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Europee, tutti i dossier su economia e banche per il nuovo Parlamento Ue

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Le occasioni di scontro tra le istituzioni europee e tra i Paesi membri non mancheranno già nelle settimane e mesi dopo il voto. L’analisi di Antonio Villafranca, coordinatore della ricerca dell’Ispi e co-responsabile del Centro Europa e Governance globale

Quello che ci verrà consegnato dal voto europeo di domenica 26 maggio sarà un Parlamento europeo (Pe) più frammentato in cui i partiti tradizionalmente europeisti dovranno allargare la coalizione popolari-socialisti per avere la maggioranza e in cui gli euroscettici vedranno crescere il loro peso.

CHE COSA SUCCEDERA’ AI MAGGIORI DOSSIER ECONOMICI DOPO LE EUROPEE

A partire da questi punti fermi, è cruciale interrogarsi su cosa ne sarà dei più importanti dossier aperti all’indomani del voto. È anzitutto lecito attendersi un inasprimento dei rapporti tra un Parlamento in maggioranza non euroscettico e un Consiglio dei Ministri dell’Ue in cui non mancano voci nazional-populiste.

COME VA L’UNIONE BANCARIA

Il Consiglio europeo ha già assunto una posizione favorevole nei confronti dell’approvazione del pacchetto sul completamento dell’Unione bancaria – con una garanzia comune per i depositi bancari – e sul rafforzamento del “fondo salva-Stati” (Meccanismo europeo di stabilità).

LE DIVERGENZE FRA STATI

Ma di fronte ai veti incrociati dei ‘rigoristi’ del nord e delle ‘colombe’ del sud il rischio è che tutto si traduca in un nulla di fatto da cui né gli uni né gli altri potranno trarre beneficio. Così come si rischia il fallimento – o il drastico ridimensionamento – della proposta del presidente francese Emmanuel Macron di creare un budget per l’Eurozona (per stimolare gli investimenti e, almeno in parte, con finalità distributive). La cancelleria tedesca Angela Merkel ha già chiarito da tempo che al massimo si tratterà di qualche decina di miliardi di euro entro una linea di bilancio dedicata dell’intero bilancio Ue. Difficilmente si tratterà quindi di un game-changer.

IL QUADRO FINANZIARIO PLURIENNALE

Sorvolando sulla questione delle migrazioni (su cui è difficile prospettare a breve significativi passi avanti), un altro dossier che rischia di gettare l’Ue in una lunga impasse è quello del Quadro finanziario pluriennale (Qfp) che definisce i tetti di entrate/spese per i bilanci Ue 2021-2027. Qui lo strappo potrebbe avvenire soprattutto con i Paesi del gruppo di Visegrád.

LA BOZZA DELLA COMMISSIONE

La Commissione ha già presentato una bozza di Qfp che, peraltro, favorisce complessivamente l’Italia attraverso una riduzione delle spese della politica di coesione verso i Paesi centro-orientali (che negli ultimi anni hanno registrato una crescita sostenuta) proprio a favore dell’area mediterranea (+8% per la Grecia, +5% per la Spagna e +6,4% per l’Italia).

LE ESIGENZE ITALIANE

Questa bozza va incontro alle esigenze italiane anche perché aumenta le spese per la gestione dei confini esterni dell’Ue (da 12 a 30 miliardi). Motivo in più per l’Italia per sostenere la proposta della Commissione e cercare una sponda con gli altri Paesi che maggiormente potrebbero beneficiare del nuovo Qfp.

SCONTRI E DIVISIONI ALL’ORIZZONTE

Ce ne è abbastanza per comprendere che le occasioni di scontro tra le istituzioni europee e tra i Paesi membri non mancheranno già nelle settimane e mesi dopo il voto. In un clima di crescenti divisioni, il rischio di un continuo stallo e del rinvio delle decisioni su dossier cruciali appare molto alto.

 

Estratto di un articolo pubblicato su Affarinternazionali.it, nell’ambito dell’Osservatorio Iai/Ispi

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