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Schlein

I subbugli nel Pd per la grillina Schlein

Allarme e sconcerto nel Pd per la fuga della Schlein nella piazza grillina. I Graffi di Damato.

La targa del Pd davanti alla sede del Nazareno, a Roma, è ancora al suo posto ma francamente non si sa più per quanto potrà rimanervi la segretaria Elly Schlein dopo lo sconcerto – “la tensione”, ha titolato il Corriere della Sera – provocato dalla solitaria decisione di correre da Giuseppe Conte per unirsi sabato alla manifestazione pentastellata contro il governo, debordata in un ritorno di Beppe Grillo a dir poco disastroso per lo stesso Conte. Che ha dovuto fingere di non avere sentito e capito le pesanti allusioni del garante alla sua difficoltà di comprendonio. “Mandategli pure le vostre proposte perché prima o poi le capirà”, ha gridato il comico mai a riposo alla folla che applaudiva i suoi richiami alla mobilitazione anche adesso che non c’è più, o magari proprio perché non c’è più quello che lui per tanto tempo si è divertito a dileggiare come “lo psiconano”, cioè Silvio Berlusconi.

“Grillo è stato strumentalizzato”, ha cercato di difenderlo e di difendersi il presidente del movimento e per fortuna solo ex presidente del Consiglio. Strumentalizzato, naturalmente, anche per il sogno delle “brigate di cittadinanza” mobilitate immaginariamente di notte, con tanto di modello diffuso in rete, per sistemare marciapiedi, panchine e altro di dissestato nelle città italiane, comprese o a cominciare da quelle cui è capitato di essere amministrate dai grillini, come Roma. Di cui d’altronde Grillo ha sempre preferito ammirare soprattutto i ruderi promuovendo a propria residenza abituale, nelle incursioni capitoline, un costoso albergo che vi si affaccia.

LA ROVINOSA DECISIONE DI SCHLEIN

Pur al netto dello sfortunato imprevisto del ritorno politico di Grillo, la decisione presa dalla segretaria del Pd di correre in piazza da Conte, di cui avrebbe voluto condividere qualche giorno prima l’assenza dai funerali di Stato di Berlusconi, si è rivelata rovinosa. Quello che sembrava scontato attorno alla Schlein, cioè la rassegnazione o, peggio ancora, il lucido disegno di lasciarla logorare da sola fino alle elezioni europee dell’anno prossimo, si va facendo sempre più incerto. Di fronte alla crescente aggressività oppositoria del movimento col quale la Schlein vorrebbe riprendere l’alleanza o collaborazione interrotta dal suo predecessore Enrico Letta aumentano le paure e gli abbandoni – ultimo quello del consigliere regionale del Lazio ed ex candidato alla presidenza Alessio D’Amato, dimessosi dall’Assemblea Nazionale – nell’area del partito che si autodefinisce riformista in politica interna e atlantista in politica estera. Di un atlantismo evidentemente incompatibile con la contestazione ora totale, e persino a parolacce, degli aiuti militari all’Ucraina aggredita da Putin: aiuti che pure erano cominciati con i grillini ancora nel governo di Mario Draghi. Da allora Putin non è certo diventato più disponibile a ridurre la carneficina quotidiana nel paese secondo lui “nazificato” da uno Zelensky sprovvedutamente scambiato evidentemente da più di mezzo mondo per un patriota.

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