Mondo

Esiste dunque un giudice non solo a Berlino, ma anche a Roma

di

Del Turco

Il corsivo di Michele Magno

 

Esiste dunque un giudice non solo a Berlino, ma anche a Roma. La Commissione contenziosa (ma un nome meno astruso sarebbe preferibile), primo organo giurisdizionale del Senato, ha finalmente abrogato quella mostruosità giuridica nota come “delibera Grasso”. Sul piano del diritto ha riaffermato il principio secondo cui il godimento della pensione, perché tale è il vitalizio -peraltro già abolito- degli ex parlamentari (come aveva sentenziato la Suprema Corte a sezioni riunite), è un diritto universale, revocabile solo nei casi previsti dalla legge, ironia della sorte, sul reddito di cittadinanza (reati di mafia o di terrorismo, latitanza o evasione del condannato). Ha altresì ribadito il principio secondo cui anche le norme approvate in regime di autodichia non possono avere un valore retroattivo. Il Consiglio di presidenza di Palazzo Madama non poteva che prenderne atto.

È stato così restituito anche a Ottaviano Del Turco, un uomo anziano massacrato da tre mali incurabili e vittima di un processo farsesco, il suo principale mezzo di sostentamento. Tutto ciò non sarebbe stato possibile se non si fosse spezzata l’iniziale convergenza manettara tra Lega e Cinquestelle. E questa è un’ottima notizia. La notizia cattiva, invece, è il ritorno dei grillini ai fasti del V-Day. Sulla scia della campagna di odio contro la casta scatenata dai professionisti della diffamazione, nel disperato tentativo di recuperare il consenso perduto si sono messi alla testa del “popolo indignato” contro i privilegi dei potenti.

Alla faccia della svolta liberale del movimento annunciata da Luigi Di Maio, viene da dire. Nel frattempo Giuseppe Conte tace, forse troppo impegnato nella costruzione della sua creatura postideologica, né di destra né di sinistra. In ogni caso, il suo leader in pectore ha perso una buona occasione per dimostrare che il profilo politico e culturale della nuova forza a cui pensa è incompatibile con i deliri giustizialisti e le vocazioni forcaiole di un lupo che vuole perdere il pelo, ma non il vizio. Enrico Letta, che è persona seria e che, a differenza di alcuni compagni di partito, non credo si senta orfano del premier sostituito da Mario Draghi, qualche domanda se la dovrebbe fare.

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