DOVE PROCEDE LA BATTAGLIA NAVALE

Ma la “battaglia navale” si sta rispostando negli Emirati Arabi Uniti, dove Naval Group è riuscita a piazzare un paio di corvette, mentre Fincantieri aveva a suo tempo venduto la corvetta Abu Dhabi ed un paio di pattugliatori multiruolo aprendo anche un vero e proprio cantiere che ha cooperato nella fornitura e che dovrebbe essere interessato da una nuova commessa per un paio di unità che la Marina Emiratina intenderebbe ordinare nonostante le ambizioni francesi di replicare la fornitura.

Anche in Arabia Saudita, dove i francesi avevano ottenuto a suo tempo una ricca commessa per l’allestimento di quattro fregate classe Medina e di un rifornitore di squadra, Fincantieri ha ottenuto un successo sia pure indiretto con la commessa per le LCS derivate da quelle della US Navy che saranno allestite da Lockheed Martin e Fincantieri Marinette Marine e si parla di un’offerta per una nave multiruolo simile a quelle vendute in Algeria e Qatar derivate dalle unità anfibie San Marco/San Giusto in linea con la Marina Militare.

LE DIMENTICANZE DEI FRANCESI

Peraltro, i francesi omettono e dimenticano bellamente i bastoni fra le ruote da loro messi a Fincantieri sino all’ultimo momento nel contratto siglato con il Qatar per la costruzione di sette unità, o la puerile vicenda della gara canadese per 15 fregate antisommergibili, che ha visto in un primo tempo contrapposte Naval Group e Fincantieri proporre la stessa piattaforma Fremm con differenti allestimenti per poi convergere con un’unica offerta presentata fuori tempo massimo al Governo di Ottawa; ancora, il mancato supporto a Fincantieri nella gara australiana per nove fregate multiruolo e la vicenda greca, nella quale Parigi ha tentato ripetutamente e senza successo di piazzare prima un paio di Fremm, poi la nuova Fregata di Taglia Intermedia o FTI, ed infine in tempi recentissimi le Gowind con tanti saluti alla sbandierata partnership franco-italiana.

La realtà è che senza il modesto e tormentatissimo contratto siglato con l’Argentina per la fornitura di 3 pattugliatori oceanici più la cessione del pattugliatore L’Adroit per il 2018 Naval Group avrebbe chiuso in rosso i conti della Divisione Costruzioni Navali Militari.

NUBI SEMPRE PIÙ CONSISTENTI SUL FUTURO DELL’OPERAZIONE STX FRANCE

Nonostante, le recenti dichiarazioni ottimistiche del Ministro Bruno Le Maire sul buon fine dell’operazione Stx France, si registra l’apertura dell’inchiesta dell’Antitrust europea su richiesta delle autorità della concorrenza francese e tedesca per possibile violazione del divieto di concentrazione industriale.

A seguito del question time del 16 gennaio alla Camera dei Deputati è emerso dalle risposte date dal Ministro per i Rapporti con il Parlamento Riccardo Fraccaro che la procedura di perfezionamento dell’acquisizione del pacchetto di maggioranza di Stx France è rallentata dall’attività della Direzione della Concorrenza di Bruxelles, che potrebbe durare un anno, e che la medesima “potrebbe anche cambiare i contenuti, se insorgessero dubbi in tema di concorrenza: un rallentamento dell’operazione non sarebbe in linea con gli obiettivi del governo”.

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