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Vi spiego gli effetti per l’Europa dell’addio di Trump al trattato Inf

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L’analisi di Carlo Jean sulla fine del trattato sugli euromissili Inf annunciato da Trump

Il 15 gennaio si è tenuta a Ginevra una riunione fra gli Usa e la Russia, volta a trovare un accordo sulle presunte violazioni russe dell’Inft, firmato da Gorbaciov e Reagan nel 1987. Esso vietava l’installazione in Europa – dall’Atlantico agli Urali – di missili nucleari, balistici e cruise, con gittata da 500 a 5.550 km. La riunione non ha avuto alcun risultato. Washington ha ribadito la sua intenzione di denunciare formalmente il Trattato il 2 febbraio prossimo. Il suo ritiro effettivo avrà inizio sei mesi dopo, cioè il 2 agosto. Viene annullato, in tal modo, un trattato che aveva segnato la fine della guerra fredda e la c.d. “crisi dei missili”, iniziata negli anni Ottanta con lo schieramento da parte dell’Urss di un numero rilevante di missili – in particolare gli SS20 (Saber) – in grado di disarmare la Nato con un attacco di sorpresa, distruggendone tutte le forze convenzionali e nucleari.

Ciò annullava il coupling transatlantico, che collegava le difese avanzate in Europa con il deterrente nucleare strategico americano. Veniva, in tal modo, distrutta la credibilità della dissuasione, che la Nato fondava sulla risposta flessibile. La logica di tale strategia si basava su di un assioma: una guerra nucleare è impossibile, poiché provocherebbe la MAD, cioè la distruzione delle due superpotenze. Possibile è invece un’aggressione convenzionale sovietica. Per dissuadere anche quest’ultima, si intendeva realizzare il coupling transatlantico, schierando in Europa un certo numero di euromissili, basati a terra, in grado di colpire l’Urss dal territorio europeo. Essi avevano una grande probabilità di essere impiegati se non altro per evitarne la cattura da parte dell’Armata Rossa. Per tale motivo, il Trattato si riferiva solo ai sistemi terrestri, non a quelli lanciabili da navi e da aerei, che non venivano vietati.

Il Trattato aveva un rilevante valore politico e simbolico. Persuase le opinioni pubbliche europee non solo di poter contare sull’ombrello nucleare americano, ma anche che la distensione fra Usa e Urss avesse definitivamente sostituito la dissuasione. Quest’ultima, si basava sulla minaccia di distruzione reciproca (MAD). In pratica, da parte della Nato, sulla scommessa d’impiegare veramente le armi nucleari, cioè sulla volontà di distruggere, in caso di aggressione, quanto si voleva difendere, cioè l’Europa.

La “crisi degli euromissili” aveva una valenza politica, superiore a quella propriamente strategica. Ciò spiega la moderazione delle reazioni europee alla decisione di Trump di uscire dal trattato per le violazioni, vere o presunte, da parte della Russia con lo schieramento di missili sia cruise che balistici che violano il trattato. Il 20 ottobre scorso, Trump aveva annunciato la volontà americana di annullarlo, senza avvertire gli alleati europei. In realtà, già Obama aveva annunciato la possibilità di denunciare il trattato per le violazioni di Mosca. Gli europei avevano auspicato che eventuali violazioni russe sarebbero state sanate con negoziati. Di fronte al fatto compiuto deciso da Trump, stanno reagendo con grande moderazione, al limite della rassegnazione. Per loro è essenziale che non si aggiunga nuova “benzina” al contenzioso transatlantico. Temono che Trump, già estremamente critico nei confronti della Nato, perché gli europei non pagherebbero abbastanza per la difesa comune, rinneghi il cuore dell’Alleanza, cioè l’art. 5, che obbliga a intervenire in caso di aggressione anche limitata.

Quali sono i motivi della decisione americana? Quali sono le sue conseguenze politiche e strategiche? Quali potrebbero essere le misure adottabili da parte degli Usa e degli europei? Questi ultimi potrebbero ritrovarsi nella situazione determinata negli anni Settanta e Ottanta dello scorso secolo dal massiccio schieramento di euromissili da parte dell’Urss?

La decisione di Trump sembra essere stata suggerita dal nuovo consigliere alla sicurezza nazionale – il “falco” John Bolton – persuaso che gli Usa debbano utilizzare la loro superiorità strategica, prima che essa si attenui. Non è però da escludere che abbia giocato anche la volontà del presidente, sotto pressione per il “Russiagate”, di dimostrarsi “duro” con Mosca. Lo dimostra anche il nuovo grandioso programma di difesa antimissile del territorio americano.

Le conseguenze politiche dell’annullamento del Inft sono minime in Europa, anche per la sua consapevolezza di non disporre per la loro sicurezza di soluzioni alternative alla Nato. Quelle globali potrebbero consistere in una maggiore improbabilità del rinnovo del “Nuovo START”, cioè dell’accordo sulla riduzione delle armi nucleari strategiche offensive, che scade nel 2021. Sarebbe un duro colpo a quanto rimane del controllo degli armamenti e, forse, un preludio ad una nuova corsa al riarmo, che coinvolgerebbe anche la Cina.

Dal punto di vista strategico, la situazione non muterebbe sostanzialmente in Europa. E’ da escludere un nuovo schieramento di euromissili americani, come avvenuto per i cruise e i Pershing In Europa, la percezione della minaccia di Mosca non è quella di trent’anni fa. Le opinioni pubbliche europee hanno espulso tutto quello che riguarda il nucleare dalla loro cultura strategica. E’ già un miracolo che non venga posto in discussione il paio di centinaia di testate B-61, destinate ad essere lanciate dagli aerei europei e turchi e che gli Usa intendono ammodernare. E’ d’altronde improbabile che gli Usa vogliano schierarle, aumentando la loro esposizione strategica. Al massimo schiereranno nuovi cruise nucleari a bordo delle navi nel Baltico e nel Mediterraneo.

Non esistono misure compensative al parziale disimpegno Usa dall’Europa. La difesa europea del “vecchio continente” rimane una barzelletta da quando de Gaulle affondò il progetto di “bomba europea”, firmato nel 1957 da Italia, Francia e Germania. L’europeizzazione della “Force de Frappe” resta nel libro dei sogni. Tutt’al più, gli europei potrebbero organizzare una difesa territoriale sull’esempio scandinavo e svizzero. Aumenterebbe i costi di un’aggressione, ma non sarebbe in grado di dissuaderla. Molto più probabile è una progressiva finlandizzazione dell’intera Europa. Essa potrebbe avvenire in caso di completo disimpegno americano dall’Europa o di un’intesa politico-strategica fra Berlino e Mosca.

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