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Embargo a petrolio e gas russo? Analisi e problemi

Putin Ucraina

Perché l’Europa divisa e incerta sul cosiddetto sesto pacchetto di sanzioni nei confronti della Russia su petrolio e gas. L’approfondimento di Sergio Giraldo

 

Europa divisa e incerta sul cosiddetto sesto pacchetto di sanzioni nei confronti della Russia. I paesi dell’Unione cercano affannosamente un accordo su sanzioni economiche che danneggino l’economia russa senza azzoppare troppo le già esanimi economie europee. Ieri il commissario europeo all’Economia Paolo Gentiloni ha affermato che “non c’e’ ancora nessuna decisione” sull’embargo al petrolio russo. Su questo si cerca una difficile unanimità, che potrebbe arrivare infine su un meccanismo di prezzo massimo (basso) imposto al petrolio russo o su una uscita dagli acquisti in modo graduale. Difficile pensare che l’Europa possa chiudere al petrolio e al gasolio russi in tempi brevi. Eppure, questo è quanto richiedono i paesi più oltranzisti, come la Polonia e i tre Paesi Baltici. É soprattutto Varsavia ad alzare la voce e a pretendere immediate e dure sanzioni contro la Russia. Ma la Germania, che ne sarebbe assai danneggiata, frena visibilmente. Sinora, la scommessa russa di contare sulle divisioni interne all’Europa è stata vincente.

Nel pomeriggio di ieri, un portavoce del governo del cancelliere Olaf Scholz ha dichiarato che la Germania è ora pronta a fermare le importazioni di petrolio dalla Russia, mettendo da parte le incertezze. Purché, però, si dia abbastanza tempo agli stati membri di reperire alternative sul mercato, hanno chiarito poi da Berlino. Lo sblocco tedesco potrebbe essere arrivato dopo aver ricevuto l’assicurazione da Varsavia di poter utilizzare il porto polacco di Gdansk come punto di arrivo del petrolio da fornitori alternativi. In ogni caso, l’embargo al petrolio sembra essere l’ultima concessione che la Germania intende fare rispetto alle forti pressioni che arrivano dagli USA, dagli altri membri dell’Unione e dalla stessa opinione pubblica tedesca.

Per ora, infatti,  si parla unicamente di embargo su petrolio e derivati, lasciando il gas ad una successiva fase. Del resto, ormai non si contano più gli allarmi e gli avvertimenti sui danni profondi che un embargo immediato sul gas russo potrebbe causare all’economia e alla società dei paesi europei. Due giorni fa Torben Brabo, CEO dell’operatore del sistema di trasmissione del gas in Danimarca e presidente di Gas Infrastructure Europe (GIE) in una intervista ha detto che i gestori dei gasdotti si stanno preparando per uno scenario senza gas russo il prossimo inverno. Ma ha anche detto che gli scenari della Commissione Europea per la sostituzione della materia prima sono eccessivamente ottimistici. “I calcoli forniti dal piano REPowerEU della Commissione europea probabilmente non sono del tutto corretti. I numeri della fornitura di GNL, sono tutti abbastanza ottimisti. Ciò significa che probabilmente non possiamo acquistare tanto GNL quanto attualmente previsto in REPowerEU. Negli Stati Uniti, ad esempio, non hanno la capacità di liquefazione per fornire effettivamente i 15 miliardi di metri cubi di GNL in più di cui stanno parlando. E quando si tratta di produttori del Qatar e del Medio Oriente, la loro capacità produttiva è già venduta ad altri consumatori, quindi dovremmo riacquistarla da loro, il che è più difficile.” Parole pesanti.

(Estratto di un articolo pubblicato sul quotidiano La Verità)

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