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Erdogan è la Turchia?

“La Turchia di Erdogan” (il Mulino) di Valentina Rita Scotti letto da Tullio Fazzolari

 

Il cambiamento lascia quanto meno perplessi. Poco più di un anno fa il presidente turco Recep Tayip Erdogan veniva definito un dittatore. Forse, per diplomazia, non doveva dirlo il capo del governo italiano ma si adattava perfettamente a un leader che reprime ogni forma di dissenso, bombarda i curdi in Siria e alimenta la guerra civile in Libia. E del resto il giudizio negativo su Erdogan era largamente diffuso. Nel 2021 ne diffidava Biden così come in precedenza ne aveva diffidato Trump. Ma da quando è scoppiata la guerra fra Russia e Ucraina non si parla più del dittatore. Improvvisamente Erdogan è considerato un uomo di pace che può mediare fra Kiev e Mosca, che fa partire le navi cariche di grano dal porto di Odessa e potrebbe fornire all’Europa parte del gas che non si può più comprare da Putin.

Alla nuova immagine del presidente turco conviene credere fino a un certo punto. Valentina Rita Scotti con “La Turchia di Erdogan” (il Mulino, 168 pagine, 14 euro) dà gli elementi necessari per comprendere meglio non soltanto qual è la strategia del presidente turco ma anche che cosa sta realmente accadendo in un paese che sta a cerniera fra l’Occidente e l’Asia ed è dunque d’importanza cruciale. Pur avendo alle spalle la storia millenaria dell’impero ottomano, la Turchia moderna è uno stato relativamente giovane che compirà cento anni nel 2023. Nasce come repubblica laica per volontà di Ataturk ma da vent’anni è governata da un partito islamico, l’AKP, di cui Erdogan è il leader incontrastato.

Dietro la facciata dell’attuale regime esistono anime diverse le cui divergenze possono degenerare in un aperto conflitto. Lo dimostra il tentativo di golpe attuato nel 2016 dai militari che tradizionalmente si sentono depositari del laicismo di Ataturk. Un altro aspetto di cui tenere conto sono le minoranze (a partire dai curdi) che sono restie ad accettare le politiche del partito di Erdogan. E l’elenco delle potenziali criticità potrebbe continuare con la questione cipriota risolta di fatto con l’occupazione militare turca della parte settentrionale ma mai riconosciuta a livello internazionale. E infine il tema forse di maggiore importanza: la richiesta della Turchia di entrare nell’Unione europea. La trattativa va avanti da anni con alti e bassi senza mai arrivare a buon fine e si sospetta che l’inedito atteggiamento da uomo di pace di Erdogan sia un modo per ottenere il visto d’ingresso.

Risulta evidente che la situazione sia interna sia internazionale della Turchia è assai più complessa di come appare nell’informazione quotidiana. Valentina Rita Scotti racconta compiutamente descrivendo sia i problemi attuali sia l’evoluzione storica che ha caratterizzato i cambiamenti avvenuti nel paese. Grazie alla sua competenza di giurista e alla conoscenza diretta della Turchia l’autrice riesce a spiegare l’impressionante numero di riforme, costituzionale e non, con cui il regime si è consolidato. Il risultato è senza dubbio “la Turchia di Erdogan”. Più difficile invece prevedere quali siano gli sviluppi futuri ma per ora è lecito sperare che al cosidetto dittatore non venga conferito un Nobel per la pace.

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