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Come si procede in Europa su Esm e Unione bancaria

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L’articolo di Francesco Ninfole, giornalista di Mf/Milano finanza, con il punto della situazione su Esm e Unione bancaria in Europa

L’Eurosummit di due settimane fa ha di fatto rimandato ogni decisione sulla riforma dell’Esm e sull’Unione bancaria, rinviando la palla ai ministri finanziari dell’Eurogruppo. In particolare, le conclusioni del vertice hanno indicato che il lavoro ripartirà da «tutti gli elementi» contenuti nella lettera del presidente dell’Eurogruppo Mario Centeno ai capi di Stato e di governo (il premier Giuseppe Conte ha chiesto di togliere, senza successo, la parola «tutti»). Perciò la lettera di quattro pagine di Centeno sarà il punto di partenza delle discussioni del secondo semestre, che si concluderanno con un nuovo Eurosummit a dicembre. Ecco le principali linee tracciate dall’Eurogruppo.

IL RUOLO DELL’ESM NELLE CRISI BANCARI

C’è ampio consenso tra Paesi sull’uso del fondo come paracadute (attraverso linee di credito revolving) per il fondo di risoluzione delle crisi bancarie. Le modalità e i tempi sono però incerti. Il backstop comune «entrerebbe in vigore prima del 2024, se progressi sufficienti saranno raggiunti nella riduzione dei rischi», ha scritto Centeno. Questo passaggio «dovrebbe essere valutato da istituzioni e autorità nel 2020 sulla base dei cuscinetti Mrel e dell’andamento della riduzione dei crediti deteriorati».

LA SPINTA DI GERMANIA E FRANCIA

Il principio è lo stesso indicato da Germania e Francia a Meseberg, ma senza soglie precise sui non performing loans. L’Esm avrebbe le stesse dimensioni del fondo di risoluzione (circa 60 miliardi): «Lo strumento di ricapitalizzazione diretta dovrebbe essere sostituito dal backstop». Il fondo sarebbe fiscalmente neutro per i governi e presterebbe a tre anni (con una possibile estensione di altri due). Le decisioni sarebbero prese dal board of directors (cioè dai ministeri delle Finanze), «rispettando i requisiti costituzionali nazionali».

L’ESM COME FONDO SALVA-STATI

Nella lettera Centeno ha osservato riguardo a strumenti precauzionali che «c’è accordo ampio per aumentarne l’efficacia assicurando un livello appropriato di condizionalità». Si pensa a linee di credito per Stati «a rischio di perdere l’accesso ai mercati ma che non hanno bisogno di un intero programma di assistenza». L’Esm avrebbe un ruolo più ampio nelle crisi. «Alcuni Paesi hanno suggerito che l’Esm possa anche valutare la situazione economica complessiva negli Stati membri, senza sovrapporsi al ruolo della Commissione Ue», ha scritto Centeno.

IL DOSSIER SUL DEBITO

Inoltre «potremmo lavorare ulteriormente sulla possibile introduzione per le nuove emissioni delle clausole Cac single-limb», che facilitano le ristrutturazioni del debito di tutti i bond. Su questo punto si attendevano le indicazioni dei leader, che però poi non si sono espressi. L’Esm potrebbe facilitare le trattative tra Stati e creditori (come fa il Fmi), ma «alcuni Stati hanno mostrato preoccupazione per l’impatto sul mercato di questo approccio». Nella lettera ci sono anche brevi riferimenti a un bilancio dell’Eurozona e a un fondo per la disoccupazione.

I PASSI PER L’UNIONE BANCARIA

Anche sulla base di un’analisi Bce-Ue-Srb, Centeno ha osservato che ci sono «importanti progressi nella riduzione dei rischi nel settore bancario», ma «intense discussioni sulla sequenza appropriata per completare l’Unione bancaria». In ogni caso «potrebbe iniziare il lavoro su una roadmap per iniziare le discussioni politiche sulla garanzia comune dei depositi» e anche sul tema della liquidità nelle risoluzioni.

Articolo pubblicato su Mf/Milano finanza

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