Skip to content

Aggiungi Startmag.it

alle tue fonti preferite su Google

Fatti e misfatti tra Xi e Putin a Pechino

Xi Jinping e Vladimir Putin hanno rafforzato a Pechino la partnership sino-russa al “livello più alto della storia”, firmando oltre 20 accordi e una dichiarazione per un mondo multipolare, con al centro l'energia e una netta critica all’egemonia americana.​​​​​​​​​​​​​​​​​​​​​​​​​​​​​​​​​​​​​​​​​​​​​​​​​​

Pechino ha accolto Vladimir Putin con gli stessi onori riservati pochi giorni prima a Donald Trump, ma con un’intesa più calda e consolidata.

Il summit tra il leader russo e Xi Jinping ha ribadito il “livello senza precedenti” dei rapporti bilaterali e proiettato l’immagine di due potenze che si propongono come pilastri di un ordine mondiale multipolare, in contrapposizione a quella che definiscono “egemonia unilaterale”, con un chiaro riferimento a Washington.

Come riporta Reuters, i due leader hanno firmato oltre venti documenti e una dichiarazione congiunta, pur senza annunciare la tanto attesa svolta sul gasdotto Power of Siberia 2.

COME E’ STATO ACCOLTO PUTIN DA XI

L’arrivo di Putin, sottolinea la BBC, è stato contrassegnato da tappeto rosso, picchetto d’onore, salve di cannone da 21 colpi e bambini festanti che agitavano bandiere russe e cinesi gridando “Benvenuto!”.

A differenza del presidente americano, accolto all’aeroporto dal vicepresidente Han Zheng, Putin è stato ricevuto dal ministro degli Esteri Wang Yi, in linea con il protocollo per un visitatore abituale – è la sua venticinquesima visita in Cina.

La cerimonia fuori dalla Grande Sala del Popolo è stata quasi identica a quella tributata a Trump la settimana precedente, sottolinea Bloomberg, con tanto di banda militare e inni nazionali.

L’atmosfera, però, è apparsa più rilassata e personale rispetto all’incontro con Trump, come notato da diversi osservatori citati dal Financial Times e dalla CNBC.

COSA HANNO DETTO XI E PUTIN

Il summit è stato scandito da una profonda cordialità. Putin ha salutato Xi chiamandolo “mio caro amico” e ha aperto il suo intervento con un proverbio cinese: “Un giorno separati sembra come tre autunni”, per esprimere quanto avesse atteso l’incontro. Xi ha ricambiato definendolo “il mio vecchio amico di lunga data”.

Come riferisce il New York Times, Xi ha parlato di una “nuova fase di impegno più attivo e di sviluppo più rapido” tra i due Paesi.

Putin ha sottolineato che i legami hanno raggiunto “un livello senza precedenti” nonostante le difficoltà internazionali, citando un commercio bilaterale che ha raggiunto i 240 miliardi di dollari e una cooperazione energetica sempre più stretta.

IL COORDINAMENTO STRATEGICO

Entrambi i leader hanno insistito sulla profondità della partnership.

Xi ha sottolineato che i rapporti sino-russi hanno raggiunto questo livello “nonostante innumerevoli prove e tribolazioni”, grazie alla fiducia politica reciproca e al coordinamento strategico, come riportato dall’agenzia di stampa cinese Xinhua e ripreso dal Financial Times. 

Putin ha parlato di una relazione che continua a svilupparsi stabilmente e che rappresenta uno dei principali fattori di stabilità sullo scenario internazionale.

GLI ACCORDI E IL CASO DEL NUOVO GASDOTTO

I due capi di Stato hanno rinnovato ed esteso il Trattato di Buon Vicinato e Cooperazione Amichevole del 2001 e, come riferito da al Jazeera, firmato una dichiarazione congiunta sulla “formazione di un mondo multipolare e un nuovo tipo di relazioni internazionali”.

La cooperazione energetica è stata uno dei pilastri del vertice. Putin, accompagnato da otto ministri e dai dirigenti dei colossi russi dell’energia Rosneft e Gazprom, ha ribadito che “in mezzo alla crisi in Medio Oriente, la Russia rimane un fornitore affidabile di risorse, mentre la Cina è un consumatore responsabile”. Xi ha riconosciuto il ruolo di Mosca nel garantire la stabilità energetica cinese.

Come rimarca l’Associated Press, sono stati firmati una ventina di accordi in ambito commerciale, tecnologico e scientifico, ma – come confermato dal portavoce del Cremlino Dmitri Peskov e riferito da Reuters – non è stato siglato l’accordo definitivo sul gasdotto Power of Siberia 2. È stato raggiunto un “accordo di principio” sulla rotta e sui parametri, ma restano da definire prezzi, volumi e dettagli. Pechino continua a temere un’eccessiva dipendenza da un solo fornitore.

LE STILETTATE ANTI USA

Sul piano internazionale, Xi ha avvertito che “la marea dell’egemonia unilaterale imperversa” e che il mondo rischia di tornare alla “legge della giungla”, evidenzia il Guardian, in un chiaro riferimento agli Stati Uniti e al loro avventurismo.

Il presidente cinese ha chiesto una “cessazione completa delle ostilità” in Medio Oriente, definendo la situazione a un “crocevia critico” e sottolineando l’impatto sulle importazioni di petrolio attraverso lo Stretto di Hormuz da parte di Pechino.

I due leader, rimarca la CNN, hanno anche criticato il progetto americano di scudo missilistico “Golden Dome”, considerandolo una minaccia alla stabilità strategica.

L’EQUILIBRISMO DI XI

In definitiva, il vertice di Pechino ha confermato che l’asse sino-russo non solo resiste alle turbolenze internazionali, ma si propone esplicitamente come alternativa stabile a un ordine mondiale dominato dagli Stati Uniti.

Xi Jinping e Vladimir Putin hanno trasformato un incontro di routine in una dimostrazione di unità strategica, celebrando una partnership definita “al livello più alto della storia”.

Tuttavia, come sottolinea il New York Times, “sotto la dimostrazione di solidarietà si nasconde una relazione diseguale”, con la Russia sempre più dipendente dalla Cina sia economicamente che per le tecnologie dual-use.

Eppure, proprio in questo momento di difficoltà per Mosca Pechino appare come un partner indispensabile, mentre per Xi l’alleanza con Putin rappresenta un pilastro fondamentale per la costruzione di quel “mondo multipolare” invocato a più riprese.

Il summit lascia dunque Pechino in una posizione di forza: capace di accogliere a pochi giorni di distanza Trump e Putin con cerimonie quasi identiche, confermando il proprio ruolo di interlocutore privilegiato per tutti i grandi attori globali.

Come osservato da Bloomberg, Xi sta conducendo un delicato equilibrismo diplomatico, rafforzando i legami con Mosca senza chiudere la porta a Washington. Resta da vedere se questa ambizione di mediazione e leadership multipolare si tradurrà in influenza concreta o rimarrà soprattutto un’efficace narrazione.

Torna su