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L’Europa fa progressi nei Servizi pubblici transfrontalieri

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Il Parere sui “I servizi pubblici transfrontalieri in Europa” adottato il 3 febbraio 2021 nel corso della sessione plenaria del Comitato delle Regioni dà l’idea dei progressi della cooperazione transfrontaliera negli ultimi trent’anni. L’articolo di Enrico Martial

“Occorre una legislazione specifica europea per le zone di frontiera e una progressiva riforma della cooperazione frontaliera, che a trent’anni dalla sua nascita ha prodotto risultati permanenti”.

Il Parere sui “I servizi pubblici transfrontalieri in Europa” adottato il 3 febbraio 2021 nel corso della sessione plenaria del Comitato delle Regioni, (relatore Pavel Branda, vicesindaco della città ceca di Rádlo, prossima alla frontiera tedesca) dà l’idea dei progressi della cooperazione transfrontaliera negli ultimi trent’anni, sebbene con livelli diversi nelle 40 frontiere terrestri interne europee. Lo stesso concetto di “servizio pubblico transfrontaliero” indica quanto il modello ottocentesco di frontiera sia evoluto nel quadro del processo di integrazione.

A gennaio 2019, sono stati identificati 579 “servizi pubblici transfrontalieri” nell’insieme dell’Unione, cioè gestiti congiuntamente da due o più Paesi, con un aumento annuale dell’ordine di 5-10 unità. Si tratta di attività che rispondono a bisogni relativi alla mobilità (il tram Strasburgo -Kehl oppure il biglietto unico Elbe-Labe tra Germania e Repubblica Ceca), alla sicurezza e alla protezione civile (la struttura congiunta EMRIC tra Belgio, Germania e Paesi Bassi, ma anche il servizio antincendio sotto il traforo del Monte Bianco), al turismo (ufficio di informazioni congiunto Haparanda-Tornio tra Svezia e Finlandia), all’istruzione (diverse scuole primarie bilingui, tra cui quella di Prosenjakovci o quella di Ventimiglia), al lavoro frontaliero (Infopoint binazionali a Kehl o a Scheldemond), alla salute, come l’ospedale transfrontaliero franco-spagnolo (catalano) di Cerdanya.

Gli esiti dei molti anni di cooperazione frontaliera sono apparsi evidenti, tra l’altro, durante la prima drammatica fase dell’emergenza sanitaria Covid-19, nella primavera 2020, con la relativa facilità e l’evidente rapidità nei trasferimenti d’urgenza di oltre 200 pazienti critici tra Francia, Germania e Lussemburgo.

Il Parere si affianca a un percorso più ampio di politiche per le frontiere interne, avviato da un atto di orientamento, la Comunicazione della Commissione europea del 2017 dal titolo “Rafforzare la crescita e la coesione nelle regioni frontaliere dell’Ue”.

Essa poneva anche il problema degli “ostacoli” che ancora limitano la cooperazione frontaliera. Dal 2018 è stata svolta una ricognizione su scala europea per individuare le soluzioni finora adottate o proporne altre, a legislazione vigente, le cosiddette “B-Solutions”: regole di sicurezza per le merci nei porti fluviali, appalti gestiti insieme da autorità locali frontaliere (come a Gorizia), trasporto pubblico locale, per esempio tra nell’asse tra Vigo e Porto, tra Spagna e Portogallo, confrontato con complesse norme di tipo internazionale per un problema limitato e locale.

Oltre a questa ricognizione, che ha permesso di selezionare 43 casi-scuola e trasferibili, la Commissione europea ha elaborato nel 2018 una proposta di Regolamento (norma che si applica direttamente in tutti gli Stati membri), per “un meccanismo per risolvere gli ostacoli giuridici e amministrativi in un contesto transfrontaliero”, che consentirebbe sul proprio territorio di adottare la legislazione dello Stato vicino nell’ambito circoscritto per spazio e tempo di un progetto frontaliero. In termini più articolati, si tratterebbe di creare un quadro giuridico affinché uno Stato membro – nel dialogo tra le parti interessate frontaliere – possa adottare atti giuridici dedicati che siano paralleli o “a specchio” rispetto a quelli dello Stato vicino, quando le proprie disposizioni e norme siano di ostacolo a un progetto comune. La proposta di Regolamento è un tema aperto e oggetto di dibattito: alcuni Stati membri sono contrari, determinando al momento la posizione del Consiglio, mentre il Parlamento europeo l’ha sostenuta già nel 2019.

Per tornare al tema dell’assistenza sanitaria, si risolverebbe per esempio l’accesso ai farmaci per i pazienti che beneficiano di servizi sanitari transfrontalieri, come è il caso della cooperazione tra gli ospedali di Susa e Briançon o del centro nascite transfrontaliero di Gorizia, Nuova Gorica e Sempeter.

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