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Elly Schlein, una democratica grillina

Repubblica

Parole e tesi di Elly Schlein che si candida alla segreteria del Pd. Fatti, commenti e scenari

 

FRANCESCHINI PRO SCHLEIN

Sono curioso, quanto meno, di vedere se sarà confermata o finirà la leggenda dell’infallibilità di Dario Franceschini nella collocazione dalla parte vincente tutte le volte in cui nel partito di turno – prima la Dc, sfiorata negli anni giovanili o dell’adolescenza, poi il Partito Popolare, poi ancora la Margherita e infine il Pd – si sono mosse più del solito le correnti e si sono cercati e trovati nuovi equilibri attorno a nuovi segretari.

CHI SCOMMETTE SU SCHLEIN

Stavolta, nel più difficile congresso del Pd pur già provato in 15 anni di vita da tre scissioni, o due mezzo, compiute in ordine cronologico da Francesco Rutelli, Pier Luigi Bersani e Matteo Renzi, considerando mezza quella di Rutelli per la sua consistenza; stavolta, dicevo, nel più difficile congresso del Pd, alle prese addirittura con una rifondazione e altri obiettivi altisonanti, Franceschini ha scommesso su Elly Schlein. O così l’ex ministro barbuto della Cultura ha lasciato sinora che si dicesse e si scrivesse, pur non precisando, all’interno della scommessa generale, quale dei tre passaporti dell’interessata gli piaccia di più: lo svizzero, l’americano o l’italiano.

IL NUOVO PD E VECCHI VIZI

Di bello, di strano, di stravagante, come preferite, il “nuovo Pd” promesso o propostosi da Elly scendendo in lizza, e neppure iscritta al vecchio, poterebbe avere appunto il carattere multinazionale della sua prima donna leader. Che, quanto meno, potrebbe raccontare meglio all’estero il suo partito rispetto ai predecessori. Ma proprio sul fronte internazionale la candidata è stata pizzicata da un osservatore non certo inesperto e superficiale come Claudio Martelli. Che sulla Gazzetta del Mezzogiorno, probabilmente informato di prima mano da sua moglie Lia Quartapelle, parlamentare piddina, le ha contestato di avere disertato nei giorni scorsi le votazioni alla Camera sulla prosecuzione degli aiuti militari all’Ucraina, compresa quella sul documento a favore presentato dal gruppo di appartenenza.

BELLA CIAO

Salutata a Roma dai suoi tifosi, all’annuncio della candidatura, col canto insistito di “Bella ciao” della Resistenza italiana al nazifascismo, come ha raccontato alla Stampa Annalisa Cuzzocrea, l’aspirante segretaria del Pd ha dunque evitato l’appoggio – se non vogliamo dire che lo ha negato – alla Resistenza, con la maiuscola come l’altra, degli ucraini all’aggressione di Putin. Che si è notoriamente proposto ai russi come un nuovo Pietro il Grande ma si è stabilizzato per ora come un nuovo Stalin. Del quale è stato appena celebrato il genocidio compiuto ai suoi tempi nelle stesse terre ora devastate e insanguinate dai russi.

LE OMBRE RENZIANE VISTE DA ANNUNZIATA

Proprio sulla Stampa, e sempre a proposito del Pd, un’altra osservatrice non sprovveduta come Lucia Annunziata ha appena avvertito e denunciato “l’ombra” dell’ormai esterno Matteo Renzi sul congresso piddino per via della candidatura a segretario dell’amico e già collaboratore Stefano Bonaccini: il presidente della regione Emilia-Romagna – di cui peraltro Elly Schlein è stata vice, crescendo in qualche modo fra la sua barba -, sino a ispirare la vignetta odierna di Emilio Giannelli sulla prima pagina del Corriere della Sera.

QUALI RAPPORTI FRA SCHLEIN E CONTE

Non meno ingombrante, a questo punto, dovrebbe essere avvertita, ai danni della Schlein, l’ombra esterna del grillino Giuseppe Conte, messosi ormai a capo, anche nell’abbigliamento, dello schieramento politico contrario alla prosecuzione degli aiuti militari all’Ucraina. E in attesa di un cambiamento del “gruppo dirigente” per tornare a considerare un progetto di alleanza col Pd. O di quel che rimarrebbe dei suoi iscritti e soprattutto elettori dopo una scelta simile. Che metterebbe il partito del Nazareno, convertitosi sul piano della politica interna anche alla difesa, per esempio, del cosiddetto reddito di cittadinanza osteggiato quando venne istituito dal primo governo Conte, a sostanziale rimorchio dei resti – anch’essi – del MoVimento 5 Stelle. Sarebbe la realizzazione della opa sul Pd tentata da Grillo in persona nel lontano 2009 iscrivendosi d’estate a una sezione sarda.

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