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Schlein

Cara Schlein, dove vai se il centro non ce l’hai?

Il variopinto cartello delle sinistre italiane capitanato dal Pd ha guadagnato la guida di città capoluogo alle amministrative ma la costruzione per un vero fronte alternativo di governo è impresa diversa. La nota di Sacchi

Elly Schlein tenta nell’intervista al Corriere della sera di ieri di correggere l’immagine di un Pd che esulta ogni volta che la sinistra vince all’estero, come fosse una vittoria sua. La segretaria dem smentisce la ricerca di modelli esteri, dalla Francia alla Gran Bretagna (tanto più che la sinistra nostrana, si potrebbe osservare, ha salutato la vittoria del Labour pragmatico di Keir Starmer non con lo stesso entusiasmo per il campo vastissimo francese con Jean-Luc Mélenchon) e aggiunge che intende tornare al governo solo con elezioni. E quindi non con quei governi tecnici cui la riforma del premierato di Giorgia Meloni intende porre un alt definitivo.

Passi avanti quindi dal Pd sulla strada dell’accettazione dell’alternanza? Forse sì, ma il punto di base resta: questo Pd così radicalizzato può essere quel “perno” attorno al quale come annuncia Schlein si deve costruire il fronte alternativo? È vero che nel Pd le candidature di figure più moderate e riformiste accanto a quelle più radicali in politica estera e in economia, nel mix schleiniano, hanno contribuito al risultato positivo delle Europee. Ma nonostante i ripetuti paragoni tra Ulivo, Unione e il campo largo di tutte le sinistre di oggi una forte differenza c’è: Schlein non è il democristiano Romano Prodi, non si presenta come quel centro attorno al quale si coalizzò l’unione delle sinistre di allora battute nel ’94 da Silvio Berlusconi e che tornarono al governo solo due volte, e per un tempo relativamente breve, attraverso le elezioni, ma, appunto, con Prodi leader. E con una certa presenza attiva di quella componente cattolica oggi a sinistra in forte dissenso con una linea estremizzata sui diritti civili.

La differenza tra il perno di allora e quello di oggi che il Pd di Schlein intende essere è notevole. Manca il cosiddetto centro al campo largo. Non a caso Antonio Tajani al consiglio nazionale di Forza Italia dei giorni scorsi ha sottolineato, parlando del ruolo del suo partito, che se il centro del centrodestra cresce viene meno la corsa delle sinistre a unirsi come, invece, è accaduto in Francia. E la destra italiana in coalizione con il centro rappresentato da FI è ormai più che sperimentata nel governo nazionale a differenza di quella d’Oltralpe. Il variopinto cartello delle sinistre italiane compresi i Cinque Stelle capitanato dal Pd ha guadagnato la guida di città capoluogo alle Amministrative ma la costruzione per un vero fronte alternativo di governo è impresa diversa.

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